La remigrazione rappresenta uno dei concetti centrali emersi negli ultimi anni all’interno dei movimenti e dei partiti di estrema destra in tutta Europa, diventando progressivamente un elemento ricorrente nel dibattito politico continentale. Il termine, che dal punto di vista etimologico deriva dal verbo latino “remigrare” e indica letteralmente un “ritorno al luogo di origine”, ha assunto negli ambienti della destra radicale europea un significato completamente diverso da quello utilizzato tradizionalmente nelle scienze sociali.
Nel linguaggio degli studi accademici sulle migrazioni, la remigrazione indica il ritorno volontario di persone emigrate nel proprio paese d’origine, un fenomeno che ha interessato storicamente anche i cittadini europei che rientravano dalle Americhe nel primo Novecento. Tuttavia, l’appropriazione politica del termine da parte dell’estrema destra ha trasformato questa definizione neutrale in un eufemismo che maschera progetti ben più radicali. Secondo l’enciclopedia Treccani, nella sua accezione politica contemporanea, remigrazione indica il “ritorno forzato di persone immigrate nel loro paese d’origine”. La distinzione tra rimpatrio volontario e deportazione forzata rappresenta uno degli aspetti più controversi dell’intera questione.
Le origini del concetto e l’influenza di Martin Sellner
Il teorico principale della remigrazione nel suo significato politico contemporaneo è l’austriaco Martin Sellner, nato nel 1989 a Vienna e leader storico del Movimento identitario austriaco fino al 2023. Sellner, che da anni si muove a livello internazionale per promuovere i rapporti tra movimenti estremisti nell’area germanofona, ha elaborato una vera e propria strategia articolata nel suo libro “Remigration, ein Vorschlag”, pubblicato con la casa editrice della nuova destra tedesca Antaios nel 2024 e successivamente tradotto in italiano nel 2025 con il titolo “Remigrazione, una proposta”.
La teoria di Sellner ha acquisito notorietà internazionale in seguito all’incontro segreto tenutosi il 23 novembre 2023 a Potsdam, nei pressi di Berlino, in una villa sul lago Wannsee, lo stesso luogo dove il regime nazista progettò la soluzione finale per gli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale. Durante questo incontro, al quale hanno partecipato membri di Alternative für Deutschland, esponenti della CDU, imprenditori tedeschi e neonazisti, Sellner ha presentato un piano per la deportazione di circa due milioni di cittadini dalla Germania verso un paese del Nord Africa, estendendo il progetto anche ai cittadini tedeschi “poco integrati” e ritenuti “problematici”.
L’inchiesta pubblicata dal sito di giornalismo investigativo Correctiv il 10 gennaio 2024 ha rivelato i dettagli di questo incontro, scatenando in Germania un’ondata di proteste senza precedenti, con milioni di cittadini che hanno manifestato nelle strade di tutto il paese contro l’estremismo di destra. A seguito di queste rivelazioni, le autorità tedesche hanno imposto a Sellner il divieto di ingresso in Germania, mentre anche la Svizzera ha respinto la sua presenza sul territorio durante manifestazioni non autorizzate.
La diffusione nei partiti europei
Il concetto di remigrazione ha trovato terreno fertile in numerosi partiti di estrema destra in tutta Europa, diventando un elemento programmatico concreto e non solo una suggestione ideologica. In Germania, Alternative für Deutschland ha inserito esplicitamente la remigrazione nel proprio programma elettorale per le elezioni federali del febbraio 2025, parlando apertamente di espulsioni di massa, anche se la candidata alla cancelleria Alice Weidel ha specificato che il progetto riguarderebbe solo gli immigrati irregolari. Il partito, che secondo i sondaggi è attualmente il più popolare in Germania e che alle elezioni di febbraio 2025 è arrivato secondo, ha fatto della remigrazione uno dei pilastri della propria campagna elettorale.
In Austria, il Partito della Libertà, fondato nel 1956 da ex ufficiali nazisti, ha fatto della remigrazione uno dei cardini della propria proposta politica. Il leader Herbert Kickl, incaricato dal presidente austriaco di formare un governo di coalizione nel gennaio 2025, sostiene apertamente la “remigrazione degli stranieri non invitati” e propone la creazione di una “Fortezza Austria” che erigerebbe barriere al diritto d’asilo rendendolo praticamente inaccessibile. L’Fpö ha vinto le elezioni austriache nel settembre 2024 con più del 28 per cento dei consensi e ha proposto persino la nomina di un “Commissario UE per la remigrazione”.
In Francia, il partito Reconquête guidato da Éric Zemmour ha portato avanti con forza il concetto di remigrazione, proponendo nel 2022 durante la campagna presidenziale l’istituzione di un “Ministero della remigrazione” con l’obiettivo di espellere 100mila persone l’anno, per un totale di un milione di deportazioni nell’arco di cinque anni. Secondo un sondaggio Ifop condotto nel marzo 2022, il 66 per cento degli intervistati francesi considerava questa politica un obiettivo desiderabile. Zemmour, scrittore e polemista nazionalista di destra, ha fatto dell’immigrazione zero e della “riconquista” della Francia i temi centrali della sua proposta politica, parlando di eliminare gli aiuti sociali agli stranieri extra-europei e di espellere sistematicamente tutti i clandestini presenti sul territorio francese.
In Spagna, il partito Vox guidato da Santiago Abascal ha proposto nel luglio 2025 una “remigrazione di massa” che comporterebbe il rimpatrio di circa sette milioni di immigrati, includendo anche i discendenti nati in Spagna. La portavoce Rocío de Meer ha giustificato questa proposta affermando che il volume degli arrivi in un breve periodo di tempo e la diversità delle origini rendono l’adattamento culturale “straordinariamente difficile”. Vox, che ha registrato una crescita significativa nei sondaggi nell’estate del 2025 raggiungendo il 18,9 per cento, ha fatto della remigrazione uno strumento per “preservare l’identità” nazionale.
L’espansione del movimento in Italia
In Italia, il concetto di remigrazione ha fatto la sua prima apparizione nel 2017 a Borgosesia, quando un gruppo di manifestanti dell’estrema destra ha fatto irruzione durante una conferenza sull’integrazione dei ragazzi di origine musulmana sventolando uno striscione con la scritta “remigrazione”. Negli anni successivi, il termine è entrato progressivamente nel lessico politico italiano attraverso diversi canali. Il generale Roberto Vannacci, europarlamentare della Lega, ha scandito dal palco di Pontida “re-mi-gra-zio-ne”, suscitando gli entusiasmi della folla, mentre altri esponenti del Carroccio, come l’europarlamentare Isabella Tovaglieri, hanno cantato “la remigrazione salva la nazione”.
Il deputato leghista Rossano Sasso è stato tra i primi a parlare in Parlamento di remigrazione, lanciando lo slogan “remigrazione unica soluzione”. Il segretario della Lega Matteo Salvini ha espresso apertamente il suo sostegno al concetto in diverse occasioni, affermando nel novembre 2025 a Bari che “il termine remigrazione per blindare le frontiere e riaccompagnare coloro che commettono reati può e deve essere oggetto di discussione anche in Italia”. Durante lo stesso comizio, Salvini ha dichiarato che “l’Europa sta permettendo a troppi immigrati, soprattutto islamici, di entrare nel nostro paese e di distruggere il nostro tessuto sociale, valoriale, economico”, aggiungendo che “quelli che non sono disposti a rispettare la nostra cultura, cristianamente e generosamente fuori dalle palle”.
A settembre 2025, alla festa nazionale di CasaPound Italia a Grosseto, è stato presentato ufficialmente il Comitato Remigrazione e Riconquista, nato dall’unione di CasaPound Italia, Rete dei Patrioti, VFS e Brescia ai Bresciani. Il portavoce Luca Marsella ha spiegato che l’obiettivo è “tradurre in azione concreta la proposta programmatica sulla remigrazione e di porre un argine deciso e inequivocabile all’immigrazione incontrollata, fenomeno che minaccia la coesione sociale e la sopravvivenza stessa dei popoli europei”. Il Comitato ha elaborato una proposta di legge articolata in dieci punti che prevede l’istituzione di un “Patto di remigrazione volontaria” che consenta agli stranieri regolarmente soggiornanti in Italia di ricevere un contributo economico per il rientro nel paese d’origine a fronte della rinuncia definitiva e irrevocabile a ogni diritto di soggiorno e cittadinanza in Italia. Nelle settimane successive, il Comitato ha organizzato presidi in diverse città italiane, tra cui Trento, Ancona e Milano, per presentare pubblicamente la propria proposta e avviare una raccolta firme per portarla in Parlamento.
Il Remigration Summit e la rete internazionale
La dimensione transnazionale del movimento per la remigrazione si è manifestata concretamente con l’organizzazione del Remigration Summit 2025, tenutosi il 17 maggio 2025 a Gallarate, in provincia di Varese. Definito come il “primo summit europeo” dedicato all’espulsione in massa di immigrati e stranieri, l’evento ha riunito centinaia di estremisti di destra provenienti da tutta Europa, tra cui Svizzera, Portogallo, Spagna, Francia, Olanda, Germania, Paesi Bassi, Svezia, Danimarca e Italia. Il referente italiano dell’iniziativa è stato Andrea Ballarati, ex militante di Gioventù Nazionale e fondatore del gruppuscolo comasco Azione Identità Tradizione.
Il network che ha organizzato il summit è in larga parte sovrapponibile a quello che ha partecipato all’incontro di Potsdam, con Martin Sellner come punto di riferimento principale. Tra i partecipanti figuravano anche membri del movimento Deport Them Now, nato in Spagna ma attivo in tutta Europa, convinto che l’unica soluzione all’immigrazione sia il rimpatrio forzato di massa. Questo movimento si è distinto per la produzione di contenuti estremisti sui social media, inclusi video creati con intelligenza artificiale che mostrano musulmani rinchiusi in campi di concentramento.
Il summit ha suscitato forti reazioni da parte delle opposizioni politiche e delle associazioni antifasciste, che hanno organizzato contro-manifestazioni a Milano, Gallarate e Busto Arsizio. Nonostante le sollecitazioni delle opposizioni, il governo italiano guidato da Giorgia Meloni si è trincerato dietro un silenzio definito “benevolente” da alcune forze politiche. Gli organizzatori del summit hanno annunciato che stanno già pensando alla prossima edizione, il ReSum26, probabilmente ancora in Italia.
Le proposte concrete e le implicazioni
La remigrazione, come teorizzata dai movimenti di estrema destra, non si limita al rimpatrio degli immigrati irregolari, ma si estende a categorie molto più ampie di persone. Secondo Martin Sellner, il piano di remigrazione deve far leva sulla “volontarietà” degli indesiderati, inducendo il loro ritorno nel paese d’origine forzatamente attraverso l’approvazione di leggi ad hoc che rendano loro molto più difficile la vita quotidiana, così che andarsene diventi non una scelta ma una necessità. Questo approccio, come sottolineato da diversi analisti, è chiaramente discriminatorio e in forte contrasto con le costituzioni democratiche europee.
Le categorie interessate dalla remigrazione includerebbero non solo i migranti irregolari, ma anche i richiedenti asilo respinti, i cittadini naturalizzati considerati “non integrati”, e persino i cittadini di seconda e terza generazione che vengono ritenuti incompatibili con la cultura europea. Questa estensione rappresenta uno degli aspetti più controversi e potenzialmente pericolosi dell’intera proposta, poiché introduce criteri di appartenenza nazionale basati su elementi culturali, religiosi ed etnici piuttosto che su aspetti giuridici.
In alcuni paesi europei, politiche che si avvicinano al concetto di remigrazione sono già state implementate o proposte. La Svezia, tradizionalmente nota per le sue politiche di accoglienza, ha visto il partito di estrema destra Democratici di Svezia proporre nel 2024 di offrire 30mila euro ai migranti per tornare nei paesi di origine, aumentando significativamente l’attuale compenso di circa 873 euro. Questa proposta si ispira al sistema danese, dove oltre 300 migranti hanno già accettato un’indennità pari a 40mila euro per lasciare il paese. La Danimarca, che per anni è stata considerata la “pecora nera” della politica migratoria dell’Unione Europea, è stata il primo paese europeo a dichiarare alcune zone della Siria “sicure”, revocando centinaia di permessi di soggiorno, e nel 2021 ha firmato un memorandum con il Ruanda per trasferirvi i richiedenti asilo.
Il contesto europeo e le politiche istituzionali
Il successo crescente del concetto di remigrazione si inserisce in un contesto europeo caratterizzato da un significativo inasprimento delle politiche migratorie. L’11 marzo 2025, la Commissione Europea ha presentato una proposta di regolamento volta a stabilire un “sistema comune per il rimpatrio dei cittadini di paesi terzi il cui soggiorno nell’Unione è irregolare”. La proposta, che deve ancora essere approvata dal Parlamento Europeo e dal Consiglio dell’UE, prevede la creazione di procedure comuni, il mutuo riconoscimento delle decisioni di rimpatrio tra i paesi membri, un nuovo ordine europeo di rimpatrio e la possibilità di rimpatriare i cittadini stranieri irregolari verso un paese terzo con il quale siano stati stretti accordi, i cosiddetti “return hubs”.
Questo nuovo approccio si pone in continuità con il Patto su Migrazione e Asilo adottato nel 2024, che mira a creare un sistema coordinato di rimpatrio a livello europeo. Tuttavia, l’efficacia delle politiche di rimpatrio rimane limitata: attualmente solo il 20-23 per cento dei cittadini di paesi terzi destinatari di un ordine di rimpatrio lascia effettivamente il territorio dell’Unione, mentre la maggioranza sfugge alle autorità, spesso spostandosi in altri stati membri. Questo dato viene utilizzato dai movimenti di estrema destra per giustificare la necessità di misure più drastiche come la remigrazione.
Le teorie cospirazioniste e la “grande sostituzione”
Il concetto di remigrazione è strettamente collegato alla teoria della “grande sostituzione”, una narrazione complottista secondo cui l’immigrazione di massa in Europa non sarebbe frutto di un moto spontaneo, ma risponderebbe a un deliberato piano di sostituzione delle popolazioni europee bianche e di fede cristiana con quelle provenienti da altri continenti, prevalentemente di fede musulmana. Questa teoria, elaborata dallo scrittore francese Renaud Camus nel libro “Le grand remplacement” del 2011, afferma che il destino dell’uomo bianco sarebbe tristemente segnato, destinato a essere sostituito da asiatici, africani e soprattutto islamici che imporranno a tutti la loro religione, cultura e costumi.
La teoria della grande sostituzione non si basa su processi economici e sociali, ma presenta l’immigrazione come un complotto ordito da élite verticistiche identificate di volta in volta nel capitale finanziario, nelle istituzioni europee, negli ebrei e in figure specifiche come George Soros. Questa narrazione ha avuto conseguenze tragiche, ispirando esplicitamente terroristi autori di stragi razziste, come quello responsabile dell’attentato del 15 marzo 2019 a Christchurch in Nuova Zelanda, che ha causato la morte di cinquanta persone in due moschee.
Dal punto di vista demografico, le teorie sulla sostituzione etnica ignorano completamente la realtà dei dati. Secondo le proiezioni Eurostat, la popolazione dell’Unione Europea diminuirà del 6 per cento entro il 2100, scendendo a 419 milioni dai 447 attuali. In uno scenario di immigrazione zero, considerando anche Regno Unito, Svizzera e Norvegia, il crollo demografico sarebbe vertiginoso, con la popolazione europea che passerebbe dagli attuali 447 milioni di abitanti a soli 295 milioni nel 2100, un terzo in meno. Paesi come Italia e Spagna perderebbero quasi la metà degli abitanti, rispettivamente il 44 e il 47 per cento, mentre la Germania vedrebbe un calo del 37 per cento.
La crisi demografica europea
Il problema demografico europeo è determinato principalmente dal crollo della natalità. Il tasso medio di fecondità nell’Unione Europea è sceso a 1,38 figli per donna nel 2023, ben lontano dal 2 necessario per mantenere stabile la popolazione. Anche paesi storicamente virtuosi come la Svezia, che in passato era arrivata vicino a quota 2, oggi registrano un calo con 1,43 figli per donna nel 2024. Le politiche pubbliche a sostegno della natalità hanno effetti positivi ma limitati: un aumento di un punto di PIL in spesa sociale fa crescere la fecondità di appena 0,1 punti.
In questo contesto, l’immigrazione rappresenta l’unico argine efficace al declino demografico. Senza un flusso migratorio regolare, consistente e ben gestito, l’Europa andrà incontro a spopolamento e squilibri generazionali drammatici. La mancanza di giovani riduce la forza lavoro, mette in crisi i sistemi pensionistici e lascia scoperta l’assistenza agli anziani. Gli esperti stimano che per mantenere stabile il rapporto tra lavoratori e pensionati l’Italia avrebbe bisogno di almeno 350mila permessi di lavoro ogni anno, mentre attualmente si è passati dai 30mila annui dei governi Conte a oltre 160mila nel 2025.
Dal punto di vista economico, i dati smentiscono la narrazione secondo cui l’immigrazione rappresenterebbe un peso per i paesi europei. In Spagna, il governo ha fatto notare che il 25 per cento della crescita del PIL pro capite registrata negli ultimi anni è da attribuire al contributo dei lavoratori stranieri, che garantiscono anche il 10 per cento delle entrate della previdenza sociale, comportando solo l’1 per cento delle spese. Inoltre, la Spagna gode di un tasso di criminalità tra i più bassi al mondo, ridottosi di 6 punti dal 2011 nonostante il forte aumento della presenza di lavoratori stranieri.
Le reazioni istituzionali e della società civile
Le proposte di remigrazione hanno suscitato forti reazioni da parte delle istituzioni democratiche europee e della società civile. In Germania, le proteste contro l’incontro di Potsdam hanno visto milioni di cittadini manifestare ogni fine settimana da gennaio a maggio 2024 nelle strade di piccole e grandi città del paese per protestare pacificamente contro il discorso xenofobo e i progetti antidemocratici dell’AfD. Questo movimento popolare inatteso ha rappresentato una delle più grandi mobilitazioni contro l’estremismo di destra nella storia tedesca recente.
In Spagna, dopo i raid razzisti organizzati a Torre Pacheco dall’estrema destra nel luglio 2025, con vere e proprie “ronde” per la “caccia al magrebino”, il governo ha chiuso canali Telegram che incitavano all’odio e ha aperto indagini su dirigenti regionali di Vox. Alcune forze politiche, come il deputato del partito valenciano Compromís Alberto Ibáñez, hanno chiesto l’avvio di un “dibattito sereno ma urgente sulla messa al bando del fascismo di Vox”, sostenendo che una democrazia consolidata non può consentire l’esistenza di partiti filo-fascisti.
A livello linguistico, la parola “remigrazione” è stata dichiarata “parolaccia dell’anno 2023” in Germania dalla giuria accademica dell’Università di Kassel, che ha criticato l’uso del termine perché è stato utilizzato nel 2023 come espressione di lotta di destra, un eufemismo che oscura le reali intenzioni di deportazione e allontanamento disumano. Anche in Italia, lessicografi e linguisti hanno discusso l’ingresso del termine nella lingua italiana, considerando “una sconfitta l’ingresso nella nostra lingua di nuove parole che corrispondono a pratiche eticamente condannabili”.
Le prospettive future
Nonostante le critiche e le mobilitazioni contrarie, il concetto di remigrazione continua a guadagnare consensi in ampi settori dell’elettorato europeo. Partiti come AfD in Germania e FPÖ in Austria, che hanno inserito la remigrazione nei loro programmi di governo, hanno ottenuto risultati elettorali significativi, con AfD che è diventato il secondo partito alle elezioni federali tedesche del febbraio 2025 e FPÖ che ha vinto le elezioni austriache del settembre 2024. Anche in Francia, nonostante il risultato deludente di Zemmour alle presidenziali del 2022, il Rassemblement National di Marine Le Pen ha conquistato il primo turno delle elezioni legislative dell’estate 2024 facendo campagna per le restrizioni all’ingresso degli stranieri.
Un elemento significativo è rappresentato dal fatto che il concetto di remigrazione non è più confinato ai margini dell’estrema destra, ma sta entrando nel lessico politico mainstream. Il riferimento del presidente degli Stati Uniti Donald Trump alle deportazioni di massa, con immagini di venezuelani rasati, incatenati e deportati, rappresenta un modello per molti movimenti europei. Il consenso crescente verso queste posizioni è testimoniato anche dal fatto che durante il Parlamento Europeo nel febbraio 2025 un gruppo di estrema destra ha organizzato un dibattito sul tema della remigrazione, suscitando forti reazioni da parte degli eurodeputati di sinistra ma riuscendo comunque a “mettere un piede nella porta” delle istituzioni europee.
La remigrazione rappresenta quindi un fenomeno politico in espansione che riflette tensioni profonde nelle società europee contemporanee, legate alla gestione dei flussi migratori, alle trasformazioni demografiche, alle identità culturali e ai timori economici. La diffusione di questo concetto testimonia la capacità dei movimenti di estrema destra di costruire narrazioni semplificate e apparentemente risolutive per problemi complessi, trovando ascolto in segmenti crescenti dell’opinione pubblica europea. L’evoluzione di questo fenomeno continuerà a rappresentare una delle sfide principali per le democrazie europee nei prossimi anni, ponendo interrogativi fondamentali sul futuro dell’integrazione europea, sui valori democratici e sui diritti umani nel continente. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
