Un’inchiesta della Procura della Repubblica di Nocera Inferiore ha portato al rinvio a giudizio di cinque fisioterapisti operanti nell’Agro nocerino, accusati di aver certificato falsamente sedute di fisioterapia domiciliare a favore di pazienti già deceduti, ottenendo rimborsi indebiti dall’ASL di Salerno per prestazioni che non sono mai state effettivamente erogate. Le iniziali a cui fanno capo i professionisti, secondo quanto riportato dagli atti d’indagine, sono P.B., V.G., A.L., S.G. e L.N., tutti residenti nei comuni dell’area nocerina e tutti legati da rapporti di consulenza esterna allo stesso centro di riabilitazione del territorio.
L’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Gianluca Caputo e successivamente gestita anche dal pm Marco Fiorillo, ha preso le mosse dall’analisi delle registrazioni amministrative relative alle cure domiciliari rimborsate dall’azienda sanitaria locale nel periodo compreso tra il 2018 e il 2022. Le verifiche condotte dagli inquirenti hanno portato alla luce una serie di irregolarità di particolare gravità: in almeno cinque casi documentati, le schede di prestazione risultavano compilate a nome di pazienti già deceduti, con terapie registrate anche mesi — in alcuni casi anni — dopo la data di morte degli assistiti. Gli imputati rispondono, a vario titolo, di truffa aggravata ai danni del Servizio Sanitario Nazionale e di falsità ideologica in atti pubblici.
Il danno economico accertato dagli inquirenti ammonta a circa 30.000 euro, calcolato sulla base degli anni di riferimento analizzati dalla procura, ovvero il 2018, il 2021 e il 2022, periodo nel quale i cinque professionisti avrebbero percepito rimborsi per trattamenti riabilitativi domiciliari mai eseguiti. Secondo la ricostruzione dell’accusa, i fisioterapisti avrebbero agito «con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso», approfittando sistematicamente delle lacune nei meccanismi di controllo che governano le prestazioni erogate al domicilio dei pazienti, storicamente più difficili da verificare rispetto a quelle ambulatoriali.
L’udienza preliminare si è tenuta il 24 febbraio davanti al giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Nocera Inferiore, chiamato a decidere se accogliere la richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla pubblica accusa. Parallelamente al procedimento penale, la vicenda ha attirato l’attenzione della Corte dei Conti regionale della Campania, che ha aperto un fascicolo autonomo per valutare l’eventuale danno erariale e di immagine arrecato all’ente pubblico, configurando un doppio binario giudiziario che potrebbe ulteriormente aggravare la posizione degli indagati.
L’aspetto che ha destato maggiore sconcerto negli ambienti investigativi e nell’opinione pubblica locale è la natura delle vittime della frode: non solo l’amministrazione sanitaria e le finanze pubbliche, ma anche le famiglie dei pazienti deceduti, formalmente riconosciute tra le parti offese nel procedimento. Il fatto che le schede di prestazione continuassero ad essere compilate come se gli assistiti fossero ancora in vita ha messo in evidenza un comportamento deliberatamente ingannevole, condotto in una «zona grigia» normativa che, secondo gli inquirenti, ha reso possibile inserire dati falsi nei registri sanitari senza che i sistemi di controllo esistenti rilevassero le anomalie in tempi rapidi.
La scarsa tracciabilità delle cure domiciliari è stata identificata dalla procura nocerina come il fattore strutturale che ha facilitato il meccanismo fraudolento. A differenza delle prestazioni erogate in sede ambulatoriale, dove la presenza fisica del paziente costituisce un elemento di verifica immediata, le terapie a domicilio si basano in larga misura sull’autodichiarazione del professionista, con controlli successivi che possono essere tardivi o incompleti. Questo sistema ha consentito agli imputati, secondo la tesi accusatoria, di protrarre la condotta illecita per un arco temporale considerevole, accumulando rimborsi indebiti senza incorrere in verifiche istituzionali immediate.
Il caso ha riportato al centro del dibattito la questione più ampia della gestione dei rimborsi pubblici nel settore della riabilitazione territoriale, un comparto che in aree come l’Agro nocerino già sconta carenze strutturali croniche di personale e risorse. Gli inquirenti hanno sottolineato come la vicenda sollevi interrogativi non limitati alle responsabilità individuali dei cinque professionisti, ma estesi all’intero sistema di governance delle prestazioni sanitarie esternalizzate, dove il ricorso a consulenti esterni legati da contratti privati a strutture convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale può ridurre la trasparenza e la verificabilità delle attività svolte.
La stessa Procura di Nocera Inferiore, a margine dell’inchiesta, ha sollecitato le aziende sanitarie territoriali ad adottare strumenti di verifica più stringenti, anche attraverso l’implementazione di tecnologie digitali capaci di garantire un tracciamento più accurato e in tempo reale delle prestazioni domiciliari. L’auspicio degli inquirenti è che casi analoghi possano essere intercettati con maggiore tempestività, riducendo il divario tra il momento in cui la condotta illecita ha inizio e quello in cui le irregolarità vengono rilevate dai sistemi di controllo amministrativo.
Gli imputati, assistiti dai rispettivi difensori, avranno la possibilità di esporre la propria versione dei fatti nel corso dell’iter processuale. Il procedimento a carico dei cinque fisioterapisti rappresenta, secondo gli osservatori del settore, uno dei casi di frode sanitaria più significativi registrati nell’area salernitana negli ultimi anni, sia per la peculiarità della condotta contestata — certificare cure a favore di persone già defunte — sia per le implicazioni sistemiche che ne derivano in termini di affidabilità e controllo delle prestazioni riabilitative convenzionate con il pubblico. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
