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Meteo, Dicembre con grandi sorprese: tendenza con NEVE sino in pianura

Dicembre accelera l’inverno: stratosfera in fermento, Vortice Polare instabile e possibilità di irruzioni gelide dall’Est. Il clima si muove in anticipo: l’inverno 2025-26 promette sorprese.

L’inverno 2025-2026 potrebbe distinguersi fin dalle sue prime battute. Le dinamiche atmosferiche osservate tra fine novembre e inizio dicembre indicano un’accelerazione stagionale fuori dal consueto. Dicembre si presenta come uno dei più dinamici degli ultimi vent’anni, con scenari che meritano attenzione per via della loro anomalia, non solo in termini di temperature, ma soprattutto nella struttura della circolazione emisferica.

Le perturbazioni oceaniche che hanno caratterizzato la seconda metà di novembre sono state particolarmente attive, guidate da un’onda atlantica profonda e persistente. Questa configurazione ha consentito il transito di cicloni ben strutturati, in grado di generare forti contrasti termici, piogge abbondanti e nevicate precoci anche a bassa quota sul Centro-Nord. È in questo contesto che si inserisce una fase fredda piuttosto marcata: temperature sotto la media pluriennale e neve in pianura a quote inusuali per il periodo.

Parallelamente, in stratosfera, è stato rilevato uno Stratwarming – ovvero un riscaldamento improvviso della stratosfera polare – insolitamente precoce. L’evento, pur con un’inversione dei venti zonali durata meno di 24 ore, ha attirato l’attenzione della comunità scientifica: eventi così anticipati non sono frequenti e possono fungere da precursori di futuri disturbi troposferici, specie se seguiti da un indebolimento duraturo del Vortice Polare.

L’evoluzione del Vortice resta quindi centrale: al momento mostra segni di vulnerabilità. La pressione geopotenziale in stratosfera si è alzata, e i flussi di calore diretti verso il Polo risultano superiori alla norma. Ciò favorisce una maggiore probabilità di scambi meridiani, ovvero quei movimenti nord-sud delle masse d’aria che possono determinare discese artiche o siberiane verso le medie latitudini. È proprio in questo contesto che prende corpo l’ipotesi di un dicembre più freddo e nevoso del normale, almeno per alcuni settori europei.

La climatologia degli ultimi vent’anni evidenzia come la terza decade di dicembre rappresenti una soglia termica importante. A partire dal 15-20 del mese, infatti, l’Europa orientale tende a raffreddarsi in modo strutturale, il bacino del Mediterraneo perde calore e il continente diventa più ricettivo a irruzioni fredde da est. Questa finestra temporale è stata, in passato, teatro di eventi nevosi significativi in Italia, soprattutto quando accompagnata da pattern barici favorevoli, come il blocco anticiclonico sull’Europa occidentale.

Nel frattempo, l’amplificazione artica continua a giocare un ruolo determinante nella ristrutturazione della circolazione emisferica. L’Artico si riscalda a un ritmo circa tre volte superiore rispetto alla media globale (Arctic Amplification), e questo indebolisce il Vortice Polare, rendendolo più facilmente disturbabile. Le conseguenze sono visibili anche oltreoceano: gli Stati Uniti hanno recentemente registrato due ondate di gelo straordinarie, con nevicate fino al Golfo del Messico, eventi impensabili solo un decennio fa. In sintesi, un mondo più caldo non è un mondo senza freddo, bensì un mondo di contrasti più marcati.

In Italia, dopo un novembre particolarmente freddo al Nord, le condizioni si mantengono instabili. Le oscillazioni rapide tra sciroccate miti, affondi polari e passaggi frontali intensi segnalano una stagione in cui il baricentro delle alte pressioni è molto mobile. Da non trascurare anche la situazione in Siberia: la copertura nevosa, già da settembre, è risultata superiore alla norma, indice che – secondo alcuni studi – aumenta la probabilità di irruzioni fredde in Europa durante l’inverno. Va ricordato, però, che questi segnali hanno maggiore influenza sulla dinamica nordamericana; sull’Europa l’effetto è più incostante, ma resta comunque un dato significativo.

Nell’analisi previsionale a medio termine, le ultime elaborazioni modellistiche confermano una prosecuzione della fase dinamica anche nella prima metà di dicembre, con l’Atlantico ancora attivo e una stratosfera “in fermento”. L’interrogativo principale resta legato al comportamento del Vortice Polare: se la struttura dovesse indebolirsi ulteriormente, si aprirebbe una fase favorevole a incursioni artico-continentali, potenzialmente anche retrograde dalla Russia europea.

Tuttavia, è doveroso ribadire che la meteorologia non è una scienza deterministica sul lungo termine. Le previsioni a scala sinottica oltre i 7-10 giorni vanno considerate come tendenze, non come certezze. Oggi possiamo dire che ci sono condizioni favorevoli all’arrivo di nuove ondate di freddo nella seconda parte di dicembre, ma non possiamo stabilire con precisione se queste porteranno nevicate diffuse o solo passaggi più secchi e rigidi.

La situazione attuale resta da monitorare con attenzione. Gli ingredienti per un inverno più severo del normale ci sono: stratosfera anomala, Vortice Polare in sofferenza, pattern emisferico instabile, Atlantico in piena attività, copertura nevosa in Siberia sopra la media e temperature globali ancora elevate, fattore che alimenta paradossalmente eventi estremi sia caldi che freddi.

L’inverno è dunque iniziato prima, con una marcia che non lascia spazio alla monotonia. E se gli equilibri atmosferici continueranno a rimanere così fragili, sarà lecito attendersi un dicembre e un gennaio tutt’altro che banali.

Le previsioni meteo vengono elaborate a partire dai dati forniti dai modelli internazionali ECMWF e GFS, successivamente verificati e interpretati dalla redazione di www.newsroomitalia.it - Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!