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Picchia il figlio con un cucchiaio di legno, per il giudice niente carcere: “È ingestibile, ha agito nel suo interesse”

Secondo il giudice, l’uomo avrebbe agito nell’interesse del minore. Contestata l’assenza di elementi sui maltrattamenti abituali. La procura ricorre al Riesame.

Non ci sarà custodia cautelare in carcere per il 59enne ripreso in un video mentre colpisce con un mestolo di legno il figlio undicenne, lo insulta e gli urla: «Io sono il tuo padrone». A deciderlo è stato il giudice per le indagini preliminari di Catania, Luigi Barone, che ha rigettato la richiesta di misura avanzata dalla procura, ritenendo non sussistenti i presupposti per la convalida del fermo e, soprattutto, per l’imputazione provvisoria di maltrattamenti aggravati. Il video, pubblicato su TikTok dal profilo di un familiare e presumibilmente dallo stesso bambino, è diventato virale, sollevando una forte ondata di indignazione pubblica. Tuttavia, secondo il giudice, non rappresenta una prova sufficiente per attestare condotte abituali di violenza in ambito familiare.

Determinante, nella valutazione del gip, è stata la testimonianza della madre del minore, ex convivente dell’uomo e attuale affidataria dei figli, che ha in parte ridimensionato la gravità dell’episodio, affermando che il figlio sarebbe “particolarmente ingestibile”, autore di bugie e piccoli furti, e che la sua unica figura autoritaria riconosciuta sarebbe proprio il padre adottivo. Secondo quanto riferito dalla donna, quel giorno di metà dicembre sarebbe stata lei stessa a chiamare l’ex compagno per “intervenire” dopo l’ennesimo comportamento scorretto del bambino, che avrebbe mentito sui propri spostamenti. La donna ha raccontato di essere stata presente durante l’aggressione ma di non essere intervenuta perché, a suo dire, il figlio “non ascolta nessuno”.

L’uomo, pur non essendo il padre biologico, ha adottato il bambino, conferendogli il proprio cognome. Dal fascicolo emergono alcune segnalazioni da parte del minore: il bambino ha raccontato agli inquirenti di aver subito punizioni corporali anche in passato, come schiaffi e un episodio particolarmente violento quando, a sette anni, salì in piedi sul banco a scuola. Tuttavia, secondo il giudice, questi racconti non bastano a configurare un quadro di sistematicità nella condotta violenta dell’uomo, tanto più che non emergerebbero episodi simili nei confronti degli altri tre figli della coppia, tutti minorenni, di età compresa tra i quattro e gli undici anni.

Il gip ha inoltre escluso la sussistenza di un pericolo di fuga, ritenendo quindi non necessaria neppure la convalida del fermo. La procura di Catania ha annunciato ricorso al Tribunale del Riesame, contestando la decisione del giudice e ribadendo la necessità di misure cautelari per tutelare il minore e approfondire eventuali condotte pregresse.

Il caso, pur nella sua complessità, apre interrogativi delicati sul confine tra autorità genitoriale e abuso, sull’idoneità educativa delle punizioni fisiche e sul ruolo dei social media nel documentare e amplificare situazioni familiari al limite. La giustizia, intanto, dovrà stabilire se quell’episodio – per quanto grave – sia un fatto isolato o il sintomo di un disagio familiare più profondo. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!