Uno spettacolo di luce e magnetismo ha incantato le Alpi nella notte tra il 10 e l’11 gennaio, quando un’aurora boreale – fenomeno tipico delle latitudini polari – ha attraversato i cieli del Nord Italia, tingendo di rosso, viola e verde le cime innevate. È un evento raro, quasi eccezionale, che ha sorpreso sia i residenti che gli osservatori professionisti, ma che trova una spiegazione scientifica precisa in una serie di fenomeni solari culminati in quella che gli esperti chiamano “CME cannibale”.
Il Sole, dopo un periodo di relativa quiete, ha infatti emesso l’8 gennaio un brillamento solare di classe C5.5. Da questa eruzione è partita una prima espulsione di massa coronale (CME), ovvero un’imponente nube di plasma e particelle cariche. Poco dopo, una seconda CME minore è stata emessa nella stessa direzione e ha finito per “rincorrere” e inglobare la prima, generando una CME più densa, veloce e potenzialmente più efficace nel disturbare il campo magnetico terrestre.
Il risultato è stato una tempesta geomagnetica di classe G2, moderata ma sufficientemente intensa da permettere all’aurora di estendersi molto più a sud del consueto, raggiungendo persino l’arco alpino italiano. Il fenomeno ha avuto inizio la sera del 10 gennaio, quando l’impatto della nube solare con la magnetosfera terrestre ha innescato una risposta luminosa visibile anche a occhio nudo in alcune località montane. Secondo le previsioni della NOAA, l’agenzia americana per lo studio del meteo spaziale, l’attività geomagnetica potrebbe prolungarsi con ulteriori lievi perturbazioni (classe G1) fino al 12 gennaio.
L’aurora boreale si verifica quando le particelle cariche provenienti dal Sole interagiscono con gli atomi dell’atmosfera terrestre, in particolare ossigeno e azoto, causando emissioni luminose. Più forte è la tempesta geomagnetica, più a sud queste luci possono manifestarsi. L’Italia è raramente interessata da eventi di questo tipo, ma il ciclo solare in corso – il 25° da quando si tiene traccia dell’attività solare – sta mostrando un’intensità crescente, con un picco previsto tra il 2024 e il 2025.
Per gli scienziati, episodi come quello dell’11 gennaio offrono un’opportunità unica di studio: oltre alla spettacolarità visiva, le tempeste geomagnetiche possono influenzare le comunicazioni satellitari, la navigazione GPS e, nei casi più estremi, le reti elettriche. Tuttavia, la tempesta in questione non ha causato particolari disagi, restando confinata a una manifestazione visiva di rara bellezza. Gli astrofili e i fotografi che hanno documentato l’evento parlano di “notte storica”, e le immagini – condivise in tempo reale sui social – confermano l’unicità di quanto osservato.
In un periodo in cui l’attenzione verso l’attività solare cresce, sia per motivi scientifici sia per l’impatto potenziale sulle infrastrutture tecnologiche, l’aurora sulle Alpi è un promemoria visibile e silenzioso della costante interazione tra il nostro pianeta e la stella che lo alimenta. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
