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No, “Piuttosto che” non significa “oppure”: ecco come si usa e cosa significa!

Usato come sinonimo di “oppure”, “piuttosto che” è uno degli errori più diffusi dell’italiano contemporaneo. Non è evoluzione linguistica, ma imprecisione che svuota le parole del loro significato.

L’uso corretto di “Piuttosto che” rappresenta oggi una delle linee di confine più nette tra chi possiede una reale competenza linguistica e chi si limita a imitare, spesso in modo maldestro, formule sentite ripetere nei media. Negli ultimi anni questa locuzione è stata progressivamente snaturata e piegata a un impiego che le è del tutto estraneo: quello disgiuntivo, come surrogato di “o” e “oppure”.

Si tratta di un errore oggettivo, non discutibile, che non trova alcun fondamento né nella grammatica normativa né nella tradizione dell’italiano scritto e parlato di qualità. “Piuttosto che” è una locuzione congiuntiva avversativa e comparativa, il cui significato è inequivocabile: introduce un termine rifiutato, sminuito o comunque giudicato meno desiderabile rispetto a un altro; equivale semanticamente a “anziché”, “invece di”, “più che”.

Dire “Accetterò qualsiasi lavoro piuttosto che restare disoccupato” significa stabilire una gerarchia chiara tra due possibilità, affermando che una, pur sgradita, è preferibile all’altra. Dire “Preferisco tacere piuttosto che mentireimplica una scelta morale netta e un contrasto logico preciso.

Al contrario, frasi come “Ci vediamo venerdì piuttosto che sabato”, “Puoi scrivermi una mail piuttosto che chiamarmi”, “Useremo Word piuttosto che Excelsono semplicemente sbagliate, perché presentano alternative equivalenti senza alcuna preferenza esplicita, trasformando una locuzione di confronto in un generico connettivo disgiuntivo che l’italiano già possiede e non ha alcun bisogno di sostituire. I

n questi casi l’unica forma corretta è “o” oppure “oppure”, strumenti chiari, funzionali e semanticamente neutri. L’errore è reso ancora più grave dal fatto che l’uso improprio di “piuttosto che” viene spesso giustificato come presunta evoluzione della lingua: un alibi infondato, perché l’evoluzione linguistica non coincide con l’imprecisione né con la perdita di significato. Quando una parola smette di distinguere, smette anche di essere utile.

Chi adopera “piuttosto che” come sinonimo di “oppure” non arricchisce l’italiano, lo impoverisce, cancellando una sfumatura fondamentale: quella della preferenza e del contrasto. È un errore che nasce da insicurezza lessicale e da pigrizia espressiva, aggravato dalla cattiva abitudine di riprodurre modelli giornalistici e televisivi spesso scadenti, senza alcun senso critico.

Un italiano curato e consapevole non ammette ambiguità di questo tipo: o si sta elencando possibilità equivalenti, e allora si userà “o”, oppure si sta affermando che una scelta è preferibile a un’altra, e solo in quel caso “piuttosto che” è legittimo. Tutto il resto è abuso, e come tale va corretto senza indulgenza, perché la precisione non è un vezzo da puristi, ma il presupposto minimo di una lingua che voglia dirsi ancora viva e degna di essere usata con rispetto. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!