È stato oscurato sui social il video in cui Alessandro Barbero, noto storico e divulgatore, esponeva le ragioni del suo “no” al referendum sulla giustizia in programma il 22 e 23 marzo. Una decisione presa da Meta, dopo un intervento di fact-checking condotto con la collaborazione di partner certificati, tra cui il quotidiano Open. Secondo le verifiche, il contenuto avrebbe diffuso informazioni “false o fuorvianti”, in particolare riguardo alle modalità di selezione dei membri del Consiglio superiore della magistratura (Csm) previste dalla riforma.
Il punto centrale della contestazione riguarda un passaggio in cui Barbero, criticando il sorteggio dei membri togati del Csm, afferma che “il governo continuerebbe a scegliere quelli che nomina lui”, evocando così uno scenario di controllo politico diretto sulla magistratura. Tuttavia, secondo i verificatori, questa affermazione non rispecchia fedelmente il testo della riforma, che affida la scelta dei membri laici non al governo, bensì al Parlamento, mantenendo quindi una distinzione istituzionale fondamentale. Il sistema attuale, infatti, prevede che i membri laici siano scelti dal Parlamento in seduta comune tra giuristi con almeno 15 anni di esperienza, mentre la riforma introduce un sorteggio tra nomi previamente selezionati, ma non modifica formalmente l’articolo 104 della Costituzione che sancisce l’autonomia della magistratura.
Il referendum si gioca su un punto chiave: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e una revisione profonda delle dinamiche interne alla magistratura, con l’introduzione di due distinti Consigli superiori e un’Alta Corte disciplinare indipendente. Il governo ha dichiarato esplicitamente di voler porre fine al potere delle correnti interne alle toghe, e il sorteggio viene presentato come strumento di trasparenza e neutralità.
Ma proprio perché in gioco c’è la struttura dell’equilibrio democratico tra poteri, ogni intervento nel dibattito, soprattutto se proveniente da figure pubbliche di ampia influenza, dovrebbe rispettare un principio imprescindibile: l’aderenza ai fatti. Quando la comunicazione diventa interpretazione e l’interpretazione si avvicina alla distorsione, il confine tra opinione e disinformazione si fa sottile. In un momento in cui la rete è il principale veicolo d’informazione per milioni di cittadini, chi ha visibilità deve essere consapevole del proprio impatto. Non si tratta di censura, ma di una necessaria verifica della coerenza tra affermazioni e realtà normativa.
Meta ha scelto di limitare la visibilità del video, non di rimuoverlo del tutto: resta accessibile su alcune pagine, ma con una visibilità ridotta. È una misura che rispecchia una linea sempre più condivisa tra le piattaforme: contenere la diffusione di contenuti che, pur esprimendo opinioni legittime, rischiano di disinformare su questioni tecniche e delicate. Il dibattito sul referendum deve restare libero, ma informato. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
