Il sistema di difesa aerea Michelangelo Dome, sviluppato da Leonardo, sarà testato e consegnato in Ucraina entro la fine del 2026. L’annuncio è arrivato dall’amministratore delegato Roberto Cingolani durante la presentazione dell’aggiornamento del Piano Industriale 2026-2030 a Roma.
“Stiamo realizzando il primo componente del Michelangelo Dome per i nostri amici in Ucraina, sarà testato e consegnato entro la fine dell’anno”, ha dichiarato Cingolani aprendo l’evento dedicato alle prospettive future del gruppo.
Il Michelangelo Dome non è un singolo prodotto, ma un’architettura aperta, modulare e scalabile progettata per creare una vera e propria cupola di protezione contro missili e droni. Il sistema funziona grazie a un modulo plug-in chiamato MC5, che consente l’integrazione tra diverse piattaforme militari con tempi di latenza ridotti e una distribuzione dei dati assistita dall’intelligenza artificiale.
Secondo Cingolani, il sistema segna il passaggio da una logica tradizionale di difesa a una rete integrata: da “kill chain” a “kill web”, ovvero da un approccio basato su un singolo sensore e un singolo esecutore, a uno in cui ogni sensore può attivare il miglior sistema disponibile. In questo modo ogni Paese può essere protetto attraverso una combinazione di piattaforme diverse, integrate tra loro in tempo reale.
L’AD ha sottolineato come i conflitti recenti dimostrino che nessun sistema di difesa aerea sia completamente impenetrabile. “Quando vi parlano del 94-95% di accuratezza vuol dire che 5-6 ogni 100 possono passare. Se ne mando 1.000 sono diversi quelli che possono farti male. Il problema è che la precisione assoluta nella Difesa non c’è e quindi bisogna migliorare la capacità di prevedere e identificare le minacce e neutralizzarle prima che arrivino. E questo lo può fare l’intelligenza artificiale”, ha affermato Cingolani, precisando tuttavia che l’AI deve essere uno strumento di supporto alle decisioni umane, senza sostituirle.
Oltre all’aspetto strategico, il Michelangelo Dome rappresenta anche una significativa opportunità economica per il gruppo. Leonardo stima che il progetto possa generare fino a 21 miliardi di euro di nuove opportunità di business nel prossimo decennio: circa 6 miliardi previsti tra il 2026 e il 2030, già inclusi nel piano industriale aggiornato, e altri 15 miliardi attesi tra il 2031 e il 2035.
Le ricadute riguarderanno numerosi settori tecnologici, tra cui l’elettronica per la difesa, la cybersecurity, i droni, le piattaforme ad ala fissa e rotante, l’integrazione di sistemi, il calcolo ad alte prestazioni e l’intelligenza artificiale, oltre a nuovi sistemi spaziali. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
