L’Italia si prepara a rafforzare il proprio ruolo nello scenario internazionale con una possibile missione nello Stretto di Hormuz. Il ministro della Difesa Guido Crosetto, in un’intervista al Corriere della Sera, ha confermato che due unità navali sono già in stato di preallerta, in attesa di un via libera politico che potrebbe arrivare anche in assenza di un mandato formale delle Nazioni Unite.
Crosetto ha sottolineato come l’eventuale partecipazione italiana si inserirebbe in un quadro multilaterale, con il coinvolgimento di numerosi Paesi, evidenziando la necessità di garantire la sicurezza di una delle rotte marittime più strategiche al mondo. “Mi auguro che ci sia l’egida dell’Onu, ma non mi formalizzerò se invece ci saranno 42 nazioni con un mandato e una forza multilaterale di pace”, ha dichiarato, ribadendo la centralità del Parlamento nella decisione finale ma anche la difficoltà di opporsi a una missione internazionale condivisa.
Il ministro ha inoltre chiarito che l’invio delle navi italiane, probabilmente cacciamine, sarà subordinato alla cessazione delle ostilità: “Nessuno vuole entrare in una guerra”. Una posizione che riflette la prudenza dell’esecutivo nel bilanciare gli obblighi internazionali con i rischi operativi.
Sul fronte politico-diplomatico, Crosetto ha minimizzato le possibili tensioni con gli Stati Uniti, dopo le recenti frizioni tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e l’ex presidente Donald Trump. “Trump prenderà atto di aver dato un giudizio ingeneroso e affrettato sull’Italia”, ha affermato, ribadendo la solidità dell’alleanza transatlantica e il rispetto reciproco delle regole d’ingaggio, anche in contesti sensibili come la base di Sigonella.
L’analisi del ministro si è poi estesa al più ampio contesto mediorientale, definendo il conflitto in corso un “grave errore” per le sue ripercussioni globali. In questo quadro, ha espresso preoccupazione per il futuro della missione UNIFIL in Libano, destinata a concludersi a dicembre senza che sia stato ancora definito un chiaro piano di sostituzione. “Un Libano che esplode è l’ennesimo problema per il mondo”, ha avvertito, richiamando l’urgenza di una strategia internazionale più efficace. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
