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Becchi, l’ex ideologo M5S: “Il Movimento delle origini è finito, Conte ha tradito lo spirito”

Lo scontro tra Grillo e Conte sul simbolo del M5S riaccende il dibattito sulle origini e sulla trasformazione del Movimento, mentre cresce il peso politico e identitario della contesa in vista delle prossime sfide elettorali.

Il Movimento 5 Stelle “non esiste più nella sua forma originaria” e la leadership di Giuseppe Conte rappresenta una rottura definitiva con il progetto iniziale. È un giudizio netto e senza appello quello espresso dal filosofo del diritto Paolo Becchi, tra i primi ideologi del Movimento fondato da Beppe Grillo, nel pieno dello scontro sul simbolo e sul nome che sarà esaminato dal Tribunale di Roma.

Becchi ripercorre le origini con toni quasi nostalgici, ricordando la forza innovativa di un’esperienza che “ha fatto sognare milioni di italiani”, presentandosi come alternativa radicale ai partiti tradizionali, svincolata dalle categorie di destra e sinistra. Un progetto che, secondo il filosofo, si fondava su un’idea comunitaria e partecipativa della politica, lontana dalle logiche di potere consolidate.

La parabola discendente, però, inizierebbe già dopo il successo elettorale del 2013. Una vittoria che, a suo dire, non venne pienamente riconosciuta e gestita, aprendo la strada a una progressiva trasformazione interna che lo portò a lasciare il Movimento nel 2015. Un passaggio cruciale è individuato anche nella scomparsa di Gianroberto Casaleggio, figura considerata centrale nell’elaborazione dell’impianto teorico originario, la cui assenza avrebbe accelerato il cambiamento.

Nel racconto di Becchi, l’arrivo di Conte segna il punto di non ritorno. L’ex presidente del Consiglio viene descritto come “un corpo estraneo”, incapace di comprendere la natura originaria del Movimento e protagonista di una trasformazione che ne avrebbe snaturato l’identità. A pesare, soprattutto, sarebbero state le alleanze politiche: dalla Lega al Partito Democratico fino al sostegno al governo Draghi, scelte che avrebbero contraddetto uno dei principi fondanti del M5S, nato per non allearsi con nessuno.

Sul piano politico e simbolico, la contesa attuale tra Grillo e Conte assume, secondo Becchi, un valore strategico decisivo. Il simbolo e il nome del Movimento conservano infatti un forte richiamo elettorale, e la loro eventuale perdita rappresenterebbe un danno significativo per la leadership contiana. Non solo: il filosofo sottolinea anche il paradosso legato all’utilizzo del marchio, ricordando come lo stesso Conte, in passato, ne abbia pagato l’uso, elemento che a suo avviso chiarirebbe la questione della titolarità.

Alla base della crisi, Becchi individua una dinamica più ampia e quasi inevitabile: quella dei movimenti anti-sistema che, con il tempo, finiscono per istituzionalizzarsi e diventare parte integrante del sistema che intendevano combattere. Una trasformazione che, nel caso del Movimento 5 Stelle, avrebbe portato a un “tradimento complessivo” delle origini.

Il giudizio finale è perentorio e non lascia spazio a interpretazioni: il Movimento, così come era stato concepito, appartiene ormai al passato. Un’esperienza politica che, pur avendo rappresentato una fase di rottura e innovazione, si sarebbe esaurita nel processo di adattamento alle logiche istituzionali. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!