Piano Casa, ecco a chi andranno i 100mila alloggi: dalla nazionalità ai limiti Isee. Tutti i requisiti

Il Piano Casa punta a colmare il vuoto tra edilizia pubblica e mercato, mirando alla fascia intermedia esclusa da entrambi, con incentivi ai privati e vincoli stringenti su prezzi e destinazione degli alloggi.
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Dopo mesi di attesa, il governo guidato da Giorgia Meloni ha dato il via libera al Piano Casa, un intervento strutturale che punta a immettere sul mercato 100mila nuovi alloggi popolari o a prezzi calmierati nell’arco di dieci anni. Il provvedimento si fonda su uno stanziamento complessivo di 10 miliardi di euro e si articola lungo tre direttrici principali: il recupero del patrimonio di edilizia residenziale pubblica esistente, il sostegno alla cosiddetta “zona grigia” e il coinvolgimento diretto dei capitali privati attraverso incentivi e semplificazioni.

Il nodo centrale riguarda proprio l’individuazione dei beneficiari. Il decreto, già delineato nei suoi aspetti fondamentali, stabilisce innanzitutto un criterio di accesso legato alla cittadinanza: potranno accedere agli alloggi cittadini italiani, dell’Unione europea ed extra Ue, purché in possesso di un regolare permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Ma è sul piano reddituale che emerge la vera novità dell’impianto normativo. Le abitazioni a prezzo convenzionato saranno destinate in via prioritaria a famiglie con un Isee superiore a 20mila euro, quindi escluse dalle graduatorie dell’edilizia popolare tradizionale, ma allo stesso tempo non in grado di sostenere i costi del libero mercato immobiliare.

Si tratta di una platea ampia e finora poco intercettata dalle politiche abitative pubbliche, che include lavoratori e studenti, spesso penalizzati dall’aumento dei canoni nelle grandi città. Il Piano Casa estende inoltre il proprio raggio d’azione a categorie specifiche come i lavoratori fuori sede, per i quali è previsto un coinvolgimento diretto dei datori di lavoro nella fornitura dell’alloggio, ma anche lavoratori stagionali e studenti universitari, figure sempre più esposte alla volatilità del mercato degli affitti.

Determinante sarà il ruolo dei privati, chiamati a contribuire alla realizzazione degli interventi in cambio di rilevanti agevolazioni. Il decreto prevede infatti una significativa semplificazione burocratica e un alleggerimento dei costi, a partire dal dimezzamento degli oneri notarili su compravendite, mutui e locazioni. In cambio, tuttavia, vengono fissati paletti stringenti: su cento alloggi realizzati, almeno settanta dovranno essere destinati all’edilizia convenzionata, con prezzi di vendita o canoni di locazione inferiori di almeno il 33% rispetto ai valori di mercato.

Un equilibrio che l’esecutivo considera essenziale per garantire l’effettiva accessibilità delle nuove abitazioni senza scoraggiare gli investimenti privati. A rafforzare il quadro degli interventi si aggiunge il rifinanziamento pluriennale del Fondo di garanzia per la prima casa, che prevede una copertura statale fino al 90% del mutuo per categorie specifiche: famiglie numerose, giovani sotto i 36 anni, giovani coppie e nuclei monoparentali.

Il Piano Casa si configura così come un tentativo organico di intervenire su una delle principali emergenze sociali del Paese, cercando di colmare il divario tra edilizia pubblica e mercato libero, con un’attenzione particolare a quella fascia intermedia di popolazione rimasta finora senza risposte strutturate. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!