Dietro Vannacci c’è Matteo Renzi, le prime conferme: “L’operazione politica più bella”

La ricostruzione de Il Foglio accende i riflettori su un possibile asse sotterraneo tra Renzi e Vannacci, mentre la pressione sulla leadership di Meloni cresce tra tensioni interne e nuove dinamiche nel centrodestra.

La politica italiana si muove ancora una volta lungo traiettorie carsiche, fatte di incontri riservati, strategie non dichiarate e dichiarazioni pubbliche che lasciano intravedere disegni più ampi. È in questo contesto che si inserisce la ricostruzione del quotidiano Il Foglio, secondo cui Matteo Renzi starebbe osservando da mesi, con attenzione e interesse crescente, l’ascesa del generale Roberto Vannacci, fino a intravedere in essa un potenziale fattore di destabilizzazione per il governo guidato da Giorgia Meloni.

Il leader di Italia Viva, del resto, non avrebbe nascosto il proprio entusiasmo, arrivando a definire quella che chiama “operazione Vannacci” come “l’operazione politica più bella degli ultimi sei mesi, almeno”. Un giudizio netto, che si accompagna a una strategia altrettanto chiara: sfruttare le tensioni interne al campo della destra per mettere sotto pressione la presidente del Consiglio.

Secondo quanto riportato da Il Foglio, Renzi e Vannacci si sarebbero incontrati più volte nei mesi scorsi, in incontri riservati che risalirebbero già a gennaio, quando il generale era ancora nella Lega. L’obiettivo, sempre secondo questa ricostruzione, sarebbe stato quello di convincere Vannacci a intraprendere un percorso autonomo, lontano dal partito di Matteo Salvini. I contatti tra i due non si sarebbero interrotti, proseguendo anche attraverso messaggi e culminando in un ulteriore incontro a marzo. Una trama che resta difficile da confermare in modo definitivo, ma che contribuisce a spiegare l’atteggiamento del leader di Italia Viva.

Renzi, pubblicamente, continua a mantenere una posizione ambigua, arrivando a dichiarare: “Non ci siamo mai visti”. Ma allo stesso tempo insiste nel sottolineare la centralità politica del generale, quasi a volerlo elevare a elemento decisivo nel nuovo equilibrio del centrodestra. “Attenzione al generale, attenzione al generale”, avrebbe ripetuto più volte nei mesi scorsi.

Il punto, nella lettura renziana, è che l’emergere di Vannacci rappresenta una novità politica di rilievo: “La novità politica di oggi è che lei è attaccata da destra”, ha affermato rivolgendosi direttamente a Giorgia Meloni in Aula. Un passaggio che sintetizza l’idea di fondo: la premier non sarebbe più insidiata soltanto dalle opposizioni tradizionali, ma da una pressione interna al suo stesso campo.

Non a caso, Renzi insiste su un punto cruciale: “Chi sta dicendo che avete fallito sulla sicurezza non è questa parte politica, è Vannacci”. Un’affermazione che mira a rafforzare l’immagine del generale come competitor diretto della leadership meloniana su uno dei temi identitari della destra.

La strategia si articola su più livelli. Da un lato, l’attacco al centro, evocando il ruolo dei moderati: “Noi dobbiamo continuare a menare Giorgia Meloni sul centro: che cosa dice Marina Berlusconi, che è la riformista, se Vannacci sta dentro… La coperta è corta”. Dall’altro, la pressione costante sul terreno della sicurezza e delle tasse, con affondi diretti: “Lei ha perso i mondiali della geopolitica, è incapace” e ancora “E poi vi offendete se vi chiamo Lady tax…”.

Nel disegno delineato da Renzi, Vannacci si troverebbe di fronte a un bivio politico decisivo: “Il generale ora deve scegliere”. Le opzioni, nella sua lettura, sono nette: “tra un ministero se Meloni vince o la leadership del centrodestra se Meloni perde”. Un’alternativa che evidenzia come l’ex premier veda nel generale non solo un elemento di disturbo, ma un possibile protagonista futuro.

La conclusione è altrettanto esplicita: “Se Vannacci va diritto Meloni perde le elezioni. Se Vannacci si ferma, perde la faccia”. In ogni caso, per Renzi, la chiave resta la pressione continua sull’esecutivo: “Si tratta di tenere sotto pressione”, cosa possibile “solo se si ha uno schema da gioco”.

Nel frattempo, il confronto politico si irrigidisce anche sul piano parlamentare. Meloni evita di citare direttamente Vannacci nella replica al Senato, scegliendo invece di rispondere ad altri attacchi, mentre Renzi rivendica un ruolo centrale nell’opposizione. Non manca, in questo contesto, la critica agli alleati: “Si deve vergognare per quello che ha detto” riferita a Francesco Silvestri del Movimento 5 Stelle, accusato di aver offerto un assist alla maggioranza.

La sensazione, alimentata dalla ricostruzione de Il Foglio, è che si stia giocando una partita più ampia, in cui il generale Vannacci diventa pedina e al tempo stesso possibile protagonista. E Renzi, ancora una volta, prova a inserirsi nelle crepe del sistema per amplificarne le contraddizioni. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!