Ora Solare e Ora Legale? Dietrofront! Forse non si cambia più

Pomeriggi più luminosi, ma mattine al buio: dietro l’ora legale permanente si nascondono insidie che stanno riscrivendo i piani dei governi.

Tenere le lancette avanti anche durante l’inverno promette pomeriggi più luminosi, meno cambiamenti nelle abitudini e qualche risparmio sulla bolletta, ma quando si prova a immaginare una normale mattina di dicembre il quadro diventa meno invitante: milioni di persone inizierebbero la giornata prima del sorgere del sole, mentre i vantaggi energetici sarebbero più contenuti di quanto suggerisca il dibattito sull’ora legale permanente.

Per il momento, comunque, il cambio dell’ora resta in vigore: nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026, alle 3 le lancette torneranno alle 2. La proposta presentata dalla Commissione europea nel 2018 per abolire i passaggi stagionali non ha completato il percorso legislativo, perché il Consiglio dell’Unione europea non ha ancora concordato una posizione. Il voto favorevole espresso dal Parlamento europeo nel 2019, quindi, non ha cancellato il sistema attuale e non esiste una scadenza definitiva per abbandonarlo.

La questione che rende meno semplice la scelta riguarda soprattutto la differenza tra eliminare il doppio cambio annuale e mantenere per sempre l’orario estivo. Spostare le lancette non allunga le giornate: distribuisce diversamente le ore di luce rispetto agli impegni quotidiani, facendo arrivare più tardi sia il tramonto sia il sorgere del sole. In estate questa soluzione permette di utilizzare meglio le serate, mentre in inverno l’ora guadagnata nel pomeriggio viene sottratta a una mattina già poco luminosa.

Anche la convenienza economica richiede una valutazione meno automatica rispetto al passato, perché l’illuminazione è diventata più efficiente e i consumi domestici sono cambiati. Il beneficio dell’ora legale, tuttavia, continua a esistere: Terna ha calcolato per i sette mesi del 2025 minori consumi pari a 310 milioni di chilowattora, equivalenti a oltre 90 milioni di euro. Sono risultati relativi all’applicazione stagionale, che non dimostrano da soli quanto converrebbe estenderla anche all’inverno.

Nella memoria acquisita dalla Commissione Attività produttive della Camera, Terna stima per il 2026 circa 160 milioni di chilowattora aggiuntivi risparmiati con l’estensione invernale, pari allo 0,05% del fabbisogno nazionale del 2025. Il vantaggio resta positivo, ma limitato; inoltre, l’aumento dei consumi estivi dei condizionatori non può essere usato automaticamente per annullare quello invernale, quando il raffrescamento pesa poco. Occorre valutare anche la maggiore domanda mattutina dovuta all’alba posticipata.

Gli esempi concreti aiutano a capire che cosa cambierebbe. Secondo le effemeridi di Timeanddate, il 21 dicembre 2026 a Torino il sole sorgerà intorno alle 8.04 con l’ora solare, un orario che diventerebbe le 9.04 mantenendo quella legale; il tramonto passerebbe invece dalle 16.50 alle 17.50. A Bari, nella stessa giornata, il sorgere del sole slitterebbe dalle 7.14 alle 8.14 e il tramonto dalle 16.26 alle 17.26. Il guadagno pomeridiano sarebbe identico, ma la penalizzazione mattutina avrebbe un peso diverso nelle due città.

Un’elaborazione delle effemeridi per il 2027 riportata nel documento della Camera quantifica 81 giorni con il sole ancora sotto l’orizzonte alle 8 a Torino e 34 a Bari, escludendo fine settimana, festività nazionali e chiusura scolastica natalizia. Sono dunque giorni selezionati, non il totale annuale delle albe tardive.

Sul piano della salute, poi, evitare gli adattamenti richiesti due volte all’anno non risolve necessariamente il problema della scelta dell’orario. L’American Academy of Sleep Medicine raccomanda l’ora solare permanente, perché la considera più coerente con i ritmi biologici umani. La luce naturale contribuisce a sincronizzare l’orologio interno che regola sonno e veglia, mentre uno scarto persistente tra ambiente e orari sociali può ostacolare questo equilibrio. La posizione dell’associazione, basata sulla revisione della letteratura scientifica, sostiene quindi l’abolizione dei cambi stagionali insieme all’adozione dell’orario standard.

È su questi compromessi che l’idea dell’ora legale per sempre perde parte della sua apparente semplicità, senza che ciò equivalga a un abbandono della proposta. Nel documento conclusivo approvato il 1° ottobre, la Commissione Attività produttive raccomanda di superare il doppio cambio, ma lascia aperta la scelta tra ora legale e solare permanenti, prospettando anche una sperimentazione monitorata. Il confronto rimane dunque aperto: risparmiare energia e conservare luce nel pomeriggio va valutato insieme alle esigenze di chi studia, lavora e si sposta nelle prime ore del giorno. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!