Mentre le orbite terrestri accolgono un numero crescente di satelliti, un vecchio dispositivo meteorologico dell’Unione Sovietica è tornato al centro dell’attenzione dopo una frammentazione che ha prodotto decine di nuovi detriti, aggiungendo un ulteriore pericolo per i veicoli spaziali che attraversano quella regione. Si tratta di Meteor 2-7, attorno al quale la società di sorveglianza spaziale LeoLabs ha individuato diversi oggetti durante un passaggio sopra il proprio sito radar nell’Australia occidentale, il 5 ottobre 2026. Le osservazioni successive della rete hanno confermato l’evento e permesso di stimare la presenza dei frammenti.
Lanciato il 14 maggio 1981, Meteor 2-7 apparteneva alla seconda generazione di satelliti meteorologici sovietici e trasportava strumenti per osservare le nuvole e misurare temperatura e umidità atmosferiche attraverso l’infrarosso. Secondo il catalogo dell’Organizzazione meteorologica mondiale, aveva una massa al lancio di circa 1.500 chilogrammi ed è ormai inattivo: un oggetto rimasto nello spazio per oltre quattro decenni dopo la conclusione della propria attività.
La frammentazione a circa 855 chilometri dalla Terra
L’esperto di detriti orbitali Jim Shell colloca l’evento a circa 855 chilometri di quota, in una regione particolarmente popolata di rottami spaziali, e ricorda che lo stesso satellite aveva già subito una frammentazione nel marzo 2004. Analizzando i dati orbitali precedenti e successivi, Shell stima che il nuovo episodio sia avvenuto intorno alle 09:45 UTC del 5 ottobre, equivalenti alle 11:45 italiane, con un’incertezza di circa dieci minuti.
La causa non è stata accertata. Shell considera possibile l’impatto con un detrito non tracciato, ma lo presenta come un’ipotesi; nella propria comunicazione LeoLabs conferma la produzione di frammenti senza attribuirla a una collisione specifica. La società segnala inoltre che l’episodio si inserisce in una serie di eventi osservati negli ultimi sei mesi, rendendo ancora più necessario il monitoraggio continuo dell’ambiente orbitale.
Il rischio di una reazione a catena
La preoccupazione riguarda soprattutto il meccanismo con cui i detriti possono alimentare altri incidenti: un frammento colpisce un satellite o un corpo di razzo, genera nuovi rottami e aumenta le possibilità di ulteriori collisioni. È il processo conosciuto come sindrome di Kessler, che nel lungo periodo potrebbe rendere alcune regioni orbitali sempre più difficili da utilizzare.
Nel suo rapporto sull’ambiente spaziale 2026, basato sui dati raccolti fino alla fine del 2025, l’Agenzia spaziale europea avverte che la popolazione dei detriti continuerebbe a crescere anche interrompendo i nuovi lanci, perché le frammentazioni producono rottami più rapidamente di quanto questi rientrino naturalmente nell’atmosfera. Per contrastare questa evoluzione, l’ESA indica la necessità di affiancare alla prevenzione delle collisioni e allo smaltimento dei satelliti a fine missione anche la rimozione attiva dei detriti. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
