Nel cuore di Brescia, all’interno del Centro Culturale Islamico di via Corsica 361, sabato 3 gennaio 2026 si è tenuto un corso dal titolo inequivocabile: “Introduzione allo studio degli obiettivi della Shari’ah”. Una giornata intera, dalle dieci del mattino alle sei di sera, dedicata all’approfondimento della legge sacra islamica. Circa cinquanta partecipanti, tutti di fede musulmana, hanno seguito le lezioni tenute da Sheikh Amin Al-Hamzi, figura di spicco del panorama islamico europeo in quanto membro del Consiglio Europeo per la Fatwa e la Ricerca. L’evento è stato organizzato dal Centro Culturale Islamico bresciano con il patrocinio dell’Associazione Islamica Italiana degli Imam e delle Guide Religiose.
La notizia dell’evento non sarebbe passata inosservata in circostanze normali, ma ad alimentare la controversia è emerso un particolare di non poco conto: il collegamento diretto tra l’Associazione che ha patrocinato l’iniziativa e l’Istituto Bayan di San Giovanni Lupatoto, in provincia di Verona, recentemente citato in un rapporto riservato dei servizi di intelligence francesi sul fondamentalismo islamico in Europa. Secondo quanto emerso dal documento governativo transalpino, l’Istituto Italiano degli Studi Islamici e Umanistici, noto appunto come Bayan, avrebbe ricevuto finanziamenti kuwaitiani attraverso l’International Islamic Charity Organisation con l’obiettivo dichiarato di diventare il principale centro di formazione per imam in Europa, rilasciando diplomi di insegnante professionista destinati alle scuole e ai centri islamici del continente.
Il rapporto francese, intitolato “Les Frères musulmans et islamisme politique en France” e presentato al presidente Emmanuel Macron nel maggio 2025, rappresenta il frutto di mesi di indagini condotte da tre ministeri francesi: Interno, Esteri e Difesa. Settantatré pagine che tracciano un quadro inquietante della strategia di infiltrazione dei Fratelli Musulmani in Francia, basata su dieci missioni investigative in territorio francese, quattro in Europa e oltre quarantacinque incontri con accademici, diplomatici e rappresentanti della comunità musulmana. Il ministro dell’Interno francese Bruno Retailleau ha definito il fenomeno “una minaccia per la Repubblica e la coesione nazionale”, parlando di “islamismo a bassa intensità” il cui obiettivo finale sarebbe l’imposizione della Sharia come legge generale.
Il documento governativo transalpino ha identificato in Francia centotrentanove luoghi di culto direttamente affiliati alla federazione Musulmani di Francia, ritenuta l’espressione principale della confraternita, con altri sessantotto considerati “prossimi”, distribuiti in cinquantacinque dipartimenti. Complessivamente, oltre novantunomila fedeli frequenterebbero queste moschee ogni venerdì. Ma l’attività non si limita ai luoghi di culto: il rapporto censisce duecentottanta associazioni collegate che operano in ambiti caritativi, scolastici, professionali, giovanili e finanziari, contribuendo a creare quello che gli analisti definiscono un “ecosistema islamista” capillare e strutturato. Particolarmente allarmante appare l’attività nel settore educativo, con ventuno scuole private confessionali legate ai Fratelli Musulmani che accolgono circa quattromiladuecento studenti.
Lo stesso Sheikh Amin Al-Hamzi, docente del corso bresciano sulla Sharia, risulta essere il responsabile del programma designato congiuntamente dall’Istituto Bayan e dall’Associazione Islamica Italiana degli Imam e Guide. Come si legge sul sito del Bayan, Al-Hamzi ha tenuto conferenze nelle quali ha illustrato il programma e l’importanza della partnership tra il centro veronese e l’Associazione nei programmi paralleli, nonché l’importanza della conoscenza della mappa delle Scienze Religiose. L’intreccio tra queste realtà conferma l’esistenza di una rete organizzata che opera su scala europea.
Il presidente dell’Istituto Bayan è Tareq Al-Suwaidan, predicatore e pensatore kuwaitiano la cui figura risulta tutt’altro che rassicurante. Riconosciuto affiliato ai Fratelli Musulmani dallo stesso Ministero dell’Interno italiano, Al-Suwaidan è stato bandito dal Belgio e dagli Stati Uniti per le sue posizioni estremiste e antisemite. Nel dicembre 2025 l’emiro del Kuwait ha emesso un decreto che revoca la cittadinanza al predicatore e a coloro che l’hanno acquisita attraverso di lui, evidenziando la gravità della sua posizione anche agli occhi delle autorità del suo paese d’origine.
La questione dei finanziamenti rappresenta un altro tassello fondamentale del mosaico. Il Centro Culturale Islamico di Brescia, inaugurato nel 2001 in quello che era un tempo la Cascina Rossa dello spaccio, è affiliato all’UCOII, l’Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia. L’organizzazione, fondata ad Ancona nel gennaio 1990, riunisce centocinquantatre associazioni e gestisce circa ottanta moschee e trecento luoghi di culto non ufficiali. Nata dalla fusione di diverse componenti, tra cui quella siriana e palestinese degli ex studenti dell’Unione degli Studenti Musulmani in Italia, vicini ai Fratelli Musulmani, l’UCOII si pone come principale rappresentazione organizzata dell’Islam sunnita radicato sul territorio italiano.
L’inchiesta “Qatar Papers” pubblicata nel 2019 dai giornalisti francesi Christian Chesnot e Georges Malbrunot ha gettato luce sui massicci finanziamenti provenienti dall’emirato del Golfo. I documenti interni della Qatar Charity, fondazione controllata dall’emiro del Qatar, rivelano che nel solo 2014 il paese ha finanziato centotredici moschee e centri islamici in Europa con settantun milioni di euro. L’Italia risulta il paese più “beneficiato” con quarantacinque progetti finanziati per un totale di ventidue milioni di euro. I beneficiari sono in larga misura organizzazioni legate all’UCOII, con fondi destinati a città del Nord Italia come Brescia, Saronno, Piacenza e Alessandria. Anche il Centro Culturale Islamico di Brescia ha beneficiato di finanziamenti della Qatar Charity Foundation per la risistemazione dell’area dedicata al parcheggio e altre strutture.
Il collegamento tra Qatar e Fratelli Musulmani emerge chiaramente dalla documentazione. Tra i documenti originali pubblicati nel libro “Qatar Papers” figura una lettera di raccomandazione datata 27 gennaio 2015 e firmata da Yussuf al-Qaradawi, leader spirituale dei Fratelli Musulmani e presidente fondatore del Consiglio Europeo per la Fatwa e la Ricerca, organismo di cui lo stesso Sheikh Al-Hamzi è membro. Nella lettera, lo sceicco egiziano elogia il Coordinamento delle Associazioni Islamiche di Milano e Monza Brianza ed esorta i destinatari a donare generosamente per sostenere il progetto di costruire un nuovo grande centro islamico a Milano con moschea e centri educativi. Al-Qaradawi, voce onnipresente sull’emittente qatariota Al Jazeera, si è distinto per posizioni altamente controverse: ha approvato la pena di morte per gli apostati che abbandonano l’islam, ha elogiato Hitler ed esaltato l’uccisione degli israeliani da parte dei palestinesi, sostenendo che i musulmani conquisteranno Roma e l’Europa attraverso il proselitismo.
Sul piano giuridico, la Sharia oggetto del corso bresciano presenta elementi di profonda incompatibilità con l’ordinamento italiano e i principi democratici europei. La legge islamica vede come principio cardine la sottomissione alla volontà divina, partendo dall’idea che la legge non sia creata dall’uomo ma rivelata da Dio, e che quindi non possa essere messa sullo stesso piano delle leggi civili occidentali, fondate sul consenso umano e modificabili nel tempo. Questa impostazione implica una visione in cui etica, diritto e religione sono profondamente intrecciati. Un ulteriore punto di frattura con l’Occidente riguarda la disuguaglianza giuridica tra uomo e donna: nella Sharia i diritti non sono simmetrici, con l’uomo che gode di una posizione giuridica prevalente nel matrimonio, nell’eredità, nella testimonianza e nella gestione familiare.
Sul piano penale, la Sharia entra in conflitto diretto con l’ordinamento italiano per la concezione della pena. Le pene corporali, le sanzioni predeterminate per alcuni reati e l’idea della punizione come espiazione religiosa sono incompatibili con un sistema che esclude trattamenti inumani o degradanti, tutela i diritti dell’imputato e concepisce la pena come strumento di proporzionalità, garanzia e rieducazione. La stessa Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha dichiarato in diverse sentenze che la Sharia è incompatibile con i principi fondamentali della democrazia, evidenziando come l’applicazione di norme sharaitiche contrarie all’ordine pubblico possa impedirne l’applicazione quale legge straniera e escludere l’efficacia di decisioni straniere che di esse fanno applicazione.
L’europarlamentare della Lega Anna Maria Cisint, ex sindaco di Monfalcone, ha commentato l’episodio denunciando quella che definisce “la galassia islamista che punta a conquistare l’Italia e l’Europa”. Secondo Cisint, si sta smontando pezzo dopo pezzo una rete organizzata di fondamentalisti che opera nell’ombra con un disegno chiarissimo: infiltrarsi in Occidente per sovvertirne l’ordine democratico. A questo mosaico si aggiungono nuovi tasselli: l’UCOII con le sue moschee finanziate da milioni di euro provenienti dal Qatar, come nel caso di Brescia, e il collegamento con l’istituto di formazione Bayan di Verona citato nel report dell’intelligence francese per la sua vicinanza ai Fratelli Musulmani. Si delinea così, con sempre maggiore evidenza, quella che viene descritta come la rete della Fratellanza Musulmana che organizza moschee, predicatori e centri di formazione per costruire consenso, plasmare fedeli militanti e orientare l’azione politica dell’islamismo radicale.
Nel luglio 2025 l’europarlamentare leghista Paolo Borchia ha presentato un’interrogazione parlamentare europea proprio sul caso Bayan, sottolineando come un recente rapporto dei servizi di intelligence francesi abbia analizzato l’architettura della rete europea della Fratellanza musulmana, evidenziando come essa si avvalga di istituti educativi per veicolare ideologie di matrice integralista. La fondazione Bayan, secondo i più autorevoli accademici e i servizi di sicurezza di diversi Stati membri, perseguirebbe un progetto politico volto all’islamizzazione dello spazio pubblico, in contrasto con i principi costituzionali alla base delle democrazie europee.
Il Centro Culturale Islamico di Brescia, che oggi ospita ogni giorno oltre cinquecento persone con picchi di oltre duemila fedeli per la cerimonia del venerdì, si trova dunque al centro di una rete internazionale di finanziamenti e collegamenti ideologici che solleva interrogativi sulla natura e gli obiettivi di queste strutture. La crescita della presenza islamica a Brescia è alimentata dall’arrivo di nuovi migranti fedeli ad Allah, dal ritmo sostenuto dei nuovi nati nelle famiglie musulmane e dalle frequenti conversioni all’islam di bresciani precedentemente cattolici. Il portavoce del centro, Morgan Abdel Rashid, bresciano convertito all’islam e laureato in scienze islamiche a Sana’a nello Yemen, ha confermato in passato che ogni settimana il centro accoglie nuovi fedeli che si convertono ad Allah, senza fare particolare proselitismo ma grazie ai tanti corsi di lingua e cultura tenuti nella struttura di via Corsica.
La strategia europea dei Fratelli Musulmani, come emerge dal rapporto francese, poggia su tre pilastri fondamentali: reislamizzazione, separatismo e subversione istituzionale. L’obiettivo dichiarato non sarebbe un confronto diretto con le autorità europee, bensì una lenta erosione delle basi repubblicane attraverso una presenza capillare nelle periferie urbane e un’attività incessante nel settore sociale. Il movimento adotterebbe una strategia a due facce: quando parla in francese o in italiano si proclama in difesa della cittadinanza musulmana e del dialogo interreligioso, ma quando parla in arabo adotta un linguaggio più esplicito, identitario e comunitarista, inferocito nei confronti dei valori occidentali, contro la laicità e la libertà delle donne.
L’uso del concetto di “islamofobia” viene criticato nel rapporto francese per la sua profonda ambiguità: dietro la denuncia di discriminazioni reali si celerebbe spesso una strategia per imporre norme religiose nello spazio pubblico e per accusare di razzismo chi difende la laicità. Il documento ministeriale invita a distinguere tra fede religiosa e progetto politico, sottolineando che la preoccupazione principale non è la religione in sé, ma il suo uso politico a fini di separazione comunitaria, radicalizzazione e pressione ideologica. I Fratelli Musulmani farebbero ricorso alla strategia del doppio discorso, un’infiltrazione graduale nella società per modificarla dall’interno mascherando le proprie intenzioni dietro un linguaggio conforme ai principi repubblicani.
Il caso di Brescia si inserisce in un quadro più ampio che coinvolge l’intera Europa. Secondo il Centro Europeo di Studi sulla Sicurezza, Qatar e Turchia fungono da sponsor finanziari e ideologici dei Fratelli Musulmani europei, con canali che attraversano fondazioni caritatevoli e istituzioni religiose. Il Qatar, attraverso la Qatar Charity e altre organizzazioni, ha investito massicciamente nella costruzione di moschee in tutto il continente, da Nantes a Mulhouse, da Marsiglia a Dublino, da Francoforte a Strasburgo, rimpiazzando i tradizionali paesi dai quali proviene l’immigrazione islamica e investendo logicamente nei luoghi di culto sotto controllo dei Fratelli Musulmani.
La questione assume particolare rilevanza in considerazione del fatto che l’UCOII ha ripetutamente richiesto un’intesa con lo Stato italiano ex articolo 8 della Costituzione, che consentirebbe alla comunità islamica di accedere all’otto per mille. Secondo quanto dichiarato dall’imam di Firenze Izzedin Elzir, presidente dell’UCOII, dal Qatar sarebbero arrivati venticinque milioni di euro in attesa di siglare tale intesa. La prospettiva di un riconoscimento formale di un’organizzazione che risulta essere il principale beneficiario di finanziamenti qatarioti e che mantiene collegamenti con centri formativi citati nei rapporti di intelligence per la vicinanza ai Fratelli Musulmani solleva questioni di sicurezza nazionale che non possono essere ignorate.
Il rapporto francese si conclude con un avvertimento chiaro: gli islamisti stanno perdendo influenza nel mondo arabo e si dedicano all’Europa. La realtà di questa minaccia, anche se a lungo termine e non caratterizzata da azioni violente, pone un rischio di danneggiamento del tessuto sociale e delle istituzioni repubblicane, minando la coesione nazionale. Gli islamisti saprebbero come sfruttare le debolezze di una democrazia, utilizzando le libertà garantite dai sistemi occidentali per perseguire obiettivi incompatibili con i valori fondamentali delle società europee. La vicenda del corso sulla Sharia a Brescia rappresenta dunque un tassello di un mosaico molto più ampio, che richiede attenzione e vigilanza da parte delle istituzioni e della società civile. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
