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Meteo, la Tendenza per la seconda metà di Gennaio 2026: le Ultime Novità

Dopo una breve pausa la seconda metà di gennaio 2026 potrebbe vedere il ritorno del freddo intenso sull’Italia.

La seconda metà di gennaio 2026 si preannuncia come un periodo caratterizzato da una netta discontinuità rispetto alla prima decade del mese, con una temporanea attenuazione del freddo seguita da un possibile ritorno di condizioni pienamente invernali. Le ultime elaborazioni dei principali centri di calcolo meteorologici internazionali delineano uno scenario complesso e dinamico, in cui il fenomeno del riscaldamento stratosferico improvviso potrebbe giocare un ruolo determinante nel ridefinire la circolazione atmosferica su scala continentale.

Dopo i primi giorni di gennaio dominati da correnti artiche che hanno portato nevicate fino a quote molto basse e temperature ampiamente sotto le medie stagionali, la seconda parte del mese dovrebbe segnare una prima svolta meteorologica ma non prima di una nuova irruzione di freddo artico che dovrebbe interessare l’Italia a partire dal weekend del 10-11 gennaio per esaurirsi però entro il 13 gennaio.

Dal 14 gennaio le proiezioni modellistiche suggeriscono un temporaneo rallentamento dell’apporto di aria fredda proveniente dalle alte latitudini, con conseguente risalita delle temperature su gran parte della Penisola. Il Centro-Sud dovrebbe sperimentare valori termici superiori alle medie climatiche di uno o due gradi centigradi, mentre al Nord-Ovest le condizioni potrebbero rimanere più fresche a causa della persistenza di inversioni termiche, nebbie e nubi basse nelle pianure e nelle vallate. Questa pausa dal freddo intenso non segnerà tuttavia un passaggio verso condizioni primaverili, ma piuttosto una fase di transizione durante la quale perturbazioni atlantiche di natura temperata potrebbero attraversare il bacino del Mediterraneo, portando precipitazioni diffuse specie sui settori tirrenici.

La componente più rilevante dell’evoluzione meteorologica della seconda metà di gennaio riguarda però quanto sta avvenendo nella stratosfera, a circa trentamila metri di quota. I dati forniti dai principali centri di ricerca internazionali, tra cui il Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Termine e la National Oceanic and Atmospheric Administration statunitense, evidenziano segnali inequivocabili di un riscaldamento stratosferico improvviso di notevole intensità, previsto raggiungere il proprio apice proprio attorno alla metà del mese. Questo fenomeno, noto tecnicamente come Stratospheric Sudden Warming, consiste in un drastico aumento delle temperature nella stratosfera polare, accompagnato dall’inversione dei venti zonali che normalmente soffiano da ovest verso est. Tale dinamica provoca l’indebolimento o addirittura la frammentazione del Vortice Polare, quella vasta area di bassa pressione che durante l’inverno ruota attorno all’Artico mantenendo confinato il freddo intenso alle latitudini polari.

Le analisi stratosferiche condotte dal Centro Scientifico per la Climatologia e la Meteorologia evidenziano un rafforzamento deciso della Circolazione di Brewer-Dobson e un conseguente incremento dei livelli di ozono stratosferico sull’area polare, parametri che storicamente si sono dimostrati precursori affidabili di eventi di riscaldamento stratosferico maggiori. Il confronto con situazioni analoghe verificatesi negli ultimi venticinque anni, in particolare durante i mesi di dicembre e gennaio degli anni 2000, 2003, 2005, 2008, 2009 e 2012, mostra come la maggior parte di questi episodi abbia portato a condizioni invernali particolarmente intense nel mese di gennaio successivo, con ondate di freddo significative e nevicate diffuse su gran parte del continente europeo.

L’aspetto cruciale del fenomeno stratosferico riguarda tuttavia i tempi di propagazione degli effetti verso la troposfera, lo strato atmosferico in cui si verificano i fenomeni meteorologici che condizionano direttamente la vita quotidiana. Non si tratta di un processo immediato: tra il momento del riscaldamento stratosferico e la manifestazione concreta degli effetti al suolo intercorre generalmente un intervallo temporale compreso tra dieci e venti giorni. Questo significa che se il picco del riscaldamento stratosferico dovesse verificarsi effettivamente dal 14 gennaio, come suggeriscono le attuali simulazioni, i primi effetti tangibili sulla circolazione troposferica potrebbero manifestarsi nella terza decade del mese, orientativamente tra il 20 gennaio e l’inizio di febbraio.

Le conseguenze attese di questa dinamica stratosferica sulla configurazione barica europea sono potenzialmente significative. I modelli matematici, in particolare il sistema di calcolo del Centro Europeo, mostrano con una certa insistenza la possibile formazione di un blocco anticiclonico di alta quota tra Islanda, Scandinavia e Groenlandia. Questa struttura agirebbe come una vera e propria barriera nei confronti delle correnti oceaniche miti e umide provenienti dall’Atlantico, favorendo al contempo la discesa verso sud di masse d’aria molto fredde provenienti dalle regioni orientali del continente europeo o addirittura dalla Siberia. In uno scenario di questo tipo, le correnti gelide verrebbero incanalate dai quadranti nord-orientali e orientali, trovando una via preferenziale per spingersi fino all’Europa centrale e meridionale.

Per l’Italia, questa evoluzione atmosferica potrebbe tradursi in un ritorno deciso del freddo invernale durante la terza e quarta settimana di gennaio. Le temperature potrebbero nuovamente scendere al di sotto delle medie stagionali con valori di uno o due gradi centigradi inferiori alla norma, specialmente sulle regioni settentrionali e su quelle del versante adriatico. Le zone alpine e prealpine potrebbero sperimentare temperature particolarmente rigide, con minime che nelle vallate potrebbero toccare valori compresi tra meno otto e meno dieci gradi centigradi, mentre in pianura Padana sono attese diffuse gelate notturne e diurne con valori prossimi allo zero o leggermente negativi. Il Centro Italia dovrebbe registrare massime comprese tra cinque e otto gradi centigradi e minime tra zero e tre gradi, mentre al Sud le temperature si manterrebbero su valori leggermente superiori ma comunque invernali, con massime tra otto e dodici gradi e minime raramente inferiori ai quattro o cinque gradi.

Dal punto di vista delle precipitazioni, la seconda metà di gennaio potrebbe vedere un’alternanza tra fasi più stabili e fasi perturbate. L’eventuale formazione di sistemi depressionari sul bacino del Mediterraneo, in interazione con l’aria fredda continentale presente in quota, potrebbe favorire lo sviluppo di vere e proprie ciclogenesi a carattere invernale. In questo scenario, non si può escludere la possibilità di nevicate fino a quote molto basse o addirittura in pianura, specie nelle regioni settentrionali come Piemonte, Lombardia orientale, Veneto ed Emilia-Romagna, nonché lungo il versante adriatico dal Friuli Venezia Giulia fino alle Marche e all’Abruzzo. Gli Appennini potrebbero vedere accumuli nevosi significativi, con quota neve che in occasione di episodi più intensi potrebbe scendere fino a quote collinari. Al Sud e sulle isole le precipitazioni assumerebbero prevalentemente carattere piovoso, salvo sulle aree interne e montuose dove la neve potrebbe cadere oltre gli ottocento o mille metri di quota.

Alcune simulazioni modellistiche ipotizzano addirittura, attorno al 20 gennaio, lo sviluppo di un ciclone invernale particolarmente intenso capace di generare precipitazioni abbondanti e nevicate diffuse su ampie porzioni del continente europeo. Questa evoluzione, simile a quella che ha recentemente interessato l’Europa centrale con estese nevicate fino in pianura in Germania, Polonia e altri paesi della Mitteleuropa, rimane tuttavia ancora incerta e necessita di conferme nei prossimi aggiornamenti modellistici. La traiettoria esatta delle masse d’aria fredda e il posizionamento preciso dei centri di alta e bassa pressione costituiscono variabili critiche che possono modificare radicalmente lo scenario previsto con spostamenti anche di poche centinaia di chilometri.

Le previsioni ufficiali dell’Aeronautica Militare per il periodo compreso tra il 15 e il 31 gennaio confermano una tendenza generale verso temperature leggermente sotto la media o in linea con i valori climatici, con alternanza tra fasi stabili caratterizzate da alta pressione, nebbie e gelate nelle zone di pianura e nelle vallate, e fasi perturbate con precipitazioni portate da sistemi frontali atlantici o da configurazioni cicloniche mediterranee. I venti potrebbero risultare sostenuti durante le fasi di maltempo, con mari mossi o molto mossi, mentre la quota neve sulle catene montuose dovrebbe mantenersi generalmente oltre i mille o millecinquecento metri, salvo episodi più freddi che potrebbero farla abbassare temporaneamente.

Le previsioni meteo vengono elaborate a partire dai dati forniti dai modelli internazionali ECMWF e GFS, successivamente verificati e interpretati dalla redazione di www.newsroomitalia.it - Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!