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Rocco, il filorusso bloccato al confine: espulso dall’Ucraina per tre anni dopo aver elogiato Putin

Il cittadino italiano Rocco, 53 anni, è stato espulso dall’Ucraina e bandito per tre anni dopo aver elogiato Putin su un autobus diretto a Kiev.

Un cittadino italiano di 53 anni, identificato con il nome di Rocco, si è visto negare l’ingresso in territorio ucraino e ricevere un divieto di accesso di tre anni dopo aver espresso pubblicamente la propria ammirazione per il presidente russo Vladimir Putin durante un viaggio in autobus dall’Italia verso Kiev. La vicenda, divenuta virale sui social network ucraini con oltre un milione di visualizzazioni, solleva interrogativi sul delicato equilibrio tra libertà di espressione e sicurezza nazionale in un Paese in guerra.

L’episodio si è verificato a bordo di un pullman diretto dall’Italia alla capitale ucraina. Durante una sosta del viaggio, Rocco ha avviato una conversazione con un’altra passeggera, Daria Melnychenko, alla quale ha manifestato apertamente le proprie posizioni filorusse. Secondo quanto riportato dalla donna sui social network, l’uomo avrebbe definito l’Ucraina “un pessimo paese”, criticato duramente il presidente Volodymyr Zelensky e dichiarato di rispettare Putin, considerandolo “una brava persona”.

La reazione della passeggera è stata immediata. Melnychenko, che viaggiava verso l’Ucraina, ha risposto all’italiano facendogli presente che stava esprimendo giudizi negativi sul suo Paese proprio mentre si apprestava a entrarvi, e che tale comportamento risultava quantomeno inopportuno. Rocco avrebbe replicato sostenendo che anche sua moglie, di nazionalità ucraina, condivideva le sue opinioni filorusse. La conversazione è stata udita anche da altri passeggeri presenti sul mezzo, alcuni dei quali hanno registrato un audio delle dichiarazioni dell’uomo.

Daria Melnychenko ha deciso di documentare quanto accaduto pubblicando un resoconto dettagliato sulla piattaforma Threads. Nel suo post, la donna ha raccontato l’intera vicenda, esprimendo sconcerto per il fatto che un cittadino straniero si recasse in Ucraina con l’intenzione di trascorrervi una vacanza pur manifestando posizioni fortemente critiche verso il Paese e il suo governo. Il contenuto è diventato rapidamente virale, raccogliendo oltre un milione di visualizzazioni e scatenando numerose reazioni da parte degli utenti ucraini, che hanno inondato la sezione commenti con critiche e commenti ironici. La vicenda ha inoltre generato una proliferazione di meme sulla figura di Rocco, trasformandolo in una sorta di personaggio involontario sui social network ucraini.

Nel frattempo, l’autobus ha proseguito il viaggio raggiungendo il checkpoint di Chop-Zahony, situato nell’oblast di Transcarpazia, al confine tra Ucraina e Ungheria. Questo valico rappresenta uno dei principali punti di attraversamento tra i due Paesi ed è l’unico checkpoint dove i treni possono transitare dalla frontiera ungherese verso quella ucraina. Le autorità di frontiera ucraine, informate della situazione attraverso il post pubblicato online dalla passeggera, hanno sottoposto Rocco e sua moglie a controlli approfonditi.

Il portavoce del Servizio di Guardia di Frontiera dello Stato ucraino, Andriy Demchenko, ha confermato che l’attenzione delle autorità è stata richiamata sulla vicenda proprio grazie alla segnalazione di una cittadina preoccupata. Una volta arrivato al valico di Chop, il cinquantatreenne italiano è stato sottoposto alle verifiche necessarie da parte degli ispettori di frontiera. Successivamente, Rocco e la moglie sono stati condotti dal supervisore di turno per la stesura di un rapporto ufficiale. Del caso sono stati informati sia il servizio di guardia di frontiera sia il Servizio di Sicurezza dell’Ucraina, noto con l’acronimo SBU.

Secondo quanto riferito dal giornalista ucraino Vitaliy Hlahola su Telegram, l’autobus è rimasto fermo al checkpoint mentre le autorità completavano le procedure. Durante il colloquio con i funzionari di frontiera, Rocco avrebbe ribadito le proprie opinioni filorusse, confermando di giustificare l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Tale dichiarazione ha costituito la base per la decisione finale delle autorità ucraine.

Al termine delle verifiche, all’italiano è stato negato l’ingresso nel Paese e gli è stato notificato un divieto di attraversamento della frontiera ucraina per un periodo di tre anni. Andriy Demchenko ha spiegato che l’uomo detiene posizioni filorusse e giustifica l’aggressione armata della Russia contro l’Ucraina, elementi che hanno portato alla decisione di rifiutare l’ingresso. A causa delle violazioni della legislazione ucraina, Rocco ha ricevuto i relativi provvedimenti amministrativi direttamente al confine.

La normativa ucraina in materia di ingresso degli stranieri prevede diverse sanzioni per chi viola le disposizioni vigenti, che vanno dalla multa al divieto di ingresso, dal rimpatrio forzato all’espulsione. In particolare, le autorità possono vietare l’ingresso a uno straniero quando ciò risulti necessario per garantire la sicurezza nazionale dell’Ucraina, per la protezione dell’ordine pubblico, della salute delle persone o per la tutela dei diritti dei cittadini ucraini. Secondo la legislazione ucraina, il divieto di ingresso può essere disposto dagli organi territoriali del Servizio di Sicurezza Interno, dagli organi dell’SBU o dal servizio di frontiera, e può avere una durata variabile che arriva fino a dieci anni nei casi più gravi.

Nel caso specifico di Rocco, la decisione delle autorità ucraine si è basata sul principio che le sue dichiarazioni pubbliche a sostegno della Russia e della politica di Putin costituissero una potenziale minaccia per la sicurezza nazionale e l’ordine pubblico del Paese. L’Ucraina, dal febbraio 2022, si trova in stato di guerra a seguito dell’invasione su larga scala da parte delle forze armate russe, e le autorità adottano misure rigorose nei confronti di chiunque esprima posizioni considerate ostili agli interessi nazionali o di sostegno all’aggressore.

La vicenda di Rocco si inserisce in un contesto più ampio di controlli stringenti alle frontiere ucraine. Durante il conflitto, le autorità hanno intensificato le verifiche sui cittadini stranieri in ingresso nel Paese, prestando particolare attenzione a eventuali comportamenti o dichiarazioni che possano essere interpretati come a sostegno della Russia o contrari agli interessi dell’Ucraina. In diverse occasioni, giornalisti e cittadini stranieri sono stati sottoposti a controlli approfonditi o hanno visto negato l’accesso al territorio ucraino a causa di presunti legami con Mosca o per aver espresso opinioni considerate filorusse.

La reazione online alla vicenda è stata immediata e veemente. Gli utenti dei social network ucraini hanno trasformato Rocco in un caso mediatico, creando numerosi meme e commenti sarcastici sulla sua figura. Molti hanno sottolineato l’assurdità della situazione: un cittadino straniero che si reca in un Paese in guerra pur manifestando sostegno per la nazione aggressore. Altri hanno espresso soddisfazione per la decisione delle autorità di frontiera di negare l’ingresso all’italiano, considerandola una misura necessaria e proporzionata alla gravità delle dichiarazioni.

La storia ha suscitato dibattito anche oltre i confini ucraini. Alcuni osservatori hanno sollevato interrogativi sulla legittimità di negare l’ingresso a un cittadino straniero sulla base delle sue opinioni politiche, sottolineando il rischio di derive autoritarie. Altri, tuttavia, hanno difeso la posizione delle autorità ucraine, evidenziando che in un contesto di guerra il Paese ha il diritto di proteggere la propria sicurezza nazionale e di impedire l’accesso a persone che potrebbero rappresentare una minaccia, anche solo sul piano propagandistico.

La moglie di Rocco, cittadina ucraina, è stata anch’essa coinvolta nella vicenda. Secondo le ricostruzioni, la donna avrebbe condiviso le posizioni del marito, sostenendo apertamente Putin e criticando il governo di Kiev. Non è chiaro se anche a lei sia stato impedito l’ingresso in Ucraina o se abbia potuto attraversare il confine in quanto cittadina ucraina. La legislazione ucraina stabilisce che i cittadini del Paese hanno il diritto di rientrare nel territorio nazionale, anche se possono essere sottoposti a verifiche e, in casi estremi, a procedimenti giudiziari se sospettati di collaborazionismo con il nemico.

Il caso di Rocco rappresenta un esempio paradigmatico delle tensioni generate dal conflitto russo-ucraino anche sul piano delle libertà individuali e dei diritti civili. Da un lato, la necessità per l’Ucraina di proteggere la propria sicurezza nazionale e di contrastare la propaganda filorussa giustifica misure rigorose nei confronti di chi esprime sostegno per l’aggressore. Dall’altro, il diniego di ingresso basato su dichiarazioni politiche solleva interrogativi sulla proporzione tra la minaccia rappresentata e la sanzione applicata.

La vicenda ha inoltre evidenziato il ruolo crescente dei social network nella sorveglianza e nel controllo dei comportamenti ritenuti inappropriati o pericolosi. La denuncia pubblica di Daria Melnychenko su Threads ha di fatto innescato l’intervento delle autorità, trasformando una conversazione privata su un autobus in un caso di rilevanza nazionale. Questo fenomeno, che alcuni definiscono “giustizia sociale digitale”, solleva questioni complesse sul confine tra responsabilità civica e delazione, tra tutela della sicurezza nazionale e rispetto della privacy individuale.

Al termine dell’episodio, Rocco e sua moglie hanno dovuto fare ritorno in Italia senza poter entrare in territorio ucraino. L’uomo ha ricevuto un foglio di via e un bando triennale, che gli impedirà di visitare l’Ucraina fino al 2029. Non è noto se l’italiano intenda impugnare la decisione delle autorità ucraine o se abbia presentato ricorso contro il provvedimento. Secondo la legislazione ucraina, le decisioni amministrative relative al diniego di ingresso possono essere contestate attraverso le procedure legali previste, sebbene i tempi e l’esito di tali ricorsi siano spesso incerti.

La storia di Rocco è destinata a rimanere un caso emblematico delle conseguenze che possono derivare dall’espressione pubblica di opinioni politiche controverse in un contesto di conflitto. In un’epoca in cui i social network amplificano e diffondono rapidamente ogni contenuto, le dichiarazioni individuali possono avere ripercussioni immediate e durature, trasformando episodi apparentemente marginali in questioni di rilevanza nazionale e internazionale. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!