A Firenze, culla del Rinascimento e cuore di una tradizione cristiana che ha plasmato arte, diritto e cultura europea, il Consiglio comunale riunito a Palazzo Vecchio ha bocciato la mozione che chiedeva di favorire la presenza di crocifissi e presepi negli istituti scolastici di ogni ordine e grado. Una decisione che riapre una frattura non solo politica, ma culturale, attorno al significato dell’identità italiana nello spazio pubblico.
La proposta, presentata da un consigliere di opposizione, mirava a riaffermare il valore dei simboli cristiani come espressione della storia e delle tradizioni del Paese. La maggioranza ha respinto l’atto richiamando il principio di autonomia scolastica sancito dal Dpr 275/1999 e sostenendo che eventuali scelte in materia spettino ai dirigenti e ai consigli d’istituto. Una posizione formalmente ineccepibile sul piano giuridico, ma che, sul piano politico, appare come una presa di distanza netta da un patrimonio simbolico che ha accompagnato generazioni di studenti.
Secondo l’amministrazione del Comune di Firenze, l’esposizione di crocifissi e presepi dovrebbe inserirsi in iniziative inclusive, rispettose della pluralità religiosa e culturale della società contemporanea, evitando di privilegiare una confessione rispetto ad altre. Una linea che viene rivendicata come difesa della laicità dello Stato e della funzione educativa della scuola come luogo di dialogo.
Eppure, il rischio evidente è che, in nome di una neutralità astratta, si finisca per rimuovere ciò che è concretamente radicato nella storia del Paese. Il crocifisso e il presepe non sono soltanto oggetti di culto, ma simboli che hanno attraversato secoli di civiltà, ispirando arte, diritto e coesione sociale. Ridurli a elementi da esporre solo previa autorizzazione o nell’ambito di progetti “inclusivi” significa, di fatto, relegarli a presenza opzionale, subordinata alle sensibilità del momento.
La scelta del Consiglio comunale non vieta formalmente i simboli cristiani nelle scuole, ma li affida esclusivamente alla discrezionalità dei singoli istituti. È una decisione che, pur muovendosi nel solco dell’autonomia scolastica, manda un segnale politico chiaro: la tradizione maggioritaria non può più considerarsi riferimento condiviso, bensì elemento da bilanciare e, se necessario, da mettere tra parentesi.
In una città che ha dato i natali a una parte decisiva della cultura occidentale, il dibattito su crocifisso e presepe si trasforma così in uno specchio di un interrogativo più ampio: se la laicità debba tradursi in equilibrio tra identità diverse o, piuttosto, in una progressiva ritirata dei simboli che hanno costruito l’identità stessa. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
