Una struttura educativa immersa nel verde della pedemontana trevigiana, priva di banchi, campanelle e registri, ha dovuto chiudere i battenti dopo un’ispezione dei carabinieri del Nucleo antisofisticazioni e sanità di Treviso. L’edificio al civico 5 di via Ca’ Corniani a Monfumo, gestito dall’associazione Il Noce di Pieve del Grappa, si presentava come una scuola alternativa basata sul contatto con la natura e su un modello educativo lontano dai canoni tradizionali. Gli ispettori dell’Unità sanitaria locale 2 Marca Trevigiana e i militari hanno accertato che la struttura operava in totale assenza delle autorizzazioni previste dalla normativa vigente per i servizi educativi rivolti all’infanzia.
Il controllo, scattato lo scorso 15 dicembre su segnalazione, ha portato alla luce una realtà complessa. All’interno del casolare i verificatori hanno trovato 14 bambini di età compresa tra i 2 e i 5 anni impegnati in attività riconducibili a un servizio educativo per la prima infanzia. In un’altra area dello stesso complesso erano presenti 9 ragazzi tra gli 8 e i 10 anni che stavano seguendo percorsi di istruzione parentale, il cosiddetto homeschooling. Secondo quanto emerso dalla documentazione acquisita durante l’ispezione, i genitori dei minori avevano formalmente aderito alla formula dell’istruzione parentale, pratica del tutto legale in Italia purché vengano rispettati specifici obblighi, a partire dalla comunicazione annuale alle autorità scolastiche e dalla verifica del raggiungimento degli obiettivi previsti dal ministero.
La questione centrale emersa dai controlli riguarda proprio la configurazione dell’attività svolta nella struttura. I bambini che formalmente risultavano impegnati nell’istruzione parentale non studiavano nelle rispettive abitazioni, come previsto dalla normativa, ma erano di fatto aggregati in una struttura che configurava un’attività assimilabile a quella scolastica. Per aprire un servizio educativo rivolto alla prima infanzia sono necessarie autorizzazioni specifiche e il rispetto di rigorosi requisiti strutturali, organizzativi e amministrativi. Nel caso della struttura di Monfumo, tali autorizzazioni non risultano mai essere state richieste né ottenute. L’associazione Il Noce, come riportato nel verbale citato nell’ordinanza sindacale, non ha esibito alcun documento autorizzativo, dichiarando di non averlo mai richiesto alle competenti autorità.
Va precisato che dalle verifiche effettuate non sono emerse criticità sotto il profilo igienico-sanitario. Gli spazi e i locali sono risultati conformi alle norme di sicurezza e la struttura appariva pulita e ordinata. Proprio per questo motivo non sono stati disposti sequestri né provvedimenti di natura penale, ma esclusivamente sanzioni di carattere amministrativo. A seguito dell’ispezione, i carabinieri e il personale dell’Ulss hanno trasmesso il verbale al Comune di Monfumo, chiedendo l’adozione di provvedimenti urgenti per tutelare la salute pubblica e intimando all’associazione la cessazione immediata dell’attività ritenuta illecita.
Il sindaco di Monfumo, Luciano Ferrari, ha emesso un’ordinanza il 23 dicembre scorso con cui ha disposto la chiusura della struttura. Il provvedimento, pubblicato all’albo pretorio, vieta lo svolgimento del servizio educativo per l’infanzia, dell’attività di homeschooling e istruzione parentale, nonché la somministrazione e il riscaldamento di alimenti all’interno dei locali. L’ordinanza è stata adottata con carattere di contingibilità e urgenza, considerata la presenza di minori, e prevede sanzioni penali in caso di inottemperanza. L’amministrazione comunale ha sottolineato che il provvedimento è stato preso per tutelare la salute pubblica, con particolare riferimento alla presenza dei bambini.
Secondo quanto ricostruito da fonti locali, la scuola sarebbe nata circa dieci anni fa per iniziativa di una coppia di Crespano, entrambi kinesiologi e naturopati, e nella struttura lavorerebbero una decina di insegnanti, tutti in possesso di regolare diploma per esercitare la professione. Le rette richieste alle famiglie si aggiravano intorno ai 300-350 euro mensili. La struttura ha registrato un significativo incremento delle iscrizioni durante il periodo della pandemia da Covid-19, quando molte famiglie hanno iniziato a cercare alternative al sistema scolastico tradizionale.
Una ex insegnante che ha lavorato nella struttura come supplente ha raccontato che il metodo didattico adottato era molto diverso da quello tradizionale e questo valeva per tutte le materie. L’ambiente era estremamente pulito e ordinato, anche perché i bambini trascorrevano molto tempo sul pavimento. Pur ritenendo le educatrici preparate, la docente ha sempre pensato che i bambini potessero incontrare difficoltà di integrazione una volta arrivati alle scuole medie, trattandosi di un contesto molto particolare e piuttosto isolato. Secondo la testimonianza, molti genitori contrari alle vaccinazioni avevano scelto quella struttura soprattutto durante la pandemia, quando i figli non avrebbero potuto rientrare nelle classi tradizionali a causa della mancata vaccinazione contro il Covid. Per questo motivo arrivavano famiglie anche da molto lontano, dato che in zona non esistevano realtà simili. All’inizio c’erano prevalentemente bambini e genitori non vaccinati, per una scelta educativa pensata per evitare difficoltà di convivenza con altri. Le classi erano composte da sei o sette alunni. In seguito la scuola ha iniziato a funzionare a pieno regime.
Il fenomeno delle scuole nel bosco e dell’istruzione parentale ha conosciuto una crescita significativa in Italia negli ultimi anni. Secondo i dati forniti dal ministero dell’Istruzione, se nell’anno scolastico 2018-2019 gli studenti educati a casa dai genitori erano circa 5.126, già nel 2020-2021 questo numero aveva raggiunto i 15.361, triplicando in poco tempo. Per l’anno scolastico 2024-2025 il ministero ha registrato circa 16.000 studenti istruiti da casa, a fronte di un totale di oltre 7 milioni di studenti tornati tra i banchi di scuola. Si tratta di una quota estremamente ridotta, pari allo 0,23 per cento degli alunni totali, ma in costante crescita. Il boom si è verificato soprattutto a seguito della pandemia, quando le preoccupazioni legate alla gestione sanitaria nelle scuole hanno spinto molte famiglie a cercare soluzioni alternative.
Le cosiddette scuole nel bosco sono nate sul modello nordeuropeo, particolarmente diffuso nei paesi scandinavi dove l’educazione in natura rappresenta una delle basi pedagogiche. In Italia il movimento ha preso piede negli ultimi dieci anni, con una crescita accelerata durante la crisi sanitaria. Oltre agli asili nel bosco, si sta assistendo a una proliferazione di scuole senza banchi e orari, che privilegiano la relazione con l’ambiente, il gioco libero e l’apprendimento esperienziale. Dopo la pandemia in Italia sono attive oltre duecento realtà di questo tipo. Tuttavia questa espansione ha generato anche problematiche legate al mancato rispetto delle normative su sicurezza e autorizzazioni, dando luogo a episodi di chiusura sempre più frequenti nel panorama nazionale.
La normativa italiana prevede che i servizi educativi per la prima infanzia, rivolti a bambini di età inferiore ai tre anni, debbano ottenere specifiche autorizzazioni al funzionamento rilasciate dai Comuni nel cui territorio sono ubicati. Il decreto legislativo 65 del 2017 ha istituito il sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita fino a sei anni, definendo gli standard strutturali, organizzativi e qualitativi che devono essere rispettati. Le Regioni hanno il compito di disciplinare le attività di autorizzazione, accreditamento e vigilanza, individuando le sanzioni da applicare per le violazioni accertate. Gli enti locali, singolarmente o in forma associata, devono autorizzare, accreditare e vigilare sui soggetti privati per l’istituzione e la gestione dei servizi educativi per l’infanzia.
L’istruzione parentale, invece, resta un diritto riconosciuto dall’ordinamento italiano, ma oggi entra in una fase di maggiore regolazione e controllo. Con le nuove linee guida del ministero dell’Istruzione e del Merito, trasmesse nel dicembre 2025, sono stati rafforzati controlli, scadenze ed esami annuali, chiarendo obblighi per le famiglie e ruolo di vigilanza delle scuole, con sanzioni più severe in caso di inadempienze. Le famiglie devono presentare ogni anno una comunicazione formale al dirigente scolastico di una scuola del territorio di residenza, allegando una dichiarazione con cui attestano di possedere la capacità tecnica o economica necessaria per provvedere all’istruzione dei figli e un progetto didattico-educativo coerente con le indicazioni nazionali. Gli studenti devono sostenere annualmente esami di idoneità fino all’assolvimento dell’obbligo di istruzione.
L’associazione Il Noce, per ora, ha scelto la linea del silenzio ma fa intendere che la partita è tutt’altro che chiusa e continuerà molto probabilmente in sede giudiziaria. L’ordinanza prevede infatti la possibilità per l’associazione di presentare ricorso al tribunale amministrativo regionale entro sessanta giorni dalla notifica. Il caso di Monfumo riporta all’ordine del giorno la questione fondamentale della regolamentazione delle forme di istruzione extra-istituzionale e del difficile equilibrio tra la libertà educativa delle famiglie, riconosciuta dall’articolo 30 della Costituzione, e la necessità di garantire standard minimi di qualità e sicurezza per tutti i minori. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
