Un’inversione barica su scala emisferica, alimentata da un vortice polare sempre più indebolito e da un poderoso anticiclone russo-siberiano, potrebbe spalancare le porte al Burian sull’Europa già a partire dalla terza decade di gennaio. L’attuale configurazione sinottica evidenzia come il pattern atmosferico sull’emisfero boreale stia attraversando una fase di forte destabilizzazione, favorita da un forcing troposferico che ha portato alla frammentazione del vortice polare stratosferico fin dalle settimane antecedenti il Natale. Tale indebolimento, ormai conclamato, ha già consentito alcune sortite di masse d’aria artica verso latitudini più basse, ma senza interessare in modo diretto e persistente l’Europa centro-occidentale, Italia inclusa.
Il primo scorcio del mese, infatti, ha visto il dominio di correnti atlantiche umide e miti, responsabili di un clima insolitamente autunnale, con il Mediterraneo centrale interessato da una vivace attività ciclonica. Nei prossimi giorni, fino almeno al 19 gennaio, tale configurazione rimarrà sostanzialmente invariata: l’Europa occidentale continuerà a sperimentare una prevalenza di flussi zonali, con precipitazioni anche intense al Sud e sulle Isole Maggiori, e temperature sopra media per il periodo.
Diverso il discorso per l’Europa orientale, dove il raffreddamento radiativo notturno e una copertura nevosa particolarmente estesa stanno contribuendo alla formazione e al consolidamento di un anticiclone termico di matrice continentale. Questa figura barica, associata a valori pressori prossimi ai 1055 hPa sul bassopiano sarmatico, rappresenta un elemento chiave nello sviluppo di possibili irruzioni di aria gelida verso ovest.
Dal 20 gennaio in poi, la graduale erosione della corrente a getto zonale sul Nord Atlantico, accompagnata da una crescente ondulazione del flusso, potrebbe innescare un cambiamento radicale del regime atmosferico. L’attivazione di correnti orientali fredde, pilotate dal blocco anticiclonico russo-scandinavo e dalla presenza di un’alta pressione polare secondaria, aprirebbe così un’autostrada per il Burian: un flusso gelido, continentale, molto secco all’origine ma capace di caricarsi di umidità attraversando il Mar Nero o l’Adriatico, potenzialmente in grado di determinare ondate di gelo estremo e nevicate fino in pianura anche sulla nostra Penisola.
Tuttavia, ad oggi, la traiettoria precisa di queste masse d’aria rimane fortemente incerta. I principali modelli numerici a media e lunga scadenza (come ECMWF e GFS) convergono su un’elevata probabilità di una ripresa del flusso da est nella terza decade di gennaio, ma divergono ancora sulle modalità di coinvolgimento dell’Europa centrale e meridionale. Alcuni run ipotizzano una traiettoria meridiana in discesa verso i Balcani e poi sull’Italia, altri invece limitano l’affondo freddo alla sola Europa orientale.
Quel che è certo è che la situazione merita la massima attenzione da parte della comunità meteorologica: la combinazione fra un vortice polare ai minimi storici di coesione, un poderoso anticiclone siberiano e un getto polare rallentato rappresenta un cocktail potenzialmente esplosivo. La storia recente ci insegna che eventi simili hanno preceduto ondate gelide memorabili, come quelle del gennaio 1985, del febbraio 2012 o del più recente febbraio 2018.
In conclusione, mentre l’Italia continua a fare i conti con piogge e instabilità di stampo autunnale, lo sguardo è rivolto ad Est, verso le steppe gelide da cui potrebbe scendere fra il 20 gennaio e i primi giorni di febbraio il famigerato Burian. Ma per conferme definitive, servirà ancora qualche giorno di osservazione e analisi modellistica.
Le previsioni meteo vengono elaborate a partire dai dati forniti dai modelli internazionali ECMWF e GFS, successivamente verificati e interpretati dalla redazione di www.newsroomitalia.it - Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
