In Italia, per i giovani sotto i trent’anni, l’autonomia abitativa è sempre più un miraggio. L’ultimo rapporto Ocse lo certifica con numeri impietosi: il 79% degli under 30 vive ancora con i genitori. Peggio di noi, nel mondo industrializzato, fa soltanto la Corea del Sud con l’82%. Un dato che non sorprende più, ma che colpisce per la sua stagnazione: da anni il nostro Paese resta ancorato agli ultimi posti di una classifica che misura la capacità dei giovani di rendersi indipendenti. Non si tratta solo di cultura o tradizione familiare, come spesso si tende a banalizzare: la radice del problema è strutturale, economica e profondamente sociale.
Il confronto internazionale rende ancora più evidente la portata del divario. In Danimarca, solo il 12% dei giovani adulti vive in famiglia. In Svezia e Finlandia le percentuali restano sotto il 22%. Anche paesi a noi più vicini per struttura economica e demografica – come Francia e Germania – mostrano un quadro decisamente più favorevole all’indipendenza giovanile, con tassi di coabitazione familiare rispettivamente del 44% e del 33%. Al contrario, Italia, Spagna e Grecia restano agganciate al fondo, accomunate da un mercato immobiliare ostile, una precarietà occupazionale cronica e un sistema di welfare poco efficace nel sostenere la transizione alla vita adulta.
Dietro le cifre si nasconde una realtà ormai consolidata: gli affitti sono sempre più proibitivi, specie nelle grandi città, e l’accesso ai mutui è diventato un traguardo per pochi, spesso fuori portata per chi non può contare sul sostegno economico familiare. In questo scenario, l’acquisto della casa – un tempo simbolo del passaggio all’età adulta – è oggi un privilegio per chi ha già accumulato risorse. Secondo le rilevazioni di Tecnocasa, il 51,4% degli immobili in Italia viene acquistato senza ricorrere al mutuo. Una cifra che potrebbe far pensare a una ripresa del potere d’acquisto, ma che in realtà riflette l’attivismo di una fascia di popolazione più anziana e benestante. Gli under 34 che riescono a comprare casa senza finanziamento sono appena il 17% sul totale.
Il problema, dunque, non è solo di accesso, ma di prospettiva: per milioni di giovani italiani, il futuro appare bloccato, sospeso in una fase di attesa. L’indipendenza abitativa – e con essa quella economica e sociale – viene rimandata a data da destinarsi. Una condizione che influisce sulle scelte di vita, sulle relazioni, persino sulla natalità. Non a caso, l’Italia è uno dei paesi con l’età media più alta per l’uscita dalla famiglia d’origine e tra quelli con il più basso tasso di fertilità in Europa.
Alla luce di questi dati, diventa centrale la partita politica sul nuovo piano casa annunciato dal Governo. Le istituzioni sono chiamate a colmare una frattura che non è solo generazionale, ma sistemica. Senza misure concrete per sostenere il reddito, calmierare i prezzi degli affitti, ampliare l’accesso al credito e incentivare l’housing sociale, l’Italia rischia di cristallizzare una situazione di immobilismo che ostacola la crescita del Paese nel suo complesso. Perché un’intera generazione che non riesce a spiccare il volo è un costo, non solo umano, ma economico e sociale. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
