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Le profezie di Nostradamus per il 2026: “L’Occidente perderà la sua luce”

Le nuove interpretazioni delle quartine del veggente francese del XVI secolo: dal Grande Sciame ai conflitti globali, dal crollo dell’Occidente al verso finale di speranza. Con il caveat degli studiosi: sono metafore, non predizioni.

Con l’avvicinarsi di un nuovo anno, le profezie di Nostradamus tornano puntualmente a catturare l’attenzione di milioni di persone in tutto il mondo. Le nuove interpretazioni dei versi contenuti ne Les Propheties — la raccolta di 942 quartine scritte in un misto di latino arcaico e francese medievale che Michel de Nostredame pubblicò per la prima volta nel 1555 — dipingono un 2026 carico di tensioni geopolitiche, conflitti su vasta scala, rivoluzioni tecnologiche e, in chiusura, un cauto spiraglio di rinnovamento. Nel corso dei secoli, l’opera del veggente francese è stata collegata a eventi di portata globale: dal Grande Incendio di Londra alle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, fino alla pandemia da Covid-19.

Tra le quartine più discusse per il 2026 vi è quella che menziona un “grande sciame di api” che emerge dall’oscurità della notte. Gli analisti interpretano lo sciame come metafora di attori politici influenti, tra cui Donald Trump e Vladimir Putin. Alcune letture suggeriscono che il verso alluda a nuovi negoziati in Medio Oriente guidati dal presidente americano — che gli interpreti più audaci ribattezzano “Re Donald” — oppure a svolte geopolitiche favorevoli alla Russia nel contesto dell’invasione dell’Ucraina. Un altro verso, “Sette mesi di grande guerra, gente morta per il male”, è stato collegato da alcuni commentatori a un conflitto prolungato che coinvolge leader risoluti, con riferimenti speculativi sia a Trump che al presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Non mancano i presagi di crisi in Europa. Un verso che cita il Ticino, il cantone svizzero al confine con l’Italia settentrionale, afferma che la regione sarà “inondata di sangue”: sebbene non vi sia consenso sul significato letterale, gli analisti lo leggono come simbolo di disordini destinati a diffondersi nei corridoi europei, già alle prese con tensioni politiche e mobilitazioni militari crescenti. Particolarmente inquietante è il riferimento al dio romano della guerra: Nostradamus scrisse che quando Marte “governa il suo percorso tra le stelle”, il sangue “spruzzerà il santuario”, un verso interpretato come indicativo di un’intensificazione del conflitto globale nel 2026, con il coinvolgimento potenziale dell’Europa occidentale e delle potenze asiatiche.

Sul fronte degli equilibri di potere, un verso ha acceso il dibattito tra gli studiosi: “Tre fuochi sorgono dai lati orientali, mentre l’Occidente perde la sua luce in silenzio”. L’interpretazione prevalente legge in queste parole un riflesso del cambiamento negli assetti geopolitici globali, con l’Oriente — e in particolare la Cina — che acquisisce dominanza strategica e tecnologica. Alcuni commentatori moderni collegano il verso al rapido avanzamento dell’intelligenza artificiale nei Paesi asiatici e allo sconvolgimento economico che l’automazione potrebbe innescare nei mercati del lavoro occidentali.

Nonostante il tono cupo di buona parte delle quartine, le interpretazioni per il 2026 si chiudono con una nota di speranza. Il verso “Le ombre cadranno, ma l’uomo di luce sorgerà” è letto dagli analisti come un messaggio di rinnovamento collettivo, forse allusivo a un nuovo leader o a un cambiamento sociale profondo. Gli studiosi più cauti, tuttavia, invitano alla prudenza: i versi di Nostradamus sono intrinsecamente metaforici e possono essere riferiti a qualsiasi epoca e contesto. Le connessioni con l’attualità, più che da reali predizioni, derivano da letture moderne che rispondono alle nostre ansie collettive — guerre, crisi economiche, disastri naturali e rivoluzioni tecnologiche — temi che popolano il dibattito pubblico contemporaneo ben più di quanto non accadesse nella Francia del Cinquecento. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!