Una nuova pillola orale per il trattamento del diabete di tipo 2 e dell’obesità ha dimostrato una maggiore efficacia rispetto alla semaglutide, tra i farmaci più prescritti per la perdita di peso e il controllo della glicemia. I risultati dello studio di Fase 3 denominato ACHIEVE 3 sono stati pubblicati sulla rivista scientifica TheLancet e riguardano l’orforglipron, molecola sviluppata dalla casa farmaceutica statunitense Eli Lilly.
Come la semaglutide, anche l’orforglipron appartiene alla classe degli agonisti del peptide 1 simile al glucagone, noti come farmaci GLP-1. Questi composti imitano l’azione di un ormone naturale, stimolando il rilascio dell’insulina, riducendo l’appetito e rallentando il transito del cibo nell’apparato digerente. La differenza chiave è che l’orforglipron è un agonista non peptidico, il che ne semplifica la produzione e la somministrazione: si assume per via orale una volta al giorno, senza necessità di prenderlo a stomaco vuoto.
Lo studio è stato condotto da un team internazionale guidato da scienziati del Southwestern Medical Center dell’Università del Texas, in collaborazione con istituti in Giappone, Argentina, Messico e Stati Uniti. I ricercatori, coordinati dal dottor Julio Rosenstock, hanno coinvolto circa 1.700 adulti con diabete di tipo 2 non adeguatamente controllato con metformina, con livelli di emoglobina glicata compresi tra il 7,0 e il 10,5 per cento e un indice di massa corporea di almeno 25 kg/m². I partecipanti sono stati seguiti per 52 settimane, da settembre 2022 ad agosto 2025, e assegnati casualmente a quattro trattamenti: orforglipron da 36 o 12 milligrammi e semaglutide da 14 o 7 milligrammi.
I dati raccolti mostrano che l’orforglipron ha ridotto i livelli di emoglobina glicata in misura superiore rispetto alla semaglutide: rispettivamente del 1,71 e dell’1,91 per cento contro l’1,23 e l’1,47 per cento della semaglutide, nelle due tipologie di dosaggio. Anche la perdita di peso è risultata maggiore, attestandosi tra il 6 e l’8 per cento per l’orforglipron, contro il 4-5 per cento della semaglutide.
Sul fronte degli effetti indesiderati, il nuovo farmaco ha mostrato un profilo complessivamente paragonabile a quello degli altri agenti GLP-1, risultando generalmente ben tollerato. Tuttavia, la percentuale di pazienti che hanno abbandonato il trattamento per reazioni avverse è risultata circa doppia rispetto alla semaglutide: tra il 9 e il 10 per cento contro il 4-5 per cento. Le cause principali di abbandono sono stati disturbi gastrointestinali. È stato osservato anche un superiore aumento della frequenza cardiaca nei pazienti trattati con orforglipron.
I farmaci della classe GLP-1 sono associati anche a rare reazioni gravi, come pancreatite acuta e disturbi visivi, e devono essere assunti esclusivamente sotto stretto controllo medico. Alla luce dei risultati positivi dello studio, è probabile che Eli Lilly presenti richiesta di autorizzazione all’immissione in commercio alle principali agenzie regolatorie, FDA ed EMA, con l’obiettivo di ottenere il via libera entro la fine dell’anno. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
