Il prezzo del petrolio rallenta dopo i picchi registrati nella notte ma resta stabilmente sopra la soglia psicologica dei 100 dollari al barile, sostenuto dalle tensioni geopolitiche legate alla guerra in Iran, al blocco dello Stretto di Hormuz e agli attacchi contro impianti energetici nel Golfo.
Il greggio statunitense Wti del Texas guadagna il 15% e si attesta a 104,9 dollari al barile, mentre il Brent del Mare del Nord segna un balzo del 17% a 108,5 dollari. L’impennata delle quotazioni riflette i timori dei mercati per possibili interruzioni nelle forniture globali, considerando il ruolo cruciale dello Stretto di Hormuz nel trasporto di una quota rilevante del petrolio mondiale.
Di fronte alla nuova fiammata dei prezzi, i Paesi del G7 sarebbero pronti a valutare un intervento coordinato sulle riserve strategiche di greggio. Secondo quanto riportato dal Financial Times, i governi delle principali economie industrializzate discuteranno oggi la possibilità di un rilascio congiunto delle scorte petrolifere per contenere la corsa delle quotazioni e stabilizzare i mercati energetici.
Una riunione online è prevista alle 8.30 di New York, le 14.30 in Italia. L’iniziativa potrebbe coinvolgere anche l’Agenzia internazionale per l’energia e richiamerebbe precedenti interventi analoghi adottati in passato, tra cui quello deciso dopo l’invasione dell’Ucraina, quando i Paesi industrializzati liberarono parte delle riserve strategiche per mitigare gli effetti della crisi energetica. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
