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Medio Oriente, Pizzaballa: “Dolore è di tutti ma c’è chi occupa e chi è occupato”

Il patriarca di Gerusalemme invita a distinguere le responsabilità nel conflitto, sottolineando che riconoscere le differenze tra chi detiene il potere e chi lo subisce è essenziale per giustizia e verità.
Credit © Vatican News

Nella Terra Santa attraversata da una sofferenza diffusa e persistente, il patriarca latino di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, richiama con forza alla necessità di distinguere senza dividere, di comprendere senza semplificare. In una lettera pastorale rivolta ai fedeli della diocesi, il cardinale affronta il nodo del dolore collettivo che segna la regione, sottolineando come esso non possa essere ridotto a una narrazione uniforme.

“Il dolore attraversa tutta la Terra Santa ma le situazioni non sono tutte identiche”, scrive Pizzaballa, indicando con chiarezza che la sofferenza, pur condivisa, assume forme e responsabilità differenti a seconda dei contesti. Un’affermazione che si inserisce in un dibattito delicato e spesso polarizzato, nel quale il rischio è quello di appiattire le differenze in nome di una solidarietà indistinta.

Il cardinale mette in guardia da ogni tentativo di gerarchizzare la sofferenza: “Non si può stilare una graduatoria della sofferenza”. Tuttavia, precisa, ciò non significa ignorare le asimmetrie di potere che caratterizzano il conflitto. Al contrario, riconoscerle diventa un passaggio imprescindibile per un’analisi onesta e per un autentico cammino di pace. “Esiste una differenza tra chi esercita il potere e chi lo subisce, tra chi governa e chi è governato, tra chi possiede le armi e chi ne è minacciato, tra chi occupa e chi è occupato”, afferma con nettezza.

Parole che non intendono alimentare divisioni, ma piuttosto restituire complessità a una realtà spesso semplificata. Per Pizzaballa, infatti, la distinzione delle responsabilità non è un atto politico, bensì etico: “Le responsabilità sono diverse. Riconoscere questa differenza è un atto di rispetto verso la giustizia e la verità”. Un richiamo che invita a superare narrazioni parziali e a confrontarsi con la realtà nella sua interezza, senza cedere a letture ideologiche.

Al centro del messaggio emerge anche la necessità di un processo di riconciliazione profondo, che non si limiti alla cessazione delle ostilità ma tocchi le radici del conflitto. “Serve guarigione dall’odio e dalla memoria tossica”, scrive il patriarca, indicando una prospettiva che guarda oltre l’immediato e punta a una trasformazione interiore delle comunità coinvolte.

In un contesto segnato da tensioni croniche e da una spirale di violenza difficile da interrompere, la voce di Pizzaballa si colloca come un appello alla responsabilità, alla lucidità e alla capacità di riconoscere le differenze senza rinunciare all’umanità condivisa. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!