Si aggrava la tensione nel Mediterraneo orientale dopo che unità della Marina israeliana hanno preso il controllo di alcune imbarcazioni della Sumud Flotilla al largo delle acque di Cipro. Secondo quanto riportato dai media israeliani, l’operazione si inserisce nel quadro delle misure adottate da Israele per impedire violazioni del blocco navale imposto sulla Striscia di Gaza.
Poco prima dell’intervento, il ministero degli Esteri israeliano aveva definito l’iniziativa una provocazione, affermando su X: “Ancora una volta, una provocazione fine a se stessa: un’altra cosiddetta ‘flottiglia di aiuti umanitari’ senza alcun aiuto umanitario. Questa volta, due gruppi violenti turchi – Mavi Marmara e IHH, quest’ultimo designato come organizzazione terroristica – fanno parte della provocazione”. Nello stesso messaggio, il dicastero ha ribadito la linea del governo: “Israele non permetterà alcuna violazione del legittimo blocco navale di Gaza e invita tutti i partecipanti a questa provocazione a cambiare rotta e a tornare immediatamente indietro”.
Sul fronte degli attivisti, la situazione appare in rapido deterioramento. Maria Elena Delia, portavoce per l’Italia della Global Sumud Flotilla, ha riferito durante una manifestazione a Roma che le unità israeliane hanno circondato le barche: “Da circa un’ora e mezza si sono avvicinate quattro navi militari dell’esercito della Marina israeliana con almeno sei mezzi veloci e hanno iniziato a circondare le barche. Di sicuro sono state già intercettate due delle otto barche che battono bandiera italiana e sono già stati presi alcuni dei 35 italiani che sono a bordo, almeno 7 o 8”. Delia ha inoltre sottolineato un elemento ritenuto inedito: “La cosa che ci colpisce è che stanno agendo per la prima volta in pieno giorno, durante la mattina, era una cosa che non era mai accaduta”. E ha aggiunto, esprimendo preoccupazione per il destino dei fermati: “Ovviamente temiamo che le persone arrestate siano portate in Israele come accaduto a Saif Abukeshek, che oggi è qui alla nostra manifestazione. Ci auguriamo che ciò non accada o le conseguenze da parte nostra saranno importanti, mi prendo la responsabilità di dirlo”.
Secondo la Global Sumud Flotilla, dopo l’intervento militare sarebbero state perse le comunicazioni con 23 imbarcazioni. L’agenzia Anadolu riferisce inoltre che la nave “Holy Blue” sarebbe stata abbordata dalle forze israeliane. La missione era partita la scorsa settimana dal porto turco di Marmaris con circa 500 attivisti a bordo di 54 imbarcazioni.
In un comunicato, gli organizzatori della flottiglia denunciano la continuità dell’azione militare israeliana: “Questo scontro navale attivo è la diretta continuazione dell’assalto militare israeliano illegale lanciato solo due settimane fa, al largo della costa di Creta”. Il documento prosegue con accuse circostanziate: “Durante la precedente intercettazione a oltre 650 miglia nautiche da Gaza, all’interno della zona di ricerca e soccorso (Sar) greca, le forze militari israeliane hanno illegalmente abbordato, sabotato e rapito 181 pacifici difensori dei diritti umani a bordo di 21 imbarcazioni civili, sottoponendoli a detenzioni documentate nonché a violenze fisiche e sessuali”. E conclude: “Intercettando oggi la flottiglia a un perimetro di 250 miglia nautiche e nella zona di occupazione speciale di Cipro, il regime israeliano continua a dimostrare un sistematico disprezzo per il diritto marittimo internazionale, la libertà di navigazione in alto mare e la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos)”.
Sul piano diplomatico, il ministro degli Esteri Antonio Tajani si è attivato per monitorare la situazione dei cittadini italiani coinvolti. Dalla Farnesina fanno sapere che il titolare del dicastero “ha effettuato anche oggi passi diplomatici con il Governo israeliano per chiedere rassicurazioni sulle condizioni di trattamento degli attivisti italiani che potrebbero essere fermati dalle Idf”. Tajani ha inoltre disposto il coinvolgimento dell’Unità di crisi e delle ambasciate italiane a Tel Aviv, Ankara e Nicosia per garantire assistenza e tutela, mentre l’ambasciatore italiano in Israele ha avuto ulteriori contatti con le autorità locali per assicurare la sicurezza dei connazionali.
La vicenda rischia ora di aprire un nuovo fronte di tensione internazionale, con risvolti sia diplomatici sia legati al diritto marittimo, mentre resta incerta la sorte degli attivisti fermati e delle imbarcazioni ancora senza contatti. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
