Emergono nuovi elementi sul profilo di Salim El Koudri, il 31enne di origine marocchina arrestato dopo l’attentato avvenuto sabato scorso nel centro di Modena. Tra gli atti ora al vaglio degli investigatori figurano alcune email inviate cinque anni fa all’Università di Modena, dove l’uomo aveva conseguito una laurea triennale in Economia aziendale. Comunicazioni dai contenuti violenti e offensivi che oggi assumono un peso rilevante nella ricostruzione della sua personalità.
In particolare, gli inquirenti stanno analizzando quattro messaggi spediti la sera del 27 aprile, caratterizzati da espressioni di odio religioso e da un linguaggio aggressivo. In uno di questi si legge: “Bastardi cristiani di me…, voi e il vostro Gesù Cristo (scritto in minuscolo) in croce. Lo brucio”. Parole che, inserite nel contesto attuale, vengono considerate un possibile indicatore di instabilità e radicalizzazione individuale, anche se al momento non emergono collegamenti diretti con organizzazioni eversive di matrice islamica.
L’attenzione degli investigatori si concentra infatti sull’ipotesi che il gesto compiuto sabato possa rientrare in una dinamica di emulazione di altri episodi violenti verificatisi in Europa negli ultimi anni, spesso riconducibili a soggetti con fragilità psichiche più che a reti strutturate. Una pista che resta aperta mentre si approfondiscono i contenuti digitali e i contatti personali dell’uomo.
Accanto alle invettive, nelle email emerge con forza anche il tema della precarietà lavorativa. El Koudri, all’epoca disoccupato, rivolgeva richieste esplicite all’ateneo, manifestando frustrazione e senso di esclusione. Scriveva: “Voglio lavora”, per poi aggiungere: “Dovete farmi lavorare come impiegato non magazziniere capito e qua a Modena e non in culo al mondo dovete ti rimangono in tasca 500 euro al mese se ti va bene”, concludendo infine con un ulteriore appello: “voglio lavorare”. Frasi che delineano un quadro di disagio economico e aspirazioni disattese, ora oggetto di approfondimento investigativo.
Parallelamente, gli inquirenti stanno esaminando la memoria del telefono cellulare dell’indagato per verificare eventuali contatti recenti o segnali di influenze esterne. L’obiettivo è comprendere se, negli ultimi mesi, El Koudri abbia condiviso con qualcuno il proprio stato d’animo o eventuali intenzioni violente legate anche alla persistente mancanza di un impiego.
Un ulteriore fronte riguarda l’attività sui social network. Sono in corso accertamenti sui contenuti rimossi nei mesi precedenti dalle piattaforme digitali perché ritenuti in violazione delle policy aziendali. In particolare, si attendono riscontri da parte di Meta, che avrebbe già cancellato diversi messaggi pubblicati dall’uomo e, nella serata di sabato, ha provveduto alla chiusura del suo account.
Il quadro che emerge è quello di una figura complessa, segnata da tensioni personali, difficoltà lavorative e manifestazioni di rabbia espresse anche attraverso canali ufficiali. Elementi che, nel loro insieme, potrebbero contribuire a chiarire il movente e la dinamica dell’attentato, mentre proseguono le indagini per definire con precisione responsabilità e contesto. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
