Alberto Stasi torna in libertà dopo oltre un decennio trascorso in carcere. Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha disposto per il 42enne la scarcerazione e l’affidamento in prova ai servizi sociali, accogliendo un percorso già avviato negli ultimi mesi con il regime di semilibertà. La decisione segna una svolta significativa in uno dei casi di cronaca più discussi degli ultimi anni, legato all’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007.
Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione e da sempre dichiaratosi innocente, ha trascorso in carcere dieci anni e sei mesi. La misura alternativa concessa oggi rappresenta un passaggio cruciale nella sua vicenda giudiziaria, maturato in un contesto profondamente mutato sul piano investigativo e processuale.
Determinante, infatti, è stato il nuovo sviluppo emerso dalla Procura di Pavia, che ha chiuso l’inchiesta bis sull’omicidio individuando in Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, il presunto responsabile del delitto. Si tratta di una figura già finita in passato sotto la lente degli investigatori e ora tornata al centro delle indagini in un quadro che potrebbe riscrivere la verità giudiziaria sul caso. Questo scenario ha inciso direttamente sulle valutazioni della Procura Generale di Milano, che ha espresso parere favorevole alla scarcerazione di Stasi.
Parallelamente, i legali dell’ex bocconiano hanno presentato una richiesta formale di revisione del processo, attualmente al vaglio della magistratura, con l’obiettivo di ottenere l’annullamento della condanna e una piena assoluzione. L’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza si inserisce dunque in una fase di possibile ridefinizione dell’intero impianto accusatorio.
Sul piano personale, Stasi non farà ritorno a Garlasco. Continuerà a scontare la pena residua in affidamento ai servizi sociali, mantenendo l’impiego già avviato durante la semilibertà come responsabile dell’amministrazione presso un’azienda. È previsto che si stabilisca in un appartamento in affitto nell’hinterland milanese, segnando così un netto distacco dal luogo teatro della vicenda.
Nel lasciare il carcere di Bollate, Stasi ha portato con sé soltanto gli effetti personali essenziali, scegliendo di donare alcuni beni acquistati durante la detenzione, tra cui un frigorifero e un ventilatore, a chi resta all’interno dell’istituto penitenziario. Un gesto che chiude simbolicamente una lunga fase della sua vita, mentre sul fronte giudiziario si apre ora una partita decisiva.
Il caso Garlasco, a distanza di quasi vent’anni dal delitto, torna così al centro dell’attenzione pubblica e giudiziaria, con nuovi elementi destinati a incidere profondamente sull’esito finale della vicenda. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
