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Rocco Siffredi a Le Iene: “Non voglio più vivere”. Cosa è successo

Le Iene mostrano il video integrale dell’intervista a Siffredi per smentire le accuse di montaggio manipolato. L’attore aveva dichiarato di non voler più vivere.

La puntata di Le Iene del 7 marzo 2026 ha riacceso il dibattito sul caso Rocco Siffredi, con la conduttrice Roberta Rei che ha mostrato in prima serata il video integrale di un’intervista precedentemente trasmessa in forma ridotta, in risposta alle gravi accuse di manipolazione mosse dalla difesa dell’attore.

Il caso affonda le radici nell’aprile e nel maggio del 2025, quando Le Iene avevano raccolto le testimonianze di alcune attrici che avevano denunciato comportamenti abusivi da parte di Siffredi durante alcune produzioni cinematografiche. Le testimonianze erano state pesanti. Una delle donne aveva dichiarato: “Lui con me non si è mai fermato, mi ha devastata. Se ti vede stanca o morta non gli frega nulla, ti prende con la forza. Ne sono uscita male, anche fisicamente. Mi ha fatto male e mi sono sentita abusata.” Un’altra aveva aggiunto che durante una ripresa Siffredi avrebbe registrato materiale intimo senza consenso, diffondendolo poi in canali privati a pagamento.

Rocco Siffredi, interpellato direttamente da Roberta Rei nella stessa trasmissione, aveva categoricamente smentito ogni accusa: “Non ho mai abusato di nessuno in vita mia. Viene sempre chiesto alle ragazze cosa vogliono o non vogliono fare e senza consenso non facciamo nulla. Posso portarti 800 ragazze che ti diranno quello che ti sto dicendo io.” L’attore aveva tuttavia ammesso possibili errori circoscritti: “Su mille scene magari in qualcuna avrei potuto fermarmi prima, provarci di meno, in passato c’era meno attenzione sul mondo del consenso in generale. Su tante scene, potrei aver sbagliato qualcosa, ma non ho mai abusato nessuna.”

In quella stessa intervista, Siffredi aveva avanzato la teoria di una cospirazione orchestrata ai suoi danni dal multimilionario Stephane Pacaud, proprietario di una delle piattaforme più note del settore pornografico. Secondo l’attore, Pacaud avrebbe assoldato il podcaster Tommie McDonald per screditarlo attraverso false testimonianze, in risposta al fatto che Siffredi aveva sconsigliato a molte attrici italiane di lavorare per le sue piattaforme, dove sarebbero avvenute gravi violenze. “Dietro a queste gravi accuse c’è molto altro. C’è una congiura contro di me. Questi sono dei criminali veri che hanno cercato in tutti i modi di farmi fuori. Ho le prove”, aveva dichiarato Siffredi.

Il caso si era ulteriormente complicato nei mesi successivi. Attrici del settore come Valentina Nappi ed Emily Minerba erano intervenute pubblicamente in difesa di Siffredi, dichiarando di non aver mai subito comportamenti scorretti da parte sua, pur criticando Le Iene per aver decontestualizzato alcuni loro video e dichiarazioni. Nel frattempo, Siffredi aveva deciso di passare al contrattacco sul piano legale.

Il 5 marzo 2026, attraverso la sua avvocata Rossella Gallo, l’attore ha presentato alla Procura di Milano una querela per diffamazione contro 21 persone: 16 attrici già identificate, altri 3 ancora da individuare poiché comparivano nel servizio con il volto oscurato e la voce modificata, e 2 autori del programma. La difesa ha depositato un atto di circa 200 pagine, corredato da un hard disk da 500 gigabyte contenente filmati completi delle scene, documenti e le cosiddette video-liberatorie, ovvero registrazioni effettuate prima e dopo ogni ripresa in cui le attrici dichiarano di partecipare volontariamente. Siffredi aveva anche accusato la produzione di aver manipolato il montaggio dell’intervista, utilizzando un momento in cui scoppia a piangere — che secondo la difesa sarebbe legato alla malattia del figlio Leonardo Tano, ricoverato per una pericardite acuta e rimasto in pericolo di vita — per associarlo visivamente alle domande sugli abusi denunciati dalle attrici.

È proprio su questa accusa di manipolazione che si è concentrata la puntata del 7 marzo 2026. Roberta Rei ha aperto il servizio con una smentita netta: “Questa sarebbe un’accusa gravissima se fosse vera, ma non lo è. Queste sono clamorose menzogne. Lui stava rispondendo alle accuse delle attrici, non ci stava parlando del figlio. Non abbiamo tagliato la clip per far corrispondere il pezzo in cui scoppia a piangere alla domanda sui presunti abusi.”

Per dimostrarlo, Le Iene hanno mandato in onda il video integrale dell’intervista, ripreso da due telecamere simultanee: una inquadrava Siffredi, l’altra era puntata su Roberta Rei. Nelle immagini inedite si vede l’attore che, dopo aver parlato del complotto ai suoi danni, viene invitato da Rei a fornire prove concrete per una eventuale contro-inchiesta: “A noi de Le Iene nessuno ci ha pagato. Tu mi parli di questo complotto. Se c’è qualcuno che sta pagando queste ragazze per andare contro di te, dammi le prove che hai, io ne troverò altre.”

Segue nel video un lungo silenzio. Rei cerca di mettere a proprio agio l’interlocutore offrendogli dell’acqua. È in questo momento che sopraggiungono le lacrime e una confessione dai toni drammatici: “Non voglio più vivere. Proprio non voglio più vivere, ma non voglio lasciare questo dolore a mia moglie e ai miei figli. Parlo in generale. Ho dei momenti molto difficili.” La giornalista si avvicina e tende una mano verso di lui: “Non è che non ti credo. Se le mie domande ti sembrano aggressive è perché è il mio piglio di fare contraddittorio. Se queste cose ti hanno smosso qualcosa mi dispiace. Se è altro che hai nella tua vita mi dispiace lo stesso.”

Rei ha poi spiegato al pubblico che le dichiarazioni di carattere autolesionistico e i dettagli sulle condizioni di salute del figlio erano stati riferiti da Siffredi soltanto a intervista conclusa, durante un colloquio privato con un autore: “Quei dettagli non li abbiamo divulgati, così come le dichiarazioni autolesionistiche. Questo per rispetto della privacy. Stasera siamo stati costretti a mandare tutto in onda e a farvi ascoltare l’intervista integrale.”

La reazione di Siffredi non si è fatta attendere. Mentre il servizio andava in onda su Italia 1, l’attore ha pubblicato sul suo profilo Instagram una serie di storie contenenti articoli critici verso Le Iene. Uno degli articoli citati in quelle storie sottolineava un presunto cortocircuito mediatico: il comunicato stampa con cui Le Iene si difendono appellandosi al diritto di cronaca — affermando di aver operato “con correttezza, professionalità e trasparenza, nel pieno esercizio del diritto di cronaca, su una vicenda di evidente interesse pubblico” — conterrebbe le stesse argomentazioni usate da Fabrizio Corona per difendersi da un’azione legale di Mediaset, che aveva portato il tribunale di Milano a ordinare la cancellazione delle puntate del programma Falsissimo. La domanda sollevata è quella di un possibile doppio standard: lo stesso tipo di difesa che non era stato accettato nel caso Corona sarebbe applicabile quando a difendersi è la stessa Mediaset.

Il caso Siffredi rimane uno dei più complessi e divisivi nel panorama mediatico italiano degli ultimi mesi, con un fronte legale aperto, testimonianze contrastanti e un dibattito pubblico che coinvolge la tutela delle vittime, la libertà di stampa e la presunzione di innocenza. Le indagini della Procura di Milano sono tuttora in corso. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!