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Stati Uniti, il mistero degli scienziati morti o scomparsi: indaga l’FBI

Undici nomi, laboratori sensibili, sparizioni e delitti già finiti nelle mani degli investigatori: il caso scuote Washington, ma tra sospetti e realtà manca ancora la prova che cambia tutto.

Negli Stati Uniti il caso dei ricercatori morti o scomparsi in circostanze controverse è uscito dai circuiti delle teorie online ed è arrivato fino alla Casa Bianca, con Donald Trump che ha definito la vicenda “piuttosto seria” auspicando però che si tratti di una coincidenza. L’FBI ha confermato di guidare un’attività di verifica sui casi che coinvolgono almeno dieci, e secondo altre ricostruzioni fino a undici o dodici, persone legate a laboratori sensibili, programmi scientifici governativi o ambienti dell’aerospazio e del nucleare.

Il punto decisivo, allo stato attuale, è che esiste un’indagine federale ma non esistono ancora evidenze pubbliche capaci di dimostrare un’unica regia dietro decessi e sparizioni. L’Associated Press sottolinea che la narrazione di un possibile complotto si è alimentata soprattutto sui social e in comunità complottiste, per poi essere rilanciata da esponenti politici e media conservatori. Scientific American, citando fonti investigative, ribadisce che i collegamenti accertati tra i casi non vanno oltre il fatto che alcune delle persone coinvolte operavano in settori sensibili.

A imprimere una svolta politica alla vicenda è stata la scomparsa, il 27 febbraio 2026, del generale in pensione William “Neil” McCasland, ex alto ufficiale dell’Air Force con trascorsi in programmi classificati. Secondo l’ufficio dello sceriffo della contea di Bernalillo, McCasland avrebbe lasciato casa senza telefono, occhiali da vista e dispositivi indossabili; mancavano però gli scarponi da trekking, il portafoglio e una rivoltella. Le autorità locali hanno precisato di non avere elementi che indichino un atto criminale, ma il suo nome è diventato il detonatore di un’ondata di speculazioni.

Nel fascicolo informale finito al centro del dibattito pubblico compaiono anche episodi molto diversi tra loro. L’AP ricorda, per esempio, che il fisico del Mit Nuno Loureiro è stato ucciso in un fatto di sangue per il quale è stato individuato un responsabile, mentre per l’astrofisico Carl Grillmair le autorità hanno arrestato un sospettato per omicidio e furto d’auto. Un altro caso molto citato online, quello di Melissa Casias, è stato spesso raccontato come la sparizione di una scienziata di Los Alamos, ma secondo la ricostruzione dell’agenzia statunitense il suo profilo professionale era quello di assistente amministrativa. Sono dettagli che non cancellano l’allarme, ma ridimensionano l’idea di una serie omogenea di “eliminazioni” mirate.

La pressione politica, intanto, è salita. La commissione Oversight della Camera ha avviato una propria iniziativa chiedendo chiarimenti al Dipartimento dell’Energia su “segnalazioni pubbliche non confermate” relative alla morte o alla scomparsa di persone con accesso a informazioni scientifiche sensibili. Parallelamente, la NASA ha fatto sapere che, per quanto la riguarda, non emergono indicazioni di una minaccia alla sicurezza nazionale. Due prese di posizione che fotografano bene il clima di queste ore: attenzione istituzionale massima, ma nessuna conferma ufficiale delle ipotesi più estreme.

È proprio qui che si gioca la partita più delicata. Da una parte c’è la necessità di verificare fino in fondo se esistano falle di sicurezza, interferenze straniere o vulnerabilità legate a personale coinvolto in attività strategiche. Dall’altra c’è il rischio di trasformare una somma di tragedie, sparizioni e inchieste ancora aperte in un racconto unico privo di riscontri. Gli studiosi citati dall’AP invitano alla prudenza e ricordano quanto sia facile, in casi del genere, scambiare coincidenze e connessioni professionali per la prova di un disegno coordinato. Finora, la soglia della suggestione mediatica è stata certamente superata; quella della prova, invece, no. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!