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Meloni: “Roma Capitale era una riforma condivisa col Pd, stupore per astensione”

La riforma su Roma Capitale passa alla Camera ma divide la politica. Il governo accusa il Pd di aver rotto un percorso condiviso, aprendo uno scontro che pesa sull’iter costituzionale e sul clima istituzionale.

Si apre con uno scontro politico netto il percorso della riforma costituzionale su Roma Capitale, approvata in prima lettura alla Camera. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso forte critica nei confronti del Partito Democratico, colpevole – secondo Palazzo Chigi – di aver interrotto un percorso condiviso attraverso la scelta dell’astensione.

Nel merito del provvedimento, il governo rivendica l’importanza strategica dell’intervento normativo, volto a rafforzare il ruolo di Roma e ad attribuire al Campidoglio nuovi poteri legislativi su materie di diretto impatto per cittadini e sistema Paese. La premier ha sottolineato come “Èstata approvata oggi, in prima lettura alla Camera, la riforma costituzionale per rafforzare il ruolo di Roma Capitale e per attribuire al Campidoglio i poteri legislativi necessari per occuparsi di materie che toccano da vicino la vita dei romani e l’interesse dell’Italia tutta, perché una Capitale che funziona aiuta la crescita dell’intera Nazione.”

Il punto di frizione si concentra tuttavia sulla posizione assunta dal principale partito di opposizione. Meloni ha espresso sorpresa e rammarico per una scelta ritenuta incomprensibile alla luce del lavoro svolto nelle fasi precedenti: “Con amarezza e stupore dobbiamo registrare la decisione del Partito Democratico di astenersi.” Una presa di distanza che, nelle parole della presidente del Consiglio, appare ancora più significativa considerando il contributo fornito dal sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, durante l’iter parlamentare.

La premier ha infatti evidenziato come “È una scelta che colpisce molto perché, com’è noto, il testo del ddl costituzionale ha raccolto nel corso dell’esame parlamentare le proposte presentate dal Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri”. Un elemento che rafforza, nella lettura dell’esecutivo, l’idea di una rottura politica piuttosto che tecnica sul provvedimento.

Il passaggio parlamentare, pur segnando un avanzamento formale della riforma, apre dunque una fase di tensione che potrebbe incidere sul prosieguo dell’iter costituzionale, tradizionalmente fondato su ampie convergenze. Non a caso, Meloni ha parlato esplicitamente di uno stop al percorso condiviso: “Oggi si interrompe un processo costituente, e i responsabili di questa scelta hanno nomi e cognomi.” Un’accusa diretta che chiama in causa non solo il Pd ma anche l’amministrazione capitolina.

Infine, il richiamo alla responsabilità politica si traduce in un appello al giudizio dell’opinione pubblica: “Il Pd e il Sindaco Gualtieri dovranno rendere conto di questa scelta di fronte ai cittadini”. Parole che certificano l’apertura di un fronte polemico destinato a proseguire nei prossimi passaggi parlamentari della riforma. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!