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Calenda apre a Silvia Salis: “Con lei leader del centrosinistra, Azione può dialogare”

Calenda rompe il muro col centrosinistra, ma detta una condizione precisa: stop alle primarie e spazio a Silvia Salis. Un segnale politico che pesa sugli equilibri dell’opposizione.

Carlo Calenda apre uno spiraglio politico verso il centrosinistra, ma lo condiziona in modo netto a un cambio di metodo e soprattutto di leadership. Da Genova, il leader di Azione ha detto che il suo partito potrebbe “iniziare un dialogo col centrosinistra” soltanto se l’area progressista smettesse di puntare sulle primarie e scegliesse invece una figura “nuova e dinamica” come Silvia Salis, indicata da Calenda come una personalità capace di unire mediazione, determinazione e un linguaggio comprensibile agli elettori. Nello stesso passaggio, però, il senatore ha anche precisato di vedere questo scenario “piuttosto lontano”.

Penso che se il centrosinistra, invece di parlare di primarie, scegliesse una persona che mette insieme la capacità di mediazione, la determinazione e la capacità di parlare un linguaggio che le persone capiscono come Silvia Salis, Azione potrebbe iniziare un dialogo col centrosinistra. Purtroppo questa cosa la vedo piuttosto lontana”

Il cuore politico della dichiarazione sta proprio qui: non una disponibilità generica verso il cosiddetto campo largo, ma un’apertura selettiva, costruita attorno a una critica esplicita al sistema delle primarie e a una investitura personale, almeno sul piano del profilo pubblico, della sindaca di Genova. Calenda ha ribadito che Azione non farà “mai parte di cose che producono primarie governate dai signori delle tessere“, lasciando intendere che la questione, per lui, non riguarda solo il nome del futuro federatore dell’opposizione, ma anche le regole con cui quella leadership dovrebbe emergere.

Le parole di Calenda si inseriscono in una fase in cui il nome di Silvia Salis circola con crescente insistenza ben oltre i confini genovesi. Nelle ultime settimane la sindaca è stata indicata da più ricostruzioni giornalistiche come una figura in grado di parlare a pezzi diversi del centrosinistra, anche per il suo profilo civico-istituzionale e per una popolarità che, secondo queste letture, va oltre il perimetro locale. La stessa Salis, tuttavia, ha mantenuto una linea prudente: da un lato ha riconosciuto che una eventuale chiamata unitaria non potrebbe essere liquidata con leggerezza, dall’altro ha ribadito di essere stata eletta per amministrare Genova e, appena pochi giorni fa, è tornata a dire con chiarezza: “faccio la sindaca”.

Questo doppio registro rende la sortita di Calenda significativa ma, allo stato, soprattutto teorica. Il leader di Azione non offre infatti una sponda all’attuale assetto del centrosinistra; semmai lancia un messaggio politico che pesa sia verso il Pd sia verso il resto dell’opposizione: senza una leadership percepita come credibile, inclusiva e non imbrigliata dai meccanismi interni dei partiti, un’intesa con il centro liberal-democratico resta difficilmente praticabile. In questo senso, il riferimento a Salis vale più come modello politico che come semplice endorsement personale.

Resta però il nodo decisivo: oggi non c’è alcuna indicazione che il centrosinistra sia vicino alla soluzione evocata da Calenda. Anzi, le stesse cronache degli ultimi giorni raccontano un quadro ancora incerto, con la discussione sulla leadership tutt’altro che chiusa e con Salis stessa intenzionata a non trasformare le suggestioni romane in una candidatura immediata. Per questo l’apertura di Azione appare, al momento, più come una pressione politica sul cantiere dell’opposizione che come l’anticipazione di un accordo imminente.

Sul piano tattico, Calenda prova così a presidiare uno spazio centrale che non vuole essere assorbito né dal bipolarismo classico né da un centrosinistra definito soltanto dalla somma delle sue sigle. La sua disponibilità a “un’interlocuzione” con Salis leader segnala che per Azione il problema non è un confronto con l’area progressista in quanto tale, ma la qualità del progetto politico e della sua rappresentanza. Ed è proprio in questa distinzione che si colloca la portata del messaggio lanciato da Genova: apertura sì, ma solo davanti a una discontinuità vera, nei metodi e nei volti. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!