Quello che fino a poche ore fa appariva come un nuovo strappo nel lungo braccio di ferro tra le tre religiose di Goldenstein e i loro superiori ecclesiastici si è trasformato in un caso mediatico internazionale: le suore austriache, indicate come “scomparse” dopo l’allontanamento senza comunicazioni preventive, sono ricomparse a Roma, dove mercoledì 29 aprile hanno partecipato all’udienza generale di Papa Leone XIV. La presenza in Vaticano è stata confermata da fonti austriache e dal loro team di sostegno, mentre nelle stesse ore il prevosto Markus Grasl aveva ventilato perfino l’ipotesi di rivolgersi alle autorità se le religiose non fossero rientrate.
Il caso riguarda le tre anziane monache agostiniane del monastero di Goldenstein, a Elsbethen, vicino Salisburgo, protagoniste da mesi di una dura contestazione contro il trasferimento in una residenza per anziani. Secondo la loro ricostruzione, il passaggio dal convento alla struttura assistita sarebbe avvenuto contro la loro volontà dopo alcuni ricoveri; secondo i responsabili ecclesiastici, invece, il trasferimento era diventato necessario per ragioni di salute, per le condizioni dell’edificio e per l’impossibilità di garantire una vita autonoma e sicura all’interno del monastero.
La vicenda aveva già assunto i contorni di uno scontro aperto tra obbedienza religiosa, autodeterminazione personale e gestione patrimoniale del convento. A inizio settembre 2025 le tre suore avevano lasciato la casa di riposo ed erano rientrate nel monastero vuoto, innescando una controversia che ha superato i confini dell’Austria e attirato l’attenzione di media internazionali. Nel frattempo il Vaticano è intervenuto nominando l’erzabate salisburghese Jakob Auer come assistente dell’apostolico commissario Markus Grasl, con l’obiettivo di arrivare a un’intesa che consenta alle religiose di restare a Goldenstein. Proprio martedì 28 aprile sembrava che il compromesso fosse vicino e che il viaggio a Roma fosse stato annullato; ventiquattr’ore dopo, invece, le suore erano in piazza San Pietro.
Il dettaglio che rende il caso ancora più singolare è il cortocircuito comunicativo emerso nelle ultime ore. Da un lato i sostenitori delle religiose hanno fatto sapere che la partenza per Roma sarebbe stata resa possibile “all’ultimo minuto” e con un qualche via libera maturato nell’orbita vaticana; dall’altro, da Roma sono arrivate smentite sulla versione secondo cui le istituzioni competenti avrebbero autorizzato formalmente la trasferta. Resta dunque aperta la domanda centrale: si è trattato di un pellegrinaggio tollerato, di una fuga simbolica o di un nuovo atto di rottura nelle trattative?
Sul tavolo rimane anche il nodo politico ed ecclesiale del loro futuro. Le trattative erano state riaperte proprio per trovare una formula che permettesse alle tre religiose di trascorrere il resto della vita nel convento, evitando un nuovo rientro in struttura. Ma la sortita romana rischia adesso di irrigidire nuovamente il confronto. L’arcidiocesi di Salisburgo ha espresso preoccupazione, mentre dai vertici coinvolti nella mediazione è filtrato il timore che le suore siano diventate “strumento” di interessi esterni. In questo quadro, il video pubblicato sui social dall’udienza del Papa non è solo una prova della loro presenza a Roma: è anche il segnale che la battaglia delle religiose di Goldenstein continua a giocarsi, insieme, sul piano canonico, mediatico e umano. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
