Plutone, la riscossa del “declassato”: il capo della NASA vuole restituirgli lo status di pianeta

Jared Isaacman, capo NASA, annuncia documenti scientifici per riclassificare Plutone come pianeta, sfidando la decisione IAU del 2006 e onorando Clyde Tombaugh.

Il capo della NASA, Jared Isaacman, ha dichiarato pubblicamente la propria intenzione di riaprire il dibattito sulla classificazione di Plutone, declassato a pianeta nano dall’Unione Astronomica Internazionale nel 2006, annunciando la preparazione di documenti scientifici per restituire onore a Clyde Tombaugh, il suo scopritore americano. Durante un’audizione al Senato statunitense il 28 aprile 2026 davanti al Comitato per gli stanziamenti, in risposta a una domanda del senatore repubblicano Jerry Moran del Kansas – stato natale di Tombaugh – Isaacman ha affermato di essere ‘decisamente nel campo del ‘rendere Plutone di nuovo un pianeta” e ha rivelato che la NASA sta lavorando a pubblicazioni scientifiche per elevare la discussione nella comunità scientifica, al fine di ridare a Tombaugh il riconoscimento che merita. Questa posizione, espressa con fermezza in un contesto istituzionale, ha immediatamente suscitato reazioni contrastanti nel mondo astronomico e ha alimentato speculazioni su un possibile intervento politico, inclusa l’ipotesi di una dichiarazione presidenziale da parte di Donald Trump, come suggerito da mercati predittivi come Polymarket dove la probabilità di una riclassificazione entro il 30 giugno 2026 è stimata solo al 7 per cento.

Il contesto storico del declassamento. Plutone fu scoperto il 18 febbraio 1930 da Clyde Tombaugh, un giovane astronomo di 24 anni all’Osservatorio Lowell in Arizona, che confrontando piastre fotografiche identificò il corpo celeste come il nono pianeta del Sistema Solare, completando così la ricerca iniziata da Percival Lowell decenni prima. Per oltre settant’anni Plutone è stato considerato parte integrante del sistema planetario, insegnato nei libri di testo e celebrato nella cultura popolare, fino al 24 agosto 2006 quando, durante l’Assemblea Generale dell’IAU a Praga, una nuova definizione di pianeta – che richiede di aver ‘pulito la propria orbita da altri corpi’ – ha portato alla sua riclassificazione come pianeta nano, insieme a Cerere ed altri oggetti della Fascia di Kuiper come Eris, Haumea e Makemake. Questa decisione, approvata da 424 astronomi su circa 10.000 membri dell’IAU, fu motivata dalla scoperta di numerosi corpi transnettuniani che rendevano obsoleta la lista dei nove pianeti tradizionali, ma fu criticata per il processo di voto controverso e per l’esclusione di molti planetologi che privilegiavano criteri geofisici come la forma sferica e la gravità idrostatica piuttosto che dinamici.

Le missioni spaziali che hanno cambiato la prospettiva. La missione New Horizons della NASA, lanciata nel 2006 e arrivata a Plutone nel luglio 2015, ha rivelato un mondo complesso e geologicamente attivo, con montagne di ghiaccio d’acqua alte 3.500 metri, pianure di azoto ghiacciato come Sputnik Planitia, canyon larghi 600 chilometri e un’atmosfera dinamica di azoto, metano e monossido di carbonio che si espande e contrae con l’orbita di 248 anni. Queste scoperte, dettagliate nei dati raccolti dalla sonda e pubblicati in centinaia di articoli scientifici, hanno rafforzato l’argomento dei sostenitori di Plutone come pianeta, poiché dimostrano proprietà simili a quelle degli altri giganti gassosi e rocciosi, inclusa la presenza di cinque lune – Caronte la più grande, quasi un sistema binario – e un ciclo criovulcanico che sfida le aspettative per un corpo così remoto e freddo a una distanza media di 39 unità astronomiche dal Sole. Studi pubblicati su riviste come Icarus nel 2018 e oltre hanno analizzato due secoli di letteratura per contestare la definizione IAU, proponendo modelli alternativi basati su processi geofisici che includerebbero Plutone tra i pianeti, una posizione condivisa da figure come Alan Stern, principale investigatore di New Horizons.

Il profilo di Jared Isaacman e il suo ruolo alla NASA. Nominato dal presidente Donald Trump il 4 novembre 2025 e confermato dal Senato con 67 voti favorevoli contro 30 il 17 dicembre successivo, Jared Isaacman è il 15° amministratore della NASA, un miliardario imprenditore fondatore di Shift4 Payments e Draken International, pilota e astronauta commerciale con voli su SpaceX come Inspiration4 nel 2021 e Polaris Dawn nel 2024, dove ha realizado la prima passeggiata spaziale privata. Giurato il 18 dicembre 2025 presso l’Eisenhower Executive Office Building, Isaacman guida un’agenzia con 14.000 dipendenti e budget plurimiliardari, focalizzata su Artemis per il ritorno sulla Luna entro il 2028, estensione della ISS al 2030 e partenariati pubblico-privati, enfatizzando la competizione con la Cina e l’importanza strategica dello spazio come ‘high ground’. La sua presa di posizione su Plutone, emersa anche in risposta a una lettera virale di una bambina di otto anni chiamata Kayla, riflette un approccio audace e non convenzionale, ma si scontra con il fatto che la NASA deferisce all’IAU per la nomenclatura ufficiale, come indicato sul sito dell’agenzia che ancora elenca Plutone come pianeta nano.

Le implicazioni scientifiche e istituzionali. L’iniziativa di Isaacman non può alterare unilateralmente la classificazione, poiché l’autoritaà risiede nell’IAU, la cui prossima Assemblea Generale è prevista per agosto 2027 a Roma, rendendo improbabile un cambiamento immediato senza un intervento emergenziale senza precedenti. Mercati predittivi come Polymarket riflettono lo scetticismo della comunità, con quote che assegnano solo una bassa probabilità a una dichiarazione esplicita entro giugno 2026 da IAU, Trump o Casa Bianca, richiedendo affermazioni senza qualificatori come ‘Plutone è un pianeta’ per risolvere positivamente. Precedenti come la legge dello Stato dell’Illinois nel 2009 che ha restaurato lo status di pianeta per Plutone localmente, o petizioni e studi passati, mostrano come il dibattito persista da vent’anni, diviso tra puristi dinamici che enfatizzano l’orbita condivisa nella Fascia di Kuiper e planetologi geofisici che contano oltre 200 corpi potenziali oltre Nettuno. La mossa di Isaacman, tuttavia, potrebbe catalizzare nuove ricerche, specialmente con fondi NASA per studi su pianeti nani, e ravvivare l’interesse pubblico per l’esplorazione delle frontiere esterne del Sistema Solare.

Il lascito di Tombaugh e le prospettive future. Clyde Tombaugh, scomparso nel 1997, dedicò la vita all’astronomia dopo la scoperta che lo rese celebre, scoprendo anche asteroidi e contribuendo alla ricerca di vita extraterrestre, e il suo stato natale Kansas onora la sua eredità con musei e monumenti. L’appello di Isaacman a restituire credito a Tombaugh tocca una corda patriotica negli Stati Uniti, dove Plutone è l’unico pianeta scoperto da un americano, ma il dibattito scientifico rimane aperto su definizioni che evolvono con le scoperte: oggi si conoscono migliaia di esopianeti, molti dei quali sfidano categorie tradizionali. Mentre la NASA prepara papers per influenzare il consenso, la comunità attende impaziente, sapendo che qualsiasi revisione richiederebbe un voto IAU ampio e dati incontrovertibili, potenzialmente influenzati da future missioni come proposte per ritorni a Plutone o telescopi come James Webb che scrutano la Fascia di Kuiper. Questa ‘riscossa’ di Plutone, partita da un’audizione senatoria, potrebbe segnare l’inizio di un nuovo capitolo nella storia dell’astronomia, riecheggiando le controversie che hanno sempre accompagnato i confini del nostro Sistema Solare. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!