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Mahmood lascia l’Italia: “Mi trasferisco in Spagna, qui mi sento perseguitato”

Il cantautore milanese annuncia il trasferimento in Spagna e uno stop totale a tour e nuova musica per il 2026, descrivendo il peso della fama con la metafora della tigre bianca in uno zoo.
Credit © Rai

Alessandro Mahmoud, in arte Mahmood, ha annunciato la sua intenzione di lasciare l’Italia per trasferirsi in Spagna, dichiarando apertamente di non riuscire più a sopportare la pressione costante della notorietà nel nostro Paese. La rivelazione è arrivata attraverso un’intervista rilasciata alla rivista internazionale Butt, pubblicata a metà marzo 2026, il cui titolo — In a Jacuzzi — richiama il setting fotografico scelto per il servizio, con il cantante ritratto dal fotografo Luke Abby in una vasca idromassaggio.

L’annuncio, tutt’altro che marginale, apre la lunga conversazione con la rivista: «Mi trasferisco in Spagna. Ho bisogno di passare più tempo a camminare per strada, a pensare ai miei drammi, senza essere perseguitato», ha dichiarato Mahmood, spiegando come la vita quotidiana a Milano sia diventata sempre più difficile da gestire sotto il peso di una popolarità dilagante. Non si tratta di una fuga dalla musica in senso stretto, né di una rottura professionale con l’Italia, bensì di un bisogno profondo e personale di ritrovare quegli spazi di anonimato che la fama ha progressivamente eroso.

La metafora della tigre bianca

A rendere particolarmente efficace la descrizione della propria condizione è stata un’immagine di forte impatto visivo ed emotivo. «Non mi piace quando la gente mi riprende mentre ballo. Magari sono ubriaco. Non voglio fare brutta figura davanti alla telecamera. Mi sento come una tigre bianca in uno zoo», ha spiegato il cantante, tracciando un parallelismo tra la propria esistenza e quella di un animale raro, costantemente sotto gli occhi del pubblico, privato della libertà di muoversi e di essere se stesso senza essere osservato. La metafora racchiude con precisione il disagio di chi, pur avendo scelto una carriera artistica esposta per definizione, si trova a fare i conti con una sorveglianza pervasiva che va ben oltre il palcoscenico, penetrando nei momenti più informali e intimi della vita privata.

Il fenomeno descritto da Mahmood non è isolato: la proliferazione degli smartphone e dei social network ha trasformato ogni spazio pubblico in un potenziale set di riprese non consensuali, dove chiunque sia riconoscibile può diventare protagonista involontario di video virali. Per un artista del suo calibro — vincitore del Festival di Sanremo nel 2019 con Soldi e nel 2022 in coppia con Blanco con Brividi, nonché rappresentante dell’Italia all’Eurovision Song Contest — l’esposizione mediatica ha raggiunto livelli tali da rendere difficoltosa anche una semplice uscita serale a Milano.

Stop ai concerti e alla nuova musica nel 2026

Parallelamente all’annuncio del trasferimento, Mahmood ha confermato una pausa totale dalle attività musicali per tutto il 2026: nessun tour, nessuna pubblicazione di nuovi brani. Una scelta che l’artista ha motivato non come un allontanamento definitivo dalla musica, bensì come una fase di riflessione e rigenerazione creativa. «Ho smesso di andare in tour e di pubblicare nuove canzoni perché ho davvero bisogno di tempo per trovare una nuova ispirazione e una visione diversa da condividere con le persone», ha spiegato, sottolineando come la ricerca di autenticità artistica richieda uno spazio mentale e fisico che la pressione della notorietà italiana non gli permette più di coltivare.

La decisione di fermarsi arriva dopo anni di attività intensa, segnati da successi discografici di livello internazionale, collaborazioni trasversali e una presenza costante nel dibattito culturale italiano. La pausa, in questo senso, si configura meno come un passo indietro e più come una necessità fisiologica per un artista che vuole tornare a produrre contenuti significativi senza lasciarsi travolgere dalla macchina dello spettacolo.

Gli esordi difficili e le pressioni dell’industria

Nell’intervista a Butt, Mahmood ha anche ripercorso con franchezza i momenti più duri della sua giovane carriera, senza risparmiare critiche all’industria musicale. «Ho firmato un contratto e ho iniziato a scrivere canzoni. Nessuna hit, nessuna fama. Mi hanno trattato come uno schifo. Volevano che pubblicassi una canzone terribile, super pop. E mi hanno detto che dovevo ascoltare quello che passavano alla radio», ha ricordato, descrivendo un sistema che tende a comprimere la creatività degli artisti emergenti entro schemi commerciali predefiniti. Una testimonianza che illumina il percorso tortuoso che ha preceduto il successo, e che contribuisce a contestualizzare la sua attuale necessità di autonomia e libertà espressiva.

L’artista, nato a Milano da madre sarda e padre egiziano, ha sempre fatto della propria identità ibrida e della propria vulnerabilità emotiva un elemento centrale della sua poetica musicale. Le rivelazioni contenute nell’intervista si inseriscono dunque coerentemente in una narrativa personale che non ha mai cercato di costruire un’immagine patinata o inattaccabile, ma che al contrario ha sempre privilegiato l’autenticità, anche quando questa comporta l’ammissione di fragilità e difficoltà.

La vita sentimentale e il rapporto con la fama

L’intervista ha toccato anche la sfera sentimentale, con Mahmood che ha condiviso riflessioni intime sul proprio modo di vivere le relazioni affettive. «Potrei sembrare pazzo, ma mi piace quando non c’è connessione la prima volta che incontri qualcuno. Mi piace quando qualcuno mi tratta male all’inizio. È successo con la mia ultima relazione: odi quella persona la prima volta che la vedi. E poi parli, trovi altre sfumature di connessione, e diventa più interessante», ha dichiarato il cantante, delineando un approccio alle relazioni caratterizzato dalla ricerca di profondità e complessità piuttosto che dall’attrazione immediata. Tra gli aneddoti più curiosi riferiti nell’intervista, Mahmood ha raccontato anche di un incontro intimo con una persona che, a posteriori, gli ha rivelato di avere figli suoi grandi fan — una situazione che l’artista ha descritto con evidente ironia.

La somma di questi elementi — il trasferimento in Spagna, la pausa dalla musica, le riflessioni sugli esordi e sulla vita privata — restituisce il ritratto di un artista che, a trent’anni, si trova a un bivio esistenziale e professionale, e che ha scelto di affrontarlo con una trasparenza inusuale per gli standard del mondo dello spettacolo. La Spagna, in questo contesto, non rappresenta semplicemente una nuova destinazione geografica, ma un tentativo concreto di riappropriarsi di una dimensione umana che la popolarità, con le sue inevitabili conseguenze, ha progressivamente consumato. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!