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Dimentica mille lire in un libretto di risparmio, 60 anni dopo valgono 50mila euro

Umberto Libassi, attore 72enne originario di Margno (Lecco), ha ritrovato un libretto di risparmio del 1963 in un baule dimenticato. La stima: oltre 50mila euro.

Un vecchio libretto di risparmio con un deposito di mille lire, aperto nel 1963 e dimenticato per oltre sessant’anni, potrebbe oggi valere circa 50mila euro. È la storia di Umberto Libassi, 72 anni, attore teatrale originario di Margno, in provincia di Lecco.

Il libretto fu aperto il 25 ottobre 1963 presso la Cassa di Risparmio di Trieste dai genitori di Libassi, allora bambino di nove anni. Una pratica comune all’epoca: molte famiglie italiane aprivano libretti intestati ai figli come forma di risparmio per il futuro. Il documento venne poi riposto in uno dei bauli da palcoscenico della famiglia, insieme a copioni teatrali, costumi di scena e altri cimeli.

Col tempo, il baule finì dimenticato in un garage di Pieve del Grappa, in provincia di Treviso, dove rimase chiuso per decenni. La scoperta è avvenuta nel 2025, durante un trasloco in un periodo particolarmente difficile per Libassi, segnato dalla grave malattia della moglie, venuta a mancare poco dopo. Solo mesi più tardi, sistemando definitivamente la sua nuova abitazione a Valbrenta, in provincia di Vicenza, l’uomo ha potuto esaminare il contenuto del vecchio baule, trovandovi il libretto.

Per capire se il documento avesse ancora valore, Libassi si è rivolto all’avvocato Stefano Rossi dell’Associazione Italia di Roma, specializzata nel recupero di vecchi titoli di credito. “Il libretto è stato stimato da un nostro consulente, che ha valutato un rimborso di 50mila euro, con il favore degli interessi legali, della rivalutazione e della capitalizzazione, dalla data di emissione a quella del ritrovamento”, ha spiegato il legale.

La Cassa di Risparmio di Trieste non esiste più, ma secondo l’avvocato l’obbligo di rimborso ricadrebbe su Unicredit, che ha assorbito il vecchio istituto, e in solido sul Ministero dell’Economia. Sul fronte della prescrizione, il legale sostiene che i termini non siano scaduti: “Il giorno di decorrenza della prescrizione comincia a decorrere dalla data del ritrovamento del titolo stesso. Non potrebbe essere diversamente, visto che l’interessato prima di tale data ignorava l’esistenza del credito.”

Il caso di Libassi non è isolato. Secondo l’Associazione Italia, in Italia esisterebbero circa 10 milioni di titoli di credito antichi — tra buoni postali, libretti bancari e Bot — mai riscossi e potenzialmente ancora validi. Casi analoghi hanno già dato origine a cause legali e richieste di rimborso davanti all’Arbitro Bancario Finanziario. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!