Il dibattito politico italiano torna a intrecciarsi con i riferimenti internazionali, e ancora una volta lo sguardo del centrosinistra si posa oltreconfine. Negli ultimi mesi, la figura del primo ministro spagnolo Pedro Sánchez è diventata un punto di riferimento esplicito per Elly Schlein e per il Movimento 5 Stelle, alimentando la narrazione di un “modello spagnolo” fondato su progressismo sociale, ambientalismo e contrapposizione alle politiche di Donald Trump.
Eppure, i dati più recenti sulla difesa sembrano raccontare una realtà meno lineare rispetto alla rappresentazione politica. Secondo il rapporto pubblicato il 27 aprile 2025 dall’Istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma (Sipri), la Spagna ha registrato nel 2025 il più forte incremento della spesa militare tra i Paesi europei: un aumento del 50% su base annua che porta gli investimenti complessivi a 40,2 miliardi di dollari, equivalenti a oltre 34 miliardi di euro.
Un salto che segna anche un passaggio storico: per la prima volta dal 1994, Madrid supera la soglia del 2% del Pil destinato alla difesa, attestandosi al 2,1%. Si tratta di un livello in linea con gli obiettivi fissati dalla Nato e a lungo sollecitati dagli Stati Uniti agli alleati europei, in particolare nel contesto della guerra in Ucraina e del riassetto degli equilibri strategici globali.
Il dato è stato rilanciato anche dal ministro della Difesa italiano Guido Crosetto, che ha sottolineato come l’aumento spagnolo si inserisca in una dinamica più ampia di rafforzamento militare nel continente. Nel complesso, infatti, la spesa per la difesa in Europa ha raggiunto nel 2025 gli 864 miliardi di dollari, con un incremento del 14%, il più significativo nell’area centro-occidentale dalla fine della Guerra fredda.
L’evoluzione spagnola appare ancora più evidente se si osserva il trend di lungo periodo: negli ultimi dieci anni, Madrid ha più che raddoppiato gli investimenti militari, con una crescita del 122%, arrivando a occupare il 15° posto nel ranking mondiale e rappresentando l’1,4% della spesa globale. A livello planetario, secondo il Sipri, le spese militari hanno raggiunto i 2.890 miliardi di dollari nel 2025, con un aumento reale del 2,9% e un’incidenza pari al 2,5% del Pil globale, il valore più alto dal 2009.
Numeri che si intrecciano con una narrazione politica spesso semplificata. Se da un lato Sánchez viene indicato come simbolo di politiche progressiste e ambientaliste — non senza criticità, come dimostrato dal blackout del 28 aprile 2025 legato alla transizione energetica — dall’altro lato la sua azione di governo mostra una crescente attenzione alla dimensione della sicurezza e della difesa, in linea con le pressioni internazionali e con il mutato scenario geopolitico.
Il confronto con il dibattito italiano diventa inevitabile. Mentre nel panorama politico nazionale il tema del riarmo resta divisivo e spesso associato a una contrapposizione ideologica tra pacifismo e sicurezza, il caso spagnolo evidenzia come anche governi progressisti possano adottare politiche di rafforzamento militare significative. Una contraddizione apparente che, più che smentire il “modello”, ne rivela la complessità e la difficoltà di una sua trasposizione automatica nel contesto italiano. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
