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L’UE stronca l’idea della Lega: “Non si può uscire da soli dal Patto di Stabilità”

Bruxelles respinge ogni ipotesi di strappi unilaterali e richiama Roma al rispetto delle regole fiscali, mentre nella maggioranza cresce la tensione sul margine di manovra per affrontare le emergenze economiche.

Da Strasburgo arriva una risposta netta che raffredda le ambizioni di chi, nella maggioranza italiana, ipotizza margini di manovra unilaterali sui vincoli europei. La Commissione europea ha chiarito che non esiste alcuna possibilità per uno Stato membro di sottrarsi autonomamente al Patto di stabilità e crescita, ribadendo il carattere vincolante delle regole comuni. Un messaggio diretto, che si inserisce nel confronto sempre più acceso tra Roma e Bruxelles sulla gestione dei conti pubblici e sulle misure da adottare per fronteggiare la crisi energetica.

Il richiamo dell’esecutivo europeo si concentra in particolare sul cosiddetto “braccio correttivo” del Patto, che impone agli Stati soggetti a procedura per disavanzo eccessivo di attenersi a un percorso di rientro definito. È il caso dell’Italia, che resta sotto osservazione e deve rispettare le indicazioni del Consiglio in termini di contenimento della spesa netta. La posizione della Commissione, espressa attraverso un portavoce, non lascia spazio a interpretazioni: le regole fiscali sono parte integrante del diritto dell’Unione e non possono essere aggirate.

Già nei giorni precedenti, la presidente Ursula von der Leyen e il commissario all’Economia Valdis Dombrovskis avevano escluso l’ipotesi di una sospensione delle norme, sottolineando come la clausola di salvaguardia generale possa essere attivata solo in presenza di una grave recessione a livello europeo. Una condizione che, secondo Bruxelles, non si verifica nell’attuale contesto economico, nonostante le tensioni legate ai costi dell’energia.

Parallelamente, la Commissione invita gli Stati membri a utilizzare pienamente le risorse già disponibili, indicando in circa 95 miliardi di euro i fondi europei ancora non impiegati per investimenti nel settore energetico. Un’indicazione che punta a spostare il dibattito dalla flessibilità delle regole all’efficacia della spesa.

Sul fronte politico interno, la presa di posizione europea incide direttamente sul confronto nella maggioranza italiana. La proposta avanzata dalla Lega, attraverso l’economista Claudio Borghi, di inserire nella risoluzione sul Documento di finanza pubblica l’ipotesi di un’uscita unilaterale dai vincoli europei, appare ora difficilmente sostenibile. Una linea che rischia di creare tensioni anche per la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, impegnata a trovare margini di flessibilità senza compromettere i rapporti con le istituzioni europee.

Il confronto resta aperto, ma il segnale di Bruxelles è inequivocabile: ogni tentativo di forzare le regole comuni è destinato a scontrarsi con un impianto giuridico che non prevede scorciatoie. Per l’Italia, la partita si giocherà quindi sul terreno negoziale, nella ricerca di spazi entro i confini già tracciati dall’Unione. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!