Negli ultimi anni la ricerca di mondi potenzialmente abitabili al di fuori del Sistema Solare ha subito un’accelerazione senza precedenti, e marzo 2026 segna un nuovo capitolo fondamentale in questa storia scientifica: la NASA ha ufficialmente confermato l’esistenza di GJ 887 d, una Super-Terra in orbita nella zona abitabile della nana rossa Gliese 887, posta a circa 10,7 anni luce dalla Terra. Si tratta di uno dei pianeti temperati più vicini al Sistema Solare mai identificati con tale grado di certezza, e la sua posizione nella cosiddetta “zona di Goldilocks” apre scenari di enorme interesse per l’astrobiologia e per il futuro della ricerca sulla vita extraterrestre.
Gli strumenti della scoperta: HARPS ed ESPRESSO
La conferma di GJ 887 d è il risultato di un lungo e meticoloso lavoro osservativo condotto grazie agli spettrografi HARPS (High Accuracy Radial Velocity Planet Searcher), installato presso l’Osservatorio di La Silla dell’ESO in Cile, e ESPRESSO (Echelle SPectrograph for Rocky Exoplanets and Stable Spectroscopic Observations), montato sul Very Large Telescope dell’ESO in Cile. Entrambi gli strumenti misurano con altissima precisione le variazioni nella velocità radiale di una stella, ovvero le impercettibili oscillazioni gravitazionali indotte dalla presenza di pianeti in orbita. Questi dati sono stati integrati con le osservazioni fotometriche fornite dal satellite TESS (Transiting Exoplanet Survey Satellite) della NASA e dall’All-Sky Automated Survey, consentendo di determinare con precisione le caratteristiche orbitali del pianeta.
Gliese 887 era già sotto osservazione da circa vent’anni. I ricercatori l’avevano esaminata per ben 80 notti nel 2018, scoprendo in un primo momento la presenza di due Super-Terre, denominate GJ 887 b e GJ 887 c, collocate però in orbite troppo ravvicinate alla stella per rientrare nella zona abitabile. GJ 887 d rappresenta quindi una scoperta distinta e più significativa dal punto di vista astro-biologico, essendo posizionato in quella fascia orbitale in cui le temperature superficiali potrebbero consentire la presenza di acqua allo stato liquido.
Le caratteristiche di GJ 887 d
Secondo i dati del catalogo NASA degli esopianeti, GJ 887 d possiede una massa di circa 6,1 volte quella della Terra e completa un’orbita attorno alla sua stella in circa 50,8 giorni terrestri. La sua classificazione come Super-Terra indica che si tratta di un corpo roccioso significativamente più massiccio del nostro pianeta, ma con caratteristiche strutturali potenzialmente simili. La massa elevata lascia supporre che il pianeta sia in grado di trattenere un’atmosfera densa attorno a sé, un prerequisito fondamentale per la stabilizzazione delle temperature superficiali e per il mantenimento dell’acqua liquida in superficie.
La stella ospite, Gliese 887, è una nana rossa e rappresenta la dodicesima stella più vicina al Sistema Solare. A differenza di molte altre nane rosse, Gliese 887 si distingue per una notevole stabilità: presenta un’attività stellare insolitamente ridotta, con poche macchie stellari e flare, circostanza che riduce drasticamente la quantità di radiazioni ultraviolette e particelle ad alta energia che colpirebbero un eventuale pianeta in orbita. Questo la rende una candidata particolarmente favorevole per l’abitabilità, poiché un’atmosfera planetaria avrebbe maggiori probabilità di sopravvivere integra nel tempo, senza essere erosa dalle tempeste solari tipiche delle nane rosse più attive. La luminosità della stella, tra le più alte nel suo tipo a lunghezze d’onda visibili, potrebbe inoltre facilitare l’analisi spettroscopica dell’atmosfera del pianeta nelle future missioni di osservazione diretta.
Zona abitabile e possibilità di vita
Il fatto che GJ 887 d si trovi nella zona abitabile della sua stella è una condizione necessaria, ma non sufficiente, per affermare con certezza la presenza di vita. La zona abitabile — definita come la regione attorno a una stella in cui le temperature consentono all’acqua di esistere allo stato liquido sulla superficie — rappresenta una condizione di partenza, ma l’effettiva abitabilità dipende da numerosi altri fattori: la composizione chimica dell’atmosfera, la presenza di un campo magnetico in grado di schermare le radiazioni cosmiche, la geologia del pianeta e la stabilità dell’orbita nel lungo periodo. Nel caso di GJ 887 d, la massa elevata suggerisce la presenza di un nucleo metallico e, potenzialmente, di un campo magnetico attivo, oltre che di un’attività vulcanica capace di rilasciare gas nell’atmosfera.
I modelli teorici attualmente disponibili non escludono la presenza di acqua liquida in superficie, né quella di composti organici complessi. Tuttavia, gli scienziati sono cauti: la vicinanza del pianeta alla sua stella nana, seppur meno problematica rispetto ad altri sistemi analoghi, potrebbe comportare un blocco mareale, ovvero una condizione in cui lo stesso lato del pianeta è sempre rivolto verso la stella, creando enormi differenze di temperatura tra l’emisfero illuminato e quello in ombra. Un’atmosfera densa e sufficientemente attiva potrebbe tuttavia redistribuire il calore, rendendo abitabili anche le zone di confine tra i due emisferi.
L’ostacolo insormontabile: la distanza
Nonostante GJ 887 d sia considerato “vicino” in termini astronomici, la distanza di 10,7 anni luce — equivalente a circa 101.000 miliardi di chilometri — rimane un ostacolo pressoché insuperabile con le tecnologie di propulsione spaziale attualmente disponibili. La sonda Voyager 1, l’oggetto costruito dall’uomo che ha percorso la distanza maggiore nello spazio, viaggia a circa 17 chilometri al secondo: a quella velocità, raggiungere GJ 887 d richiederebbe circa 190.000 anni. Le sonde spaziali più veloci mai concepite, come la Parker Solar Probe, possono superare i 690.000 chilometri orari nei loro periodi di massima velocità, ma anche in questo caso il viaggio verso Gliese 887 richiederebbe decine di migliaia di anni.
I progetti più ambiziosi attualmente in fase concettuale, come Breakthrough Starshot — che prevede l’invio di minuscole sonde fotovoltaiche accelerate da fasci laser fino al 20% della velocità della luce — potrebbero teoricamente raggiungere sistemi stellari vicini in poche decine di anni, ma al momento restano nella sfera della ricerca esplorativa e non sono applicabili a missioni con equipaggio umano. Una nave spaziale tripulata, anche ipotizzando tecnologie di propulsione avanzate come quella a fusione nucleare o a antimateria, richiederebbe comunque secoli o millenni per coprire quella distanza mantenendo condizioni di sopravvivenza per l’equipaggio.
Il valore scientifico della scoperta
Nonostante l’irraggiungibilità fisica del pianeta nel breve e medio termine, la scoperta di GJ 887 d riveste un’importanza scientifica considerevole. Gliese 887 è sufficientemente vicina da renderla uno dei bersagli privilegiati per le future missioni di imaging diretto degli esopianeti, un campo in rapida evoluzione che punta a fotografare direttamente i pianeti attorno ad altre stelle e ad analizzarne lo spettro luminoso per identificare la composizione chimica dell’atmosfera. La presenza di biomarcatori — come ossigeno, metano o ozono in proporzioni anomale — costituirebbe un indizio fortissimo, sebbene non definitivo, della presenza di processi biologici.
In parallelo, la scoperta di GJ 887 d alimenta il dibattito scientifico attorno al concetto di Interplanetary Habitable Zone, una nuova prospettiva teorica che estende la nozione di abitabilità dall’analisi del singolo pianeta all’architettura complessiva di un intero sistema stellare. Secondo questo approccio, la capacità di un sistema di sostenere la vita dipende non solo dalla presenza di un pianeta in zona abitabile, ma dalla combinazione di risorse distribuite tra più corpi celesti: pianeti, lune, asteroidi, disponibilità di acqua e di energia. GJ 887 d, con il suo sistema composto da almeno tre pianeti e una stella stabile, si candida come laboratorio naturale privilegiato per esplorare questi nuovi modelli teorici nei prossimi decenni.
Un futuro di osservazione, non di viaggio
L’orizzonte operativo immediato per GJ 887 d è quindi quello dell’osservazione remota piuttosto che dell’esplorazione diretta. I telescopi di nuova generazione, come il James Webb Space Telescope già operativo e il futuro Extremely Large Telescope dell’ESO in costruzione in Cile, sono progettati proprio per caratterizzare le atmosfere di pianeti come questo, analizzando la luce stellare filtrata attraverso gli strati gassosi del pianeta durante i transiti o la luce riflessa in fase di imaging diretto. La luminosità particolarmente elevata di Gliese 887 rispetto alle altre nane rosse rappresenta in questo contesto un vantaggio significativo, aumentando il segnale a disposizione degli strumenti di osservazione e migliorando la qualità dei dati spettroscopici ottenibili.
GJ 887 d si inserisce dunque in un panorama sempre più ricco di candidati abitabili nelle immediate vicinanze del Sistema Solare, accanto ad altri sistemi come TRAPPIST-1 e Proxima Centauri, consolidando l’idea che i pianeti potenzialmente abitabili non siano eccezioni rare nell’universo, ma caratteristiche ricorrenti attorno a stelle comuni. La conferma della NASA nel marzo 2026 rappresenta un passo significativo in questa direzione, aprendo la strada a studi approfonditi che potrebbero, nei prossimi decenni, fornire le prime risposte concrete alla domanda più antica della scienza: siamo soli nell’universo? Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
