Nella notte tra lunedì 16 e martedì 17 marzo 2026, i carabinieri del Comando provinciale di Lecco hanno eseguito una vasta operazione che ha portato all’arresto di Zaccaria Mouhib, 24 anni, noto nel panorama musicale italiano con il nome d’arte Baby Gang, insieme ad altre sei persone ritenute a lui vicine. L’operazione, condotta con il dispiego di numerose pattuglie e di un elicottero dell’Arma, ha interessato le province di Lecco, Milano e Como, con perquisizioni eseguite nelle case Aler di Calolziocorte, comune della Brianza lecchese da cui il trapper proviene.
Le ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecco su richiesta della Procura locale, contestano a Mouhib un ventaglio di reati particolarmente grave: detenzione, cessione e porto illegale di armi da fuoco comuni e da guerra, ricettazione di armi, rapina e lesioni aggravate in concorso, oltre — a carico del solo trapper — a maltrattamenti e lesioni aggravate nei confronti della compagna convivente, una giovane italiana di 22 anni. Per altri due indagati coinvolti nello stesso procedimento è stato disposto il divieto di dimora nel territorio della provincia di Lecco.
Le violenze sulla compagna: frattura del setto nasale per una app
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Mouhib avrebbe sottoposto la convivente a “continue vessazioni di natura psicologica e fisica” nel corso del loro rapporto. Gli episodi di violenza sarebbero stati ricorrenti e sistematici, culminando in un’aggressione nella quale la donna è stata colpita ripetutamente al volto, riportando la frattura scomposta del setto nasale. Secondo quanto emerso nelle prime ore successive all’arresto, la causa scatenante dell’aggressione più grave sarebbe stata la scoperta da parte del trapper che la fidanzata aveva installato Instagram sul proprio telefono cellulare: un gesto che Mouhib non avrebbe tollerato, sfociando in un’aggressione fisica e, stando ai riscontri investigativi, in una minaccia esplicita: “Mi costringi a ucciderti“. Dopo il pestaggio, la donna sarebbe stata allontanata dall’abitazione.
Il gip del Tribunale di Lecco, nell’ordinanza, ha evidenziato la “totale noncuranza” mostrata dall’artista rispetto alle prescrizioni cui era già sottoposto nell’ambito della sorveglianza speciale, sottolineando la “spregiudicatezza nel compiere reati”. Un quadro che, secondo il magistrato, rendeva necessaria la misura custodiale più severa, ossia la detenzione in carcere.
Un arresto che arriva a due settimane dall‧ultima condanna
L’operazione di marzo 2026 si inserisce in una sequenza giudiziaria che si protrae ormai da anni. Appena il 4 marzo scorso, meno di due settimane prima di questo nuovo arresto, Mouhib era stato condannato in primo grado — con rito abbreviato — a 2 anni e 8 mesi di reclusione per ricettazione e detenzione di una pistola clandestina con matricola abrasa, ritrovata dai carabinieri l’undici settembre 2025 all’interno di una stanza d’albergo in via Vallazze a Milano, dove il trapper pernottava dopo un concerto. In quell’occasione, Mouhib aveva giustificato la presenza dell’arma dichiarando di averla tenuta con sé “per sicurezza”, temendo di essere derubato dei propri gioielli di valore. Il giorno della sentenza, uscendo dal Palagiustizia di Milano, aveva dichiarato: “Adesso basta, solo musica”. Una promessa destinata a durare quattordici giorni.
La condanna dell4 marzo si aggiungeva a quella già definitiva a 2 anni, 9 mesi e 10 giorni per la sparatoria avvenuta nel luglio 2022 nei pressi di corso Como a Milano, episodio che aveva segnato una svolta nella percezione pubblica del personaggio e che aveva portato a un primo periodo di detenzione. Nel corso degli anni, Mouhib è stato coinvolto in procedimenti per rapine, aggressioni, resistenza a pubblico ufficiale e, in un caso ancora pendente, per minacce nei confronti di una eurodeputata.
Carriera e contraddizioni di un artista di massa
Nonostante la progressione dei guai giudiziari, Baby Gang ha continuato a costruire una carriera musicale di rilievo nazionale. Prodotto da Warner Music Italia e distribuito sulle principali piattaforme di streaming, il trapper conta oggi oltre 6,6 milioni di ascoltatori mensili su Spotify e ha registrato nel dicembre 2024 un sold-out al Forum di Milano da 15.000 persone, uno dei traguardi più significativi per un artista della scena trap italiana. La sua musica, fortemente autobiografica e radicata nell’esperienza di periferia e marginalità sociale, ha trovato un pubblico vasto soprattutto tra le generazioni più giovani.
La notizia del nuovo arresto ha suscitato immediata risonanza mediatica, anche in considerazione del contesto: non si tratta soltanto dell’ennesima vicenda penale legata ad armi o episodi di violenza collettiva, ma di accuse che riguardano la sfera più intima e privata, ossia la violenza domestica perpetrata nei confronti di una giovane convivente. Il dettaglio della frattura nasale provocata a seguito della scoperta di una semplice app sul cellulare della ragazza ha catalizzato l’attenzione dell’opinione pubblica, sollevando interrogativi sul ruolo dei modelli culturali veicolati da certi settori della scena musicale giovanile e sulla capacità del sistema giudiziario di intervenire con efficacia nei confronti di soggetti che, pur essendo già sottoposti a misure restrittive, continuano a commettere reati.
L’operazione e gli altri indagati
Oltre a Mouhib, l’operazione ha portato all’arresto di sei persone ritenute parte della rete di soggetti a lui vicini, con le quali il trapper avrebbe condiviso attività illecite legate al traffico di armi e a episodi di rapina. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Mouhib avrebbe partecipato direttamente al pestaggio di tre uomini, in un episodio che rientra tra le accuse di lesioni aggravate in concorso. L’indagine, coordinata dalla Procura di Lecco, si sviluppa su un arco temporale che gli investigatori non hanno ancora reso noto nei dettagli, ma che appare collocarsi almeno in parte nel periodo in cui il rapper era già sottoposto a sorveglianza speciale, rendendo le violazioni ancora più gravi dal punto di vista giuridico.
Zaccaria Mouhib è stato tradotto in carcere a Busto Arsizio (Varese), dove ora si trova in attesa degli sviluppi processuali. La vicenda rimane aperta su più fronti: oltre ai reati contestati nell’ordinanza di marzo 2026, restano pendenti ulteriori procedimenti, tra cui quello relativo alle minacce all’eurodeputata, mentre alcune accuse precedenti, come una rapina e una diffamazione, erano già cadute nel corso degli anni. L’iter giudiziario si preannuncia lungo e articolato. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
