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Russia, Putin vive nei bunker: “Teme un colpo di Stato. Controlli anche sui cuochi”

Clima di tensione ai vertici russi: tra sospetti, epurazioni e sicurezza rafforzata, il Cremlino reagisce a timori interni e segnali di instabilità che mettono sotto pressione l’equilibrio del potere.
Credit © Wikipedia

Secondo un report citato dall’emittente statunitense CNN, in Russia si starebbe consolidando un clima di crescente allerta attorno alla figura del presidente Vladimir Putin, alimentato dal timore di un possibile colpo di Stato e da rischi interni all’apparato di potere. Il dossier, attribuito a un’agenzia di intelligence europea, descrive un rafforzamento senza precedenti delle misure di sicurezza personali del leader del Cremlino, in risposta a recenti episodi di violenza e tensioni ai vertici militari.

Il rapporto evidenzia come il sistema di protezione sia stato esteso non solo alla cerchia diretta del presidente, ma anche ai collaboratori più stretti, le cui abitazioni sarebbero state dotate di sistemi di sorveglianza. Le preoccupazioni principali riguarderebbero la possibile fuga di informazioni sensibili e il rischio di un attacco interno, fino all’ipotesi di un complotto orchestrato da membri dell’élite politica e militare russa.

Tra le minacce considerate più concrete vi sarebbe l’uso di droni per un eventuale attentato, elemento che avrebbe contribuito a modificare radicalmente le abitudini del presidente. Secondo quanto riportato, Putin trascorrerebbe gran parte del tempo in bunker sotterranei, riducendo drasticamente gli spostamenti e limitando i luoghi visitati. Anche le residenze abituali, comprese quelle nella regione di Mosca e a Valdai, sarebbero state temporaneamente abbandonate.

Parallelamente, sarebbero state introdotte restrizioni stringenti per il personale a contatto con il capo del Cremlino. Cuochi, guardie del corpo e fotografi avrebbero il divieto di utilizzare mezzi pubblici e dispositivi mobili con accesso a Internet. I visitatori verrebbero sottoposti a doppi controlli di sicurezza, mentre ai membri dello staff sarebbe consentito l’uso esclusivo di telefoni non connessi alla rete.

Le nuove misure si inseriscono in un contesto già segnato da episodi destabilizzanti, tra cui l’uccisione di un alto generale russo avvenuta nel dicembre 2025, evento che avrebbe innescato tensioni interne all’apparato di sicurezza. In questo quadro si collocano anche sospetti, riportati nel dossier, su Sergei Shoigu, attuale segretario del Consiglio di Sicurezza ed ex ministro della Difesa, indicato come figura influente e potenzialmente legata a dinamiche di potere interne.

Il documento segnala inoltre l’arresto, il 5 marzo 2026, di Ruslan Tsalikov, ex vice di Shoigu, interpretato come una rottura degli equilibri consolidati tra le élite. Tale episodio, secondo l’intelligence europea, avrebbe contribuito ad accrescere il clima di sospetto e la percezione di vulnerabilità ai vertici dello Stato. Tuttavia, lo stesso report – come sottolineato da CNN – non fornisce prove concrete a sostegno delle accuse nei confronti di Shoigu.

Nel complesso emerge l’immagine di un sistema politico sempre più chiuso e attento alla sicurezza interna, in cui la stabilità del potere appare strettamente legata al controllo delle dinamiche tra le élite e alla prevenzione di minacce, reali o percepite. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!