Torna in prima serata su Rai 2 “Belve Crime”, lo spin-off del programma ideato e condotto da Francesca Fagnani che si addentra nei territori più oscuri della cronaca nera italiana. Il debutto è fissato per martedì 5 maggio alle 21.20 con una puntata che promette tensione e approfondimento, mettendo al centro storie di colpevoli, testimoni e protagonisti di vicende giudiziarie che hanno segnato l’opinione pubblica.
Il format mantiene la cifra stilistica che ha reso celebre “Belve”: interviste serrate, dirette, senza sconti. Sullo sgabello non siedono celebrità dello spettacolo, ma figure legate a crimini efferati o controversi, chiamate a confrontarsi con le proprie responsabilità o con le ombre che li circondano. Ad accompagnare il racconto, l’introduzione di Elisa De Marco, conosciuta al pubblico come Elisa True Crime, che contestualizza ogni vicenda prima dell’intervista.
Al centro della prima puntata, il caso di Katharina Miroslawa, a quarant’anni dall’omicidio dell’industriale Carlo Mazza, avvenuto nel centro storico di Parma nella notte tra l’8 e il 9 febbraio 1986. Un delitto che ha segnato la cronaca italiana, diventando uno dei “gialli” più discussi per il mix di passione, denaro e violenza.
Ex ballerina di nightclub, Miroslawa fu condannata in via definitiva a oltre vent’anni di carcere insieme al marito e al fratello, accusati di aver orchestrato l’omicidio con l’obiettivo di incassare una polizza vita da un miliardo di lire. Nel faccia a faccia con Fagnani, la donna torna a sostenere la propria versione dei fatti, denunciando quello che considera un pregiudizio nei suoi confronti: «Ero la colpevole perfetta – dice Katharina Miroslawa -, quella donna senza scrupoli che uccide per denaro. Se fossi stata una bella casalinga nessuno si sarebbe interessato a me. Invece ho lavorato in un night e allora sono una poco di buono no?».
Il confronto si accende quando emergono elementi che, secondo Miroslawa, sarebbero stati trascurati dai giudici, come l’acquisto di alcuni costumi da bagno che avrebbero dovuto dimostrare la sua intenzione di partire per una vacanza con Mazza: «Quel costume – dice la donna – poteva essere anche una prova che io volevo davvero andare. Perché se lei legge bene le sentenze, io esisto da qualche parte perché sono beneficiaria dell’assicurazione». Immediata la replica della conduttrice: «No, lei esiste perché si chiama movente». Ma Miroslawa insiste: «Questa è la verità, – insiste Miroslawa – è quel costume da bagno. Dice molto di più di tutti questi processi!», lasciando Fagnani visibilmente perplessa: «Insomma…».
La puntata prosegue con altre due interviste destinate a far discutere. Tra queste quella a Roberto Savi, realizzata nel carcere di Carcere di Bollate, e quella a Rina Bussone. Tre storie diverse, unite da un filo comune: l’incontro diretto con il male e il tentativo di comprenderne le radici.
“Belve Crime” si conferma così un esperimento televisivo che prova a spostare il racconto della cronaca nera dal semplice resoconto dei fatti a un’indagine più profonda sull’animo umano, affidandosi alla capacità di Fagnani di incalzare i suoi interlocutori e di mettere in luce contraddizioni, silenzi e verità scomode. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
