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Cuba, Blackout Totale sull’isola: dall’Europa parte la flotilla con farmaci e pannelli solari

Cuba colpita dal primo blackout totale del 2026 per il collasso della rete elettrica nazionale, mentre dall’Europa parte l’European Convoy for Cuba con farmaci, materiale sanitario e pannelli solari per l’isola stretta dall’embargo Usa.

L’intera isola di Cuba è stata travolta da un blackout elettrico di portata storica. A comunicarlo è stata la stessa compagnia elettrica statale, l’Union Nacional Electrica de Cuba, che ha parlato apertamente di un “blocco completo della rete elettrica nazionale”, annunciando nel contempo l’avvio dei protocolli di ripristino senza tuttavia fornire spiegazioni ufficiali sulle cause del collasso. L’avviso, diffuso attraverso il canale Telegram della compagnia con poche, asciutte righe, fotografa uno scenario che va ben oltre un semplice guasto tecnico: è l’esito di mesi di degrado progressivo di un’infrastruttura energetica logorata dall’embargo e dalla privazione sistematica di carburante.

Si tratta del primo collasso totale del sistema elettrico registrato nel corso del 2026, ma non certo il primo episodio critico dell’anno. Il 4 marzo scorso, un guasto alla centrale termoelettrica Antonio Guiteras di Matanzas aveva già provocato la caduta della rete in due terzi del Paese, un black-out parziale che aveva tuttavia reso palese la fragilità strutturale dell’intero sistema. Il ripristino era risultato estremamente difficoltoso per via della cronica carenza di carburante, indispensabile per alimentare i microsistemi locali di distribuzione energetica. “È stato come uno spegnersi, riaccendersi e spegnersi di nuovo”, ha raccontato una residente della capitale ai microfoni dei media locali, descrivendo con efficacia la sensazione di un Paese intrappolato in un ciclo di emergenze senza via d’uscita.

Il contesto in cui si inserisce questo nuovo collasso è quello di un’isola che da oltre due mesi subisce gli effetti dell’embargo energetico imposto dagli Stati Uniti, una politica di pressione che secondo il governo dell’Avana mira deliberatamente a privare Cuba dell’accesso al carburante, alle tecnologie e ai mercati internazionali. Ospedali fermi, scuole chiuse, attività commerciali paralizzate: la descrizione che emerge dalle testimonianze dirette racconta di un Paese in cui i beni di prima necessità scarseggiano e i blackout si protraggono anche per venti ore consecutive. A Morón, nella provincia di Ciego de Ávila, decine di persone erano già scese in piazza nelle scorse settimane per protestare contro i continui tagli di corrente, e le rivolte popolari seguite al guasto del 4 marzo avevano già segnalato un livello di tensione sociale al limite della rottura.

La risposta umanitaria dall’Europa

Prorio nelle ore in cui Cuba piombava nuovamente nel buio, dall’Europa stava decollando una risposta concreta e coordinata. Lo “European Convoy for Cuba“, inserito nel più ampio quadro del Nuestra América Convoy – una mobilitazione internazionale promossa da una coalizione globale di movimenti sociali e organizzazioni coordinate dall’Internazionale Progressista – ha preso il via il 17 marzo con un volo da Roma, via Milano, con destinazione l’Avana. A bordo, una delegazione europea di circa cento persone che hanno rinunciato al bagaglio personale per destinare ogni spazio disponibile al carico di medicinali: farmaci essenziali, chemioterapici e materiale sanitario di consumo, concordati direttamente con il ministero della Salute cubano.

L’iniziativa è promossa da Aicec, l’Agenzia per l’Interscambio Culturale ed Economico con Cuba, e si inserisce nella campagna “Let Cuba Breathe“, lanciata il 14 febbraio 2026 con l’obiettivo di documentare e comunicare l’impatto umano delle misure imposte dagli USA. “Abbiamo lanciato la missione una quindicina di giorni fa per denunciare la condizione di Cuba dopo la recrudescenza del blocco Usa. Poi siamo diventati l’hub europeo del Nuestra America Convoy”, ha spiegato Roberto Forte, vicepresidente di Aicec. Tra le personalità a bordo del volo italiano figurano l’eurodeputata Ilaria Salis, Mimmo Lucano e l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino.

Il piano operativo prevede che la delegazione aerea si ricongiungã con la fotilla in partenza da Cancún, il cui approdo nel porto dell’Avana è atteso intorno al 21 marzo. Ciò che non sarà possibile imbarcare sul volo verrà spedito via nave in container: una catena logistica che comprende anche pannelli solari destinati a scuole, ospedali e centri culturali, considerati dal coordinamento internazionale uno strumento strategico per garantire servizi essenziali indipendentemente dallo stato della rete elettrica nazionale.

L’emergenza sanitaria al centro

La scelta di privilegiare i farmaci come carico prioritario del volo italiano risponde a un’emergenza sanitaria documentata e urgente. Cuba dispone storicamente di un programma oncologico avanzato, ma la scarsità di chemioterapici e di medicinali di supporto sta mettendo a rischio la vita di migliaia di pazienti. La carenza non riguarda solo i farmaci specialistici: siringhe, guanti, cateteri, sonde e suture – dotazioni basilari per l’attività quotidiana di ospedali e ambulatori – scarseggiano al punto da bloccare l’attività chirurgica. Gli infermieri cubani si trovano in alcuni casi a dover mantenere in vita i pazienti con rianimazioni manuali, in assenza di dispositivi elettrici funzionanti. “Stiamo parlando di un atteggiamento che colpisce le condizioni collettive di un popolo”, ha dichiarato Forte. “La recrudescenza del blocco Usa sta causando terapie intensive bloccate, malati oncologici che non riescono a fare le sessioni di chemioterapia, scuole che chiudono. È un impatto sulla società che non ha nulla a che vedere con le discussioni ideologiche sul regime a Cuba”.

Parallela alla missione europea, in Italia è attiva anche la campagna “Energia per la vita – Accendiamo la luce su Cuba“, promossa da CGIL, ARCI, ANPI, Associazione Nazionale Amicizia Italia–Cuba e Nexus Emilia–Romagna ETS. I fondi raccolti sono destinati all’acquisto di supporti tecnici per il funzionamento di pannelli solari, con l’obiettivo di mantenere attivi scuole, ospedali e centri di lavoro sull’isola, indipendentemente dalla disponibilità di energia elettrica dalla rete nazionale.

Lo scenario diplomatico

Sullo sfondo della crisi energetica e umanitaria si muove anche una partita diplomatica dalle geometrie ancora incerte. Il presidente americano Donald Trump, interpellato dalla stampa a bordo dell’Air Force One di ritorno dalla Florida, ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno già dialogando con L’Avana: “Credo che molto presto o stringeremo un accordo, o faremo tutto ciò che dobbiamo fare”, ha detto, aggiungendo che la priorità immediata dell’amministrazione rimane la questione iraniana. Il governo cubano, dal canto suo, ha confermato di aver avviato colloqui con Washington e ha annunciato una misura economica significativa: i cittadini cubani residenti all’estero potranno d’ora in poi investire nel settore privato dell’isola e possedere società a Cuba. L’annuncio è stato anticipato dal vice primo ministro Óscar Pérez-Oliva in un’intervista a NBC News, in cui ha delineato un piano di riforme volto a creare “un ambiente dinamico per gli affari” e a rilanciare settori come il turismo, il minerario e la modernizzazione della rete elettrica.

Dal Messico, la presidente Claudia Sheinbaum ha confermato che il suo Paese non intende interrompere il sostegno a Cuba, dichiarando che “stanno soffrendo i nostri fratelli” e sottolineando come l’aiuto umanitario prescinda da qualsiasi valutazione politica sul governo dell’isola. Sul piano internazionale, la missione della Nuestra América Flotilla gode del sostegno di figure come l’ex leader laburista britannico Jeremy Corbyn e la parlamentare statunitense Rashida Tlaib, a testimonianza di come la crisi cubana stia assumendo una risonanza che va ben oltre i confini del tradizionale fronte della solidarietà progressista latinoamericana. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!