La prima Supermedia AGI/Youtrend pubblicata dopo il referendum costituzionale sulla riforma della Giustizia fotografa uno scenario politico in rapida evoluzione: per la prima volta da tempo, la coalizione di opposizione nota come “campo largo” – composta da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi-Sinistra, Italia Viva e +Europa – supera in termini aggregati il centrodestra, attestandosi al 45,4% contro il 44,6% della coalizione di governo. Un sorpasso sottile, di soli 0,8 punti percentuali, ma politicamente significativo, che giunge all’indomani di una consultazione popolare il cui esito ha apertamente sconfessato le posizioni dell’esecutivo.
Il referendum del 22 e 23 marzo ha sancito la vittoria del No alla riforma della giustizia voluta dal governo Meloni, con una affluenza che ha superato le attese e con un risultato interpretato da molti osservatori come una sconfitta simbolica per la maggioranza. Le ripercussioni politiche si sono fatte sentire quasi immediatamente: le polemiche interne alla coalizione di governo, le voci di possibili dimissioni e le tensioni tra i partiti dell’area governativa hanno contribuito a un clima di instabilità che la Supermedia ha parzialmente tradotto in cifre.
Fratelli d’Italia ai minimi dalle Europee
Il segnale più netto riguarda Fratelli d’Italia, che perde 0,6 punti percentuali rispetto alla Supermedia di tre settimane prima e si porta al 28,2%, dato identificato come il più basso registrato dal partito dalla campagna elettorale per le Europee del 2024. Il calo del partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni è il più consistente tra le forze dell’intera coalizione di governo e riflette, almeno in parte, il peso politico di una sconfitta referendaria che aveva visto FdI schierarsi con estrema compattezza sulla sponda del Sì: secondo analisi precedenti al voto, ben il 98% degli elettori del partito risultava orientato in favore della riforma.
Anche la Lega arretra, seppur di appena 0,2 punti, fermandosi al 6,3%, mentre Forza Italia guadagna 0,2 punti e sale all’8,9%. Nel complesso, il centrodestra perde mezzo punto e scende al 44,6%. La dinamica interna alla coalizione di governo segnala una redistribuzione dei consensi a vantaggio del partito di Tajani, da sempre più tiepido sulla riforma e storicamente distante dalle posizioni più identitarie del blocco meloniano.
Crescono M5S e Pd, stabile AVS
Sul versante opposto, il principale beneficiario del clima post-referendario è il Movimento 5 Stelle, che registra la crescita più marcata dell’intera rilevazione con un incremento di 0,8 punti percentuali, portandosi al 13,2%. Il partito guidato da Giuseppe Conte aveva investito molto nella campagna per il No, e i dati sembrano premiare quella strategia almeno in termini di consenso immediato. Il Partito Democratico di Elly Schlein avanza più cautamente, guadagnando 0,2 punti e attestandosi al 21,8%, un segnale di stabilità più che di rimonta.
Alleanza Verdi-Sinistra rimane stabile al 6,7%, confermandosi al di sopra della Lega per la prima volta in modo consolidato, mentre Italia Viva non si muove e resta al 2,2% e +Europa perde un decimale posizionandosi all’1,5%. Il risultato aggregato del campo largo, pari al 45,4% con un incremento di 0,9 punti, è dunque trainato quasi esclusivamente dal M5S, che si conferma come la forza più dinamica del perimetro di centrosinistra allargato.
Fuori dalle coalizioni: Futuro Nazionale e Azione
Al di fuori dei due poli principali si registrano movimenti significativi. Futuro Nazionale, il partito fondato dall’europarlamentare Roberto Vannacci, guadagna 0,4 punti e sale al 3,6%, consolidandosi come quarta forza dello scenario politico italiano e confermando una traiettoria di crescita costante sin dal suo esordio nelle rilevazioni nazionali. Il partito, collocato a destra del centrodestra ma fuori dalla coalizione governativa, sembra intercettare una quota di elettori delusi dall’esito referendario e dalla gestione politica del governo.
Azione di Carlo Calenda perde invece 0,3 punti e scende al 3,0%, mantenendosi tuttavia sopra la soglia psicologica del 3%, mentre Noi Moderati, non rilevato da Youtrend ma presente nella media complessiva, cresce di un decimale all’1,2%. Le forze centriste extrapolo restano dunque frammentate e con scarsa capacità di incidere sugli equilibri complessivi del quadro politico nazionale.
Una media ponderata in un momento di transizione
La Supermedia AGI/Youtrend è una media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto, elaborata considerando le rilevazioni degli istituti Eumetra, Noto, SWG e Youtrend. Gli stessi curatori della Supermedia segnalano che il numero di rilevazioni disponibili è ancora limitato, poiché durante le due settimane precedenti al referendum quasi nessun istituto aveva pubblicato dati sulle intenzioni di voto ai partiti, nel rispetto del tradizionale blackout preelettorale. Ciò rende la lettura dei dati parzialmente più incerta, pur non invalidando le tendenze rilevate.
La consultazione referendaria ha inoltre evidenziato dinamiche territoriali di particolare interesse per il futuro assetto politico del Paese: secondo l’analisi di Youtrend, la netta vittoria del No nel Meridione – letta come espressione di “malcontento e sofferenza sociale ed economica” – rappresenta sia un potenziale bacino di espansione per il centrosinistra sia un segnale di allarme per una coalizione di governo che tradizionalmente vanta consensi più solidi in quelle aree. Sempre secondo l’analisi post-voto, quasi cinque milioni di voti contrari alla riforma non provenivano dagli elettori del campo largo, segno che il No ha intercettato un consenso trasversale ben oltre i confini dell’opposizione organizzata.
- Fratelli d’Italia: 28,2% (-0,6%)
- Partito Democratico: 21,8% (+0,2%)
- Movimento 5 Stelle: 13,2% (+0,8%)
- Forza Italia: 8,9% (+0,2%)
- Alleanza Verdi Sinistra: 6,7% (=)
- Lega: 6,3% (-0,2%)
- Futuro Nazionale: 3,6% (+0,4%)
- Azione: 3,0% (-0,3%)
- Italia Viva: 2,2% (=)
- +Europa: 1,5% (-0,1%)
- Noi Moderati: 1,2% (+0,1%)
Il quadro complessivo che emerge dalla prima Supermedia post-referendaria è quello di un sistema politico in movimento, con il centrodestra che registra la prima significativa flessione aggregata dopo mesi di stabilità e un campo largo che, pur ancora lontano da una piena coesione programmatica, appare per la prima volta in vantaggio numerico rispetto alla coalizione di governo. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
