Il Fatto Quotidiano si trova di fronte a una delle fasi più delicate della sua storia editoriale. Il 3 aprile 2026, l’assemblea di redazione del quotidiano fondato da Antonio Padellaro e Marco Travaglio ha diffuso un comunicato pubblico — pubblicato anche dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI) — in cui denuncia apertamente le criticità economiche e organizzative che gravano sulla testata, chiedendo alla direzione e all’azienda un coinvolgimento diretto dei giornalisti nella definizione della strategia futura.
Il documento dell’assemblea non lascia spazio a interpretazioni ambigue: «Gli ultimi bilanci si sono chiusi in perdita, solo marginalmente per i minori ricavi del settore editoriale, che vale tuttora due terzi del fatturato. La diversificazione delle attività non ha finora garantito i margini necessari». Si tratta di un’ammissione che fotografa con precisione la condizione di un editore che, pur mantenendo una base di lettori affezionata e in crescita sul digitale, non è riuscito a compensare attraverso nuove linee di business il declino strutturale del comparto cartaceo.
La crisi dell’edicola e la sfida digitale
Il contesto in cui si inserisce la vicenda del Fatto Quotidiano è quello, ormai ben noto, della crisi generalizzata dell’editoria italiana a stampa, che da anni assiste a un inesorabile calo delle vendite in edicola e a una trasformazione profonda delle abitudini di consumo dell’informazione. L’azienda ha risposto a questa pressione riducendo la foliazione del giornale cartaceo e presentando, insieme alla direzione, un piano di sviluppo digitale con l’obiettivo dichiarato di raggiungere quota 100 mila abbonati partner, una soglia che, secondo quanto comunicato ai redattori, garantirebbe la sostenibilità economica della testata a fronte della transizione dal modello edicola a quello degli abbonamenti digitali. Tuttavia, la redazione segnala che questo traguardo è ancora lontano dall’essere raggiunto e che, nel frattempo, i conti continuano a non tornare.
L’assemblea riconosce un elemento positivo: la crescita degli abbonati digitali e delle copie digitali è definita «un’ottima notizia», in controtendenza rispetto a larga parte del settore, e viene interpretata come una conferma dell’attaccamento della comunità di lettori e del riconoscimento del lavoro svolto da un giornale che si definisce «fieramente indipendente». Ma, si legge nel comunicato, «purtroppo non basta»: la crescita degli abbonamenti non è sufficiente a coprire le perdite accumulate, né a finanziare una strategia espansiva credibile nel medio termine.
La denuncia organizzativa: decisioni prese senza la redazione
Accanto alle preoccupazioni di natura finanziaria, il comunicato solleva un tema di governance interna che rivela tensioni significative tra la proprietà-direzione e il corpo redazionale. I giornalisti scrivono di aver «appreso solo all’ultimo di decisioni che riguardano la vita e l’immagine del giornale», una circostanza definita «non accettabile», anche richiamando esplicitamente le norme contrattuali che impongono comunicazioni preventive al Comitato di redazione. Si tratta di un richiamo formale, ma dal peso politico considerevole: la redazione sta dicendo pubblicamente che l’azienda ha agito in modo unilaterale su scelte che avrebbero richiesto un confronto preventivo con i rappresentanti dei lavoratori.
I redattori lamentano inoltre che l’organizzazione del lavoro sia ancora vincolata a una «anacroniistica divisione in due redazioni» — una per la carta, una per il web — che solo molto lentamente sta venendo superata, nonostante le sollecitazioni portate avanti da anni. A ciò si aggiunge la richiesta di «politiche di prezzo coerenti» e di «una coraggiosa strategia espansiva», elementi che indicano come la redazione percepisca una certa ambiguità o timidezza nella visione editoriale complessiva dell’azienda.
La richiesta: un tavolo di lavoro ex articolo 34
La parte conclusiva del comunicato è quella più operativa e formalmente rilevante. I giornalisti del Fatto Quotidiano chiedono alla direzione e all’azienda due cose precise: in primo luogo, che venga dettagliata la strategia per l’integrazione digitale, finora presentata in termini generici; in secondo luogo, che venga istituito un tavolo di lavoro ai sensi dell’articolo 34 del Contratto nazionale di lavoro giornalistico, che prevede espressamente il coinvolgimento dei giornalisti nelle decisioni che riguardano la struttura e le prospettive della testata. La scelta di invocare questo strumento contrattuale non è casuale: l’articolo 34 rappresenta uno degli istituti di partecipazione più significativi del CNLG e la sua citazione esplicita segnala che la redazione intende muoversi sul terreno del diritto, non solo su quello della buona volontà.
Un problema di settore, non solo aziendale
Il caso del Fatto Quotidiano si inserisce in un quadro di crisi strutturale che investe l’intero comparto editoriale italiano. La transizione verso il digitale, l’erosione dei ricavi pubblicitari tradizionali, il crollo delle vendite in edicola e la difficoltà di monetizzare l’informazione online sono fenomeni che accomunano praticamente tutte le testate del Paese, dai grandi gruppi editoriali ai giornali di nicchia. Il Fatto Quotidiano, che ha costruito la propria identità editoriale sull’indipendenza da grandi gruppi industriali e finanziari, si trova oggi a fare i conti con la dura realtà del mercato, senza la rete di protezione che altri editori possono vantare grazie alle sinergie con conglomerati più ampi o a sussidi indiretti.
Il comunicato dell’assemblea di redazione arriva peraltro in un momento in cui il giornale è impegnato su più fronti: dopo il protagonismo nell’informazione sul referendum sulla Giustizia, citato nel testo stesso del comunicato come uno degli ultimi grandi momenti di mobilitazione della testata, la redazione guarda avanti con una certa preoccupazione, consapevole che il modello su cui il giornale è stato costruito — fortemente dipendente dalla carta stampata e dalla fedeltà di una comunità di lettori militanti — richiede oggi un aggiornamento profondo per sopravvivere nell’ecosistema informativo contemporaneo.
La posta in gioco
La soglia dei 100 mila abbonati partner indicata dall’azienda come obiettivo di stabilizzazione rappresenta un banco di prova cruciale. Raggiungerla significherebbe garantire al giornale una base di entrate ricorrenti capace di compensare il declino dell’edicola e di finanziare il rilancio digitale; mancarlo vorrebbe dire dover ricorrere a misure più drastiche, che potrebbero includere ulteriori tagli alla struttura editoriale o, nel peggiore degli scenari, una ricapitalizzazione o una ricerca di nuovi investitori. La redazione, pur dichiarandosi «consapevole delle potenzialità del giornale e del suo ruolo pubblico», non nasconde che il tempo a disposizione per invertire la rotta non sia illimitato, e che le scelte dei prossimi mesi saranno determinanti per il futuro di una delle voci più riconoscibili del giornalismo italiano. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
