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Crisi carburante, scattano prime restrizioni negli aeroporti italiani

Air Bp Italia ha emesso un Notam che limita le forniture di jet fuel in quattro scali italiani fino al 9 aprile a causa della crisi energetica legata al conflitto in Medio Oriente.

Quattro aeroporti italiani — Milano Linate, Bologna, Venezia e Treviso — sono soggetti a restrizioni nel rifornimento di carburante per aerei a causa della crisi energetica innescata dal conflitto in Medio Oriente. Le limitazioni, valide almeno fino al 9 aprile, sono state comunicate tramite un Notam, il bollettino aeronautico ufficiale rivolto alle compagnie aeree, emesso da Air Bp Italia, uno dei principali operatori nel settore dei carburanti per l’aviazione.

Secondo il documento, la priorità nelle forniture sarà garantita ai voli ambulanza, ai voli di Stato e ai voli con durata superiore alle tre ore. Per tutte le altre categorie di voli è prevista una distribuzione contingentata: 2.000 litri a Bologna e Venezia, 2.500 litri a Treviso. Per l’aeroporto di Linate sono state segnalate restrizioni senza però indicare un tetto quantitativo esplicito.

La situazione più critica riguarda lo scalo di Venezia, per il quale il Notam raccomanda esplicitamente ai piloti di effettuare il rifornimento prima dell’atterraggio. Gli altri principali aeroporti italiani non risultano al momento coinvolti da segnalazioni analoghe.

Il Notam di Air Bp Italia non cita direttamente le cause geopolitiche, ma il contesto è chiaro: dalla fine di febbraio il conflitto tra Iran e le forze di Israele e Stati Uniti ha determinato un blocco quasi totale dello Stretto di Hormuz, la rotta marittima strategica attraverso cui transitano le navi cisterna che riforniscono di petrolio il resto del mondo.

Le conseguenze per il settore aereo europeo potrebbero essere significative. L’Associazione Internazionale del Trasporto Aereo (IATA) ha stimato che tra il 25 e il 30% della domanda europea di carburante per aerei proviene dall’area del Golfo Persico, rendendo il continente particolarmente vulnerabile agli effetti dell’instabilità regionale.

Michael O’Leary, amministratore delegato di Ryanair, ha dichiarato che è potenzialmente a rischio il 25% delle scorte della compagnia. “Se la guerra finisse e lo Stretto di Hormuz venisse riaperto entro la metà o la fine di aprile, non ci sarebbero rischi per le forniture”, ha spiegato O’Leary, aggiungendo: “Ma se, invece, la guerra continua e le interruzioni delle forniture persistono, riteniamo che ci sia un rischio ragionevole che una piccola percentuale, forse il 10%, il 20% o il 25% delle nostre forniture possa essere a rischio nel periodo compreso tra maggio e giugno.” Il manager ha anticipato che tutte le compagnie aeree trasferiranno i costi aggiuntivi sui biglietti, con aumenti attesi dopo Pasqua e nel corso dell’estate.

Anche Lufthansa ha avvertito di possibili colli di bottiglia nella disponibilità di carburante qualora il conflitto dovesse prolungarsi. La responsabile del settore tecnologia e IT del gruppo tedesco, Grazia Vittadini, in un’intervista al quotidiano Die Welt, ha riferito che “ci sono già difficoltà in alcuni scali in Asia”, precisando che Lufthansa si è in parte tutelata tramite contratti derivati per l’80% del fabbisogno 2026, ma che le tensioni sui prezzi hanno comunque un impatto sul gruppo. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!