Il Giappone imprime una svolta restrittiva alla propria politica sulla cittadinanza, introducendo dal 1° aprile nuove linee guida che rendono sensibilmente più complesso il percorso di naturalizzazione per i cittadini stranieri. La decisione, formalizzata dal Ministero della Giustizia, segna un cambio di passo significativo in un Paese storicamente cauto nell’apertura verso l’immigrazione e fortemente orientato alla coesione sociale.
Le nuove disposizioni stabiliscono requisiti più stringenti e articolati. Tra questi, l’estensione del periodo minimo di residenza continuativa fino a 10 anni rappresenta uno degli elementi più rilevanti. A ciò si aggiunge l’obbligo di presentare almeno 5 anni di dichiarazioni fiscali prive di irregolarità e la dimostrazione di un contributo effettivo ai sistemi di assicurazione sociale per un periodo compreso tra 2 e 3 anni. Si tratta di criteri che mirano a verificare non solo la stabilità economica dei richiedenti, ma anche il loro grado di partecipazione al sistema pubblico giapponese.
Un ulteriore aspetto centrale riguarda l’integrazione linguistica e culturale. I candidati alla cittadinanza dovranno dimostrare competenze di base nella lingua giapponese, ritenute essenziali per la vita quotidiana e per una piena partecipazione alla società. Resta inoltre confermato uno dei capisaldi della normativa nipponica: l’obbligo di rinuncia alla cittadinanza originaria, in quanto il Giappone non riconosce la doppia cittadinanza per gli adulti.
Le modifiche avvicinano in modo sostanziale i criteri di naturalizzazione a quelli già previsti per l’ottenimento della residenza permanente, evidenziando la volontà del governo di rafforzare la coerenza tra i due percorsi e di garantire una più profonda integrazione sociale dei nuovi cittadini. Tuttavia, il Ministero ha previsto margini di flessibilità per casi eccezionali, riservando deroghe a coloro che abbiano apportato contributi particolarmente rilevanti al Paese.
Le nuove regole avranno un impatto immediato e si applicheranno anche alle domande già presentate, introducendo un elemento di retroattività che potrebbe incidere su numerose pratiche in corso. La stretta normativa si inserisce nel solco tracciato dal primo ministro Sanae Takaichi, che lo scorso novembre aveva incaricato il ministro della Giustizia Hiroshi Hiraguchi di rivedere e rafforzare i criteri per l’acquisizione della nazionalità, giudicati fino ad allora eccessivamente permissivi.
Alla base della riforma resta l’impianto tradizionale della legge sulla cittadinanza giapponese, che richiede buona condotta, stabilità economica e un adeguato livello di integrazione nella società, inclusa la capacità di utilizzare la lingua nella vita quotidiana. Secondo il Ministero della Giustizia, l’allungamento del periodo di residenza rappresenta uno strumento fondamentale per assicurare una maggiore compatibilità dei richiedenti con il contesto sociale e culturale del Paese, in un equilibrio delicato tra apertura e preservazione dell’identità nazionale. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
