L’identità editoriale costruita negli anni da La7 rappresenta al tempo stesso un punto di forza e un potenziale limite. A metterlo in evidenza è Enrico Mentana, direttore del Tg La7, intervenuto al Festival della Tv di Dogliani durante la giornata conclusiva della quindicesima edizione, con un’analisi che intreccia ascolti, pluralismo e scenari politici futuri.
Secondo Mentana, l’emittente ha saputo intercettare con efficacia un pubblico ben definito, fidelizzandolo attraverso una linea editoriale riconoscibile e una programmazione spesso caratterizzata da voci critiche nei confronti dell’attuale esecutivo. Una scelta che ha premiato in termini di share, ma che potrebbe esporre la rete a una trasformazione percepita nel caso di un mutamento degli equilibri politici. “Il rischio è che se dovesse vincere il centrosinistra La7 diventi una tv di governo”, ha affermato il direttore del telegiornale.
Mentana ha comunque riconosciuto i meriti della gestione editoriale e imprenditoriale della rete, sottolineando la crescita costante degli ascolti. “Chi guida La7 è stato bravissimo. Bravissimo Cairo, bravo il direttore Salerno, bravi i conduttori che hanno portato la rete a livelli di ascolto molto alti. Tutti i programmi serali di La7 hanno però la stessa impostazione, lo stesso orientamento, gli stessi ospiti. Nell’ultimo anno solare hanno ospitato almeno un centinaio di volte Schlein e Conte, due volte Crosetto, 40 Bocchino. Mi verrebbe da dire “Vieni avanti Bocchino”. Questo asseconda quello che il telespettatore di La7 vuole vedere e sentire. Ma un elettore del centrodestra non può guardare i programmi di La7 sentendosi a casa: non vedo più programmi in cui tutti gli ospiti si sentono a casa, qui uno si sente a casa e l’altro in trasferta, uno in poltrona e l’altro sui carboni ardenti. Da nessuna altra parte è tutto così netto e marcato. È evidente che si è voluto fare di La7 una nuova Rai3 senza però che esistano una nuova Rai2 e una nuova Rai1″.
La7 è una rete anti-Meloni? La risposta del direttore del TgLa7 intervistato da Mia Ceran al Festival della tv di Dogliani pic.twitter.com/Ur4XEbUULF
— giovanni mercadante (@giuvannuzzo) May 31, 2026
Parole che arrivano a breve distanza dalle dichiarazioni dell’editore Urbano Cairo, che proprio a Dogliani aveva descritto La7 come una rete oggi più moderata rispetto al passato, segnato dalla presenza di figure come Michele Santoro e Gad Lerner, mentre oggi il palinsesto vede protagonisti Corrado Augias e Aldo Cazzullo. Una lettura che Mentana non condivide pienamente, pur riconoscendo l’evoluzione del contesto editoriale. “È vero, quando Cairo è arrivato c’erano Lerner e Santoro, ma c’erano anche altre voci”, ha osservato, rivendicando al contempo l’autonomia della propria direzione giornalistica: “Io non do pagelle, se Meloni ha ragione ce l’ha e basta. La mia missione è raccontare la realtà nel modo più rigoroso possibile”.
L’intervento del direttore del Tg La7 si inserisce in una riflessione più ampia sullo stato del sistema mediatico contemporaneo, sempre più segnato da dinamiche di polarizzazione. Mentana ha denunciato una progressiva riduzione degli spazi di confronto equilibrato, sostituiti da una contrapposizione rigida che rispecchia le logiche dei social network. “Si asseconda lo spirito dei social network, una logica binaria terrificante: o è bianco o è nero, o hai torto o hai ragione, o sei un nemico o hai sempre ragione”, ha spiegato, evidenziando i rischi per la qualità del dibattito pubblico.
Una deriva che, secondo il giornalista, incide direttamente sulla funzione stessa dell’informazione, trasformando il giornalismo da strumento di analisi e comprensione in una forma di appartenenza. Il nodo, nel caso di La7, resta quello dell’equilibrio tra identità editoriale e pluralismo, in un contesto politico e mediatico in continua evoluzione. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
