L’esperienza di Amadeus sul Nove sembra avviarsi verso un epilogo anticipato rispetto alle ambizioni iniziali. A poco più di un anno dalla firma del contratto quadriennale con il gruppo Warner Discovery, il conduttore e l’azienda starebbero lavorando a una exit strategy condivisa, segnale evidente di un progetto che non ha mantenuto le promesse sul piano degli ascolti e dell’impatto editoriale.
A riferirlo è l’Adnkronos, secondo cui le parti sarebbero impegnate in queste settimane nella definizione di una separazione consensuale, con circa due anni di anticipo rispetto alla naturale scadenza dell’accordo siglato nella primavera del 2024. Un’ipotesi che riflette le difficoltà incontrate nel consolidare il progetto editoriale costruito attorno al conduttore.
Il passaggio dell’ex volto simbolo di Rai1 al canale generalista del gruppo americano era stato presentato come una delle operazioni televisive più rilevanti degli ultimi anni. Dopo il ciclo trionfale al Festival di Sanremo, Amadeus rappresentava una scommessa forte per Discovery, chiamata a rafforzare l’identità del Nove e a competere più incisivamente nel mercato generalista. Tuttavia, i risultati ottenuti dai programmi affidati al conduttore non hanno raggiunto le aspettative, né in termini di share né sotto il profilo della raccolta pubblicitaria.
Format come “La Corrida”, “Like a Star” e più recentemente “The Cage”, conclusosi il 29 maggio, hanno evidenziato una difficoltà strutturale nel replicare il successo costruito negli anni in Rai. Un dato che alimenta una riflessione più ampia: il valore di Amadeus come conduttore appare fortemente legato al “contenitore” editoriale della tv pubblica, capace di amplificare e sostenere la sua proposta. Fuori da quel contesto, privo di un format distintivo e di una rete con la stessa forza distributiva e identitaria, il suo posizionamento si è rivelato più fragile.
Le conseguenze si misurano anche sul piano economico. Secondo indiscrezioni raccolte tra gli addetti ai lavori, il mancato raggiungimento degli obiettivi di share previsti nei contratti pubblicitari avrebbe comportato rimborsi significativi agli inserzionisti, con un impatto complessivo stimato intorno ai 15 milioni di euro. Una cifra che contribuisce a spiegare perché anche ai vertici di Discovery non vi sarebbe particolare resistenza a una separazione anticipata, nonostante l’onerosità dell’accordo.
In questo contesto si inserisce il riavvicinamento, almeno simbolico, alla Rai. La recente partecipazione di Amadeus al programma radiofonico di Fiorello su Radio2, riportata ancora dall’Adnkronos, ha assunto il valore di un segnale mediatico. La gag dell'”ospite sgradito” e la serenata sulle note di “Non amarmi”, con riferimenti espliciti al desiderio di superare i “muri” di Viale Mazzini, sono state lette come un’apertura verso il servizio pubblico.
Il ruolo di Fiorello, in questa fase, potrebbe rivelarsi determinante. Il sodalizio tra i due ha già dimostrato in passato una forte efficacia televisiva e non è escluso che possa diventare un elemento chiave in eventuali strategie future, fino all’ipotesi – ancora prematura – di un coinvolgimento congiunto in eventi di primo piano come il Festival di Sanremo 2027.
Resta però da chiarire la tempistica. Dai vertici Rai, almeno ufficialmente, non emergono segnali di un rientro imminente di Amadeus nei palinsesti della prossima stagione. Più probabile, allo stato attuale, è uno scenario in cui il conduttore valuti con attenzione le prossime mosse, in attesa che maturino condizioni più favorevoli per un eventuale ritorno.
La parabola recente di Amadeus si inserisce in una dinamica già vista nella storia della televisione italiana: il trasferimento di grandi nomi da una rete all’altra non sempre garantisce il successo, soprattutto quando manca una perfetta integrazione tra talento, formato e identità di rete. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
