Per sedici anni Enrico Mentana è stato il volto del Tg La7 e delle sue maratone elettorali. Ora il contratto in scadenza a dicembre rende concreta una domanda che circola da mesi: il direttore resterà nella rete di Urbano Cairo? Una nuova indiscrezione indica per lui un ruolo di primo piano altrove, ma per capire quanto sia solida bisogna partire dalle parole dei protagonisti e distinguere ciò che è stato dichiarato dagli scenari ancora da verificare.
La questione è emersa pubblicamente durante l’estate. Al Festival della Tv di Dogliani, Mentana ha criticato il profilo editoriale di La7, descrivendola come una rete nella quale i programmi di approfondimento tendono ad avere impostazione, orientamento e ospiti simili. Il giornalista l’ha definita la nuova Rai3 e ha osservato che, a suo giudizio, un elettore di centrodestra difficilmente può sentirsi rappresentato guardandola. A Cortina d’Ampezzo, durante la rassegna Una Montagna di Libri, ha poi collegato quel ragionamento al proprio futuro: «Ci sono due possibilità. O su La7 si apre per fare qualcosa che possa essere visto da tutti, o penso che posso pure fare altro». Era la descrizione di una scelta ancora aperta, non l’annuncio di un addio.
Anche Cairo ha evitato di presentare il rinnovo come una formalità. Alla presentazione dei palinsesti, l’8 luglio, ha ricordato che il contratto scade a dicembre e che un’intesa richiede un nuovo accordo. Il 15 settembre, a margine del Premio Cairo, ha ribadito la propria stima per Mentana, aggiungendo che per proseguire «deve esserci la voglia da ambo le parti». Sulla linea della rete, però, l’editore ha mantenuto una posizione ferma: lascia ai conduttori libertà nella scelta delle domande e degli ospiti, respinge l’idea che le trasmissioni siano schierate e ritiene che l’identità di La7 debba essere preservata. Ha aperto alla possibilità di inserire voci con punti di vista diversi, senza prospettare una trasformazione complessiva del canale. È su questo punto, oltre che sul contratto, che le posizioni pubbliche di Cairo e Mentana restano distanti.
La novità riportata oggi, 29 settembre, da Affaritaliani riguarda il possibile sbocco di questa situazione. Secondo una ricostruzione basata su fonti del settore interpellate dalla testata, Mentana starebbe aspettando una mossa di Cairo e non sarebbe esclusa una separazione consensuale. In quel caso potrebbe tornare a Mediaset con un incarico alla guida dell’informazione del gruppo, prendendo il posto di Mauro Crippa. Sempre secondo Affaritaliani, Marina e Pier Silvio Berlusconi vedrebbero favorevolmente il ritorno del giornalista, anche in vista della stagione che porterà alle elezioni politiche del 2027. Si tratta di un retroscena attribuito a fonti anonime: non equivale a una trattativa conclusa, a una nomina o alla conferma che Crippa lascerà il proprio ruolo.
L’ipotesi Mediaset ha una ragione professionale evidente. Mentana ha fondato il Tg5, lo ha diretto dal 1992 al 2004 e ha lasciato il gruppo nel 2009. Pier Silvio Berlusconi, interrogato sul suo futuro durante la presentazione dei palinsesti Mediaset dell’8 luglio, ha ricordato il peso del giornalista nella storia dell’azienda ed espresso stima e affetto nei suoi confronti. Ha detto che Mentana «ha sempre le porte aperte, se c’è progetto che coincide con quello che possiamo fare e che lui vuole fare». La condizione contenuta in quelle parole è decisiva: la disponibilità a valutare un progetto non conferma che sia stata avanzata un’offerta per guidare l’intera informazione del gruppo.
Le voci su quel possibile ritorno, inoltre, precedono l’articolo di oggi. La Stampa ne scriveva già il 3 settembre, mentre Fanpage.it, raccogliendo indicazioni da ambienti Mediaset nelle settimane successive, aveva riferito di riscontri contrari all’ipotesi di un ingresso di Mentana nell’attuale assetto dell’azienda. La stessa testata ha seguito un altro scenario, quello di un progetto digitale dedicato alle notizie nell’orbita Gedi, precisando che neppure per questa strada esisteva un’ufficialità. Le ricostruzioni disponibili, dunque, non convergono su una destinazione certa. Affaritaliani aggiunge oggi dettagli specifici sul ruolo Mediaset, ma la decisione del giornalista e quella delle aziende coinvolte non sono state annunciate.
Anche il futuro del Tg La7 resta nel campo delle ipotesi. Affaritaliani prospetta per Aldo Cazzullo un ruolo da volto centrale della rete nelle serate evento e negli appuntamenti speciali, comprese le maratone elettorali, mentre la direzione della testata potrebbe andare a un giornalista interno oppure esterno. Fanpage.it ha indicato Antonio Di Bella tra i nomi presi in considerazione per la direzione del telegiornale. Sono due funzioni diverse, la conduzione degli eventi e la guida del Tg, e nessuna delle assegnazioni è stata confermata da La7. La necessità di immaginare una successione mostra quanto sarebbe rilevante un eventuale addio: Mentana dirige il telegiornale dal 2010 e la sua presenza è legata anche al modo in cui la rete racconta le grandi notti elettorali.
Il confronto sulla linea editoriale, intanto, coinvolge anche altri volti del canale. In una recente intervista a Fanpage.it, Luca Telese, conduttore di In Onda con Marianna Aprile, ha contestato il giudizio di Mentana secondo cui La7 sarebbe una televisione anti-Meloni. Telese ha ricordato la presenza nel suo programma di ospiti e giornalisti vicini alla destra e ha rivendicato la libertà di criticare le proposte politiche indipendentemente da chi le presenti. È una risposta che rende visibile il nodo della vicenda: Mentana chiede una rete capace di parlare a un pubblico politicamente più ampio; Cairo e alcuni conduttori sostengono che l’attuale spazio di confronto consenta già di farlo. La scadenza di dicembre dirà se queste posizioni potranno convivere in un nuovo accordo. Fino ad allora, il possibile incarico a Mediaset resta una notizia da attribuire ad Affaritaliani, non un trasferimento acquisito. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
